Ride e i suoi creatori: il cinema italiano si fa pop e ipercinetico

Abbiamo incontrato a Roma Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, sceneggiatori del folle e ipercinetico Ride, in arrivo in sala il 6 settembre.

intervista Ride e i suoi creatori: il cinema italiano si fa pop e ipercinetico
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Quante volte, nell'ultimo decennio, abbiamo accusato il cinema italiano di immobilità? Fermo su stantie commedie in grado di lasciare poco o nulla al pubblico, sempre più affezionato a produzioni internazionali? Ebbene le cose stanno cambiando profondamente, come ci raccontano gli esperimenti Monolith o il recente The End? L'Inferno è fuori, horror tutto nostrano ambientato in una spettrale e infetta Roma.
Nella nostra industria si stanno infatti facendo largo nuove leve, capaci di portare aria pulita e contenuti innovativi, come Fabio Guaglione e Fabio Resinaro. I promettenti registi di Mine stanno per tornare al cinema in veste di sceneggiatori e non solo, hanno infatti sviluppato, supervisionato e montato Ride, un'opera pop come nel nostro Paese non se n'erano ancora mai viste.
Ne parleremo in maniera più approfondita nella nostra recensione, vi basti sapere però che i due scrittori, insieme a Marco Sani (sceneggiatore aggiunto) e Jacopo Rondinelli (regista), hanno realizzato un film fuori da qualsiasi schema, attingendo in modo funzionale all'attuale mondo dei social network, di YouTube, dei reality show, raccontando - tramite una folle corsa su due ruote - quanto la società dell'apparenza abbia ingoiato le nostre vite, tendendone i fili. Abbiamo incontrato gli autori del film alla Casa del Cinema di Roma, questo è ciò che ci hanno raccontato, partendo da Fabio&Fabio.

Campi di battaglia

Siete passati dai due soldati di Mine a due rider sfrenati, che ricordano moltissimo i Player 1 e 2 dei videogiochi anni '80 e '90, com'è nata l'idea? È cambiato lo scenario ma la guerra è rimasta identica? Anche il mondo odierno, fatto di like e visualizzazioni, è un campo di battaglia?
In realtà siamo passati dall'immobilità totale dei due personaggi di Mine al movimento continuo dei protagonisti di Ride, con la mina che questa volte ha le sembianze di Clara (personaggio femminile estremamente ambiguo di Ride, ndr). In entrambi i film si affrontano storie di sopravvivenza, i personaggi all'inizio sono schiacciati da condizioni opprimenti da cui devono tirarsi fuori, poi è il viaggio che li segnerà, che gli farà capire come vogliono vivere.
Oltre a essere degli ottimi registi siete anche sceneggiatori, montatori, produttori, scenografi, esperti di effetti visivi, siete insomma ciò che possiamo pienamente definire "autori". Ma cos'è per voi il cinema d'autore? Un genere, uno stato mentale o una condizione "materiale", legata al talento di chi firma le opere?
Non è semplice definire un film "d'autore", bisognerebbe trovare un confine fra cosa lo è e cosa non lo è, ma non si può. Probabilmente basterebbe non utilizzare la parola "autore" che è vuota, fondamentalmente. Di certo non è giusto avere dei preconcetti rispetto al cinema d'intrattenimento, che invece può avere anche dei contenuti.
Possiamo forse dire che è cinema "d'autore" quello che non è figlio di logiche anonime, che ha dietro un regista, degli sceneggiatori che hanno qualcosa da dire a modo loro. Quando al loro posto ci sono dei "tecnici", forse non è cinema d'autore.

Ride è pieno zeppo di riferimenti alla cultura pop e soprattutto ai videogiochi degli ultimi vent'anni, giocate ancora su PC o console?
Purtroppo non abbiamo molto tempo, se ne avessimo giocheremmo sicuramente di più, non solo ai titoli nuovi ma anche quelli storici, pensiamo alla saga di Resident Evil per esempio...

Questo vostro ultimo lavoro è davvero "esagerato", a 360 gradi: è pieno di grafiche, ha un montaggio frenetico, inquadrature da ogni angolazione poiché avete usato almeno 20 GoPro per riprendere i protagonisti e dare un look da found footage. C'è stato un momento in cui, in fase di produzione ma anche in post-produzione, vi siete detti "Non ce la facciamo?"
Certo, fino a ieri (ridono). È stato davvero un progetto pionieristico, abbiamo dovuto girarlo, montarlo, è pieno di effetti speciali, anche quelli che "non si vedono" come rimuovere in digitale parte della troupe finita in campo... abbiamo più di 900 shot di effetti speciali, anche solo gestire questa cosa, in Italia, un Paese che non è abituato a questa industria, è stata un'impresa titanica...

Mettere insieme l'impossibile

Se Fabio&Fabio hanno messo il progetto su carta, a dargli forma e ritmo ci ha pensato Jacopo Rondinelli, che sul set ha gestito una quantità di camere davvero spropositata, per poi affrontare una mole di materiale ed effetti visivi in post-produzione davvero eccezionale per la nostra industria. "È stata una corsa anche per noi, non solo per i personaggi del film. Siamo partiti dagli sport estremi presenti sul web per incastrarli in una storia, anche se abbiamo dovuto reinventare il modo di far regia."
"Gli attori avevano camere montate addosso, era impossibile prevedere alcuni movimenti o certe inquadrature, dovevano essere loro ad aiutarmi. I primi giorni sono stati davvero duri, c'è stato bisogno di calibrarsi un attimo, a fine lavorazione invece si andava avanti per inerzia, in modo automatico. Inoltre abbiamo girato in Trentino in un territorio molto dinamico, un giorno infatti ci siamo svegliati con la neve sui monti, non era affatto prevista ma è stato bellissima averla nel film."

Sotto i riflettori

Ride racconta dunque di due ragazzi spericolati pronti a tutto pur di guadagnare un premio da 250.000 dollari, metafora effimera della modernità, uno di questi è interpretato da Lorenzo Richelmy, chiamato davvero a vestire dei panni insoliti. "Chiaramente siamo stati aiutati da stunt professionisti, non sono Tom Cruise, se avessi fatto io quelle scene probabilmente oggi non sarei qui a raccontarlo. Ci siamo davvero divertiti, l'idea delle GoPro è stata molto particolare, ci ha costretti a usare un linguaggio diverso."

"Spero che il cinema italiano continui su questa onda sperimentale, ne abbiamo davvero bisogno. È stato fantastico avere libertà totale: ci sono molti set in cui sei blindato, ti dicono di non muovere un piede perché tanto non si vedrà nell'inquadratura, qui invece avevamo 80 camere puntate addosso, potevamo davvero fare qualsiasi cosa, improvvisare, dovremmo sempre lavorare così."
Il risultato è dunque un frullato di cultura pop, citazioni videoludiche, acrobazie, violenza inaudita e immagini sfrenate, ma in un'epoca fatta di reboot e sequel, avremo la possibilità di vedere un seguito? "Beh non abbiamo lasciato una porta aperta ma direttamente un portone, in mente abbiamo già diversi film successivi, ma è ancora presto per parlarne. Qualcuno vorrebbe anche una serie TV, ora però pensiamo al grande schermo".

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