Oceania: le rivelazioni della producer Disney, Osnat Shurer

Siamo stati alla presentazione Disney di Oceania, nuovo lungometraggio d'animazione. Ecco cosa ci ha rivelato la produttrice Osnat Shurer

intervista Oceania: le rivelazioni della producer Disney, Osnat Shurer
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Cinque lunghi anni. Ecco quanto è costato Oceania - in termini di tempo e investimento umano - ai registi John Musker, Ron Clements e alla produttrice Osnat Shurer. Una durata spropositata, anche per un lungometraggio d'animazione ad alto budget. Ma a giudicare dallo speech della Shurer, pare ne sia valsa la pena. Abbiamo infatti incontrato la produttrice. Dalla sua voce traspariva la passione, l'orgoglio di chi ha tra le mani una pellicola "bomba" e non vede l'ora di esibirla al grande pubblico. E non parliamo di una principiante alla prima grossa esperienza: Mrs. Shurer ha lavorato per anni alla Pixar, si è occupata di grandi produzioni e ha collaborato con gente tipo Michelangelo Antonioni e Alfonso Cuarón. Ma quali sono le peculiarità di Oceania? Come è stato realizzato il nuovo cartoon Disney ora nelle sale italiane? Ecco cosa ha rivelato, durante il Q&A con la stampa italiana, la produttrice del film.

"Di solito gli animatori evitano le ambientazioni marittime", ha spiegtoa la producer, "perché è molto difficile da riprodurre digitalmente. Ma stavolta è il vero protagonista del film, tanto che sarà presente nell'85% delle sequenze. È stato creato un software apposta, il team degli effetti speciali e quello dei character animators hanno lavorato praticamente assieme. Perché è un elemento naturale, ma al tempo stesso un personaggio vivente, anche se privo di faccia o voce".
E che dire della protagonista? Vaiana ricorda da vicino la Merida vista in Ribelle, film della Pixar. In generale, cosa differenzia le produzioni Disney da quelle Pixar?
"Ci sono persone diverse, che lavorano su idee e progetti differenti", spiega. "Certo entrambe le case sono dirette da John Lassenter e la sua influenza talvolta si nota. Io stessa ho lavorato molti anni alla Pixar e ho capito che ogni film ha una storia a sé stante e il risultato dipende principalmente dalle volontà del regista che lo dirige. Con Merida ci sono analogie, ma Vaiana è unica. Del suo carattere adoro l'equilibrio tra coraggio, forza, ma anche cuore e sensibilità".
E l'uso massiccio di animazione in due dimensioni? Musker e Clements non sono riusciti a farne a meno.

"Esatto, specie per i tatuaggi sulla pelle di Maui. Durante le nostre trasferte in Polinesia, siamo venuti in contatto con quell'arte maori e ne siamo stati rapiti. Così per ricreare i tatuaggi sul corpo del nostro personaggio siamo ricorsi all'animazione tradizionale. Li abbiamo disegnati, per poi mapparli sottopelle. È stata una sfida enorme, perché volevamo che si percepisse la sensazione di inchiostro impresso sotto la cute".
Può dirci qualcosa di più sul contesto storico del film? In Oceania l'ambientazione sembra quasi "fuori dal tempo".
"La storia è ambientata 2000 anni fa. Non sappiamo esattamente come vivessero laggiù a quell'epoca, ma noi abbiamo cercato comunque di studiare tutto nei dettagli. Gli studiosi hanno scoperto che i Polinesiani erano dei grandi viaggiatori e lo sono stati per molto tempo. Poi, senza una spiegazione logica, hanno interrotto di colpo le esplorazioni via mare. Noi raccontiamo proprio questo momento. Ovvio è stato difficile ricostruire un'epoca così antica, perché mancano le prove. Ma stiamo parlando di un film d'intrattenimento e una dose di fantasia è concessa".


E che dire dei Kakamora?
"Non sono noci di cocco antropomorfe, ma esserini misteriosi, ispirati ad animali della mitologia polinesiana. Le noci sono la loro armatura, sono 'carucci', ma le maschere che indossano servono per incutere timore nell'avversario. Non sono cattivi, vivono di espedienti e lottano per ottenere la pietra di cuore verde che Vaiana porta con sé. L'antagonista principale è un altro: si vede nel prologo del film"
.
Infine Osnat Shurer ha sottolineato il grosso lavoro di ricerca, che sta a monte dell'intera produzione di Oceania (qui il trailer del film). "Abbiamo creato un gruppo di studio, l'Ocean Story Trust, per comprendere la cultura del posto". Lei, assieme ai registi si è recata a Fiji, a Samoa, Tahiti e in Nuova Zelanda, per toccare con mano un mondo tanto affascinante quanto lontano. "Ci è rimasta impressa una domanda rivoltaci da un anziano, sull'isola di Mo'orea: 'per anni siamo stati travolti dalla vostra cultura. Per una volta, non potreste farvi travolgere voi, dalla nostra?'"

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