Intervista Non c'è 2 senza te: Intervista al cast

Massimo Cappelli ci racconta la sua nuova commedia insieme ai protagonisti Dino Abbrescia e Fabio Troiano

intervista Non c'è 2 senza te: Intervista al cast
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A quasi dieci anni dalla divertente commedia nuziale Il giorno + bello (2006), che lo vide al fianco di Violante Placido, Fabio Troiano torna a lavorare con il regista Massimo Cappelli in Non c'è 2 senza te, nelle sale cinematografiche a partire dal 5 Febbraio 2015, distribuito da M2 pictures.
Stavolta fa coppia omosessuale con Dino Abbrescia, proponendo un duetto analogo a quello già portato in scena, insieme allo stesso, all'interno di Cado dalle nubi (2009) con Checco Zalone; senza immaginare, però, di perdere improvvisamente la testa per la sexy Belén Rodríguez, ignara della sua natura gay.
Nel cast, oltre a Tosca D'Aquino, la quale concede anima e corpo alla acida vicina di casa dei due protagonisti, abbiamo il piccolo esordiente Samuel Troiano, nipote di Fabio, destinato ad avere compiti non poco importanti all'interno della vicenda, volta a regalare risate ma non priva di parentesi amare.
In occasione dell'arrivo della pellicola nei cinema, abbiamo avuto modo di incontrare a Roma sia il regista che i quattro interpreti principali, i quali ci hanno concesso addirittura due interviste separate per poterci raccontare con abbondanza di ironia il lavoro svolto al fine di rendere al meglio una atipica commedia a tematica omo: trovate la prima di seguito, mentre la seconda a quest'indirizzo.

Due cuori e Cappelli

Come mai sono trascorsi nove anni dal tuo ultimo lungometraggio?
Massimo Cappelli: Mi piace lavorare fondamentalmente su cose scritte da me, faccio questo lavoro principalmente per passione e mi erano state proposte cose che non mi piacevano, ho provato a fare televisione ma non mi ha entusiasmato, quindi abbiamo aspettato il momento giusto per trovare la storia che fosse di nostro gusto. Parlo al plurale perché io e Fabio, ormai, siamo diventati veramente una coppia di fatto, cinematograficamente parlando (ride). Alla fine, questa storia è arrivata e, sostanzialmente, abbiamo anche trovato la possibilità di metterla in piedi, perché occorre qualcuno che te la finanzi.

Il bambino, nel finale, lancia un messaggio importante al pubblico...
Massimo Cappelli: Secondo me la storia tratta di due diversità, quella dello zio e, in qualche modo, quella del bambino, perché, a modo suo, ha problemi a rapportarsi con il suo mondo e, alla fine, c'è una sorta di catarsi organizzata dai due ai danni dei benpensanti e conservatori.

La love story di Dino e Fabio sullo schermo va avanti dal 2009, dai tempi di Cado dalle nubi...
Dino Abbrescia: L'unico modo che abbiamo per vivere la nostra storia omosessuale è fare i film, scappiamo dalle nostre compagne, poi, quando abbiamo finito torniamo da loro, alla solita vita da etero (ride).
Fabio Troiano: L'unica speranza è che il film abbia successo, in modo tale che se ne possa fare un altro (ride).
Dino Abbrescia: Esatto, questa è l'unica speranza, quindi, se volete che la nostra storia d'amore continui fate in modo che tutti vadano a vedere il film (ride).

Nel pressbook leggiamo che Massimo, oltre al regista, fa anche l'avvocato...
Massimo Cappelli: Sì, diciamo che io faccio varie cose, ma, senza voler sminuire nessuno. Secondo me, come nel film viene detto che l'amore vince su tutto, è la passione che vince su tutto, quindi, la cosa migliore è quando riesci a fare le cose dove la passione ti porta. Se riesci a fare le cose che ami, raggiungi un equilibrio, una pace personale.

Quali differenze ed analogie ci sono tra la coppia gay di Cado dalle nubi e quella di questo film?
Fabio Troiano: L'unica cosa che accomuna la coppia di quel film a quella che troviamo in questo sono gli stessi attori, per il resto sono due storie e personaggi differenti.

Come è nata la sceneggiatura di questo film?
Fabio Troiano: Questo nuovo film, poi scritto con Massimo, è nato dal fatto che io e Dino volevamo farne uno nuovo insieme. È trascorso così tanto dalla mia precedente esperienza con Massimo perché, quando fai un film con lui, devi metabolizzare, non sembra ma è pesante (ride).
Massimo Cappelli: Quindi, considerando le nostre età, faremo insieme soltanto altri tre film (ride).

Secondo Massimo il cinema italiano come ha raccontato negli ultimi anni le coppie gay?
Massimo Cappelli: Li ha raccontati sempre con due eccessi diversi, ovvero da un lato attraverso la macchietta, dall'altro tramite una certa pesantezza nell'affrontare il tema. Noi abbiamo cercato di trovare una via di mezzo a questi due modi di raccontare la realtà gay, indulgendo in entrambi le situazioni. Dino, che soffre e rimane nel suo dolore, ha degli eccessi che rasentano la macchietta senza toccarla, mantenendo, però, punte drammatiche molto forti. L'obiettivo è quello di portare una storia con tematiche omosessuali ad un pubblico più largo possibile.

Ci sono lungometraggi sull'argomento che avete tenuto in considerazione? Per esempio, l'inizio del film può far pensare a Priscilla - La regina del deserto...
Massimo Cappelli: Sicuramente, quando abbiamo girato la sequenza iniziale della festa ci sono venute in mente varie cose, tra cui, appunto, Priscilla - La regina del deserto, film che ha sdoganato un po' la figura della drag queen. Quindi, ci è piaciuto fare riferimento a quella atmosfera per cercare di riportarla in un film italiano. In & out è un altro film con tematiche sessuali importanti che rappresentava un altro esempio di riferimento. Non a caso, però, stiamo citando quasi esclusivamente film non italiani; il nostro obiettivo, appunto, era rifarci a filoni americani o europei capaci di raccontare con leggerezza il mondo gay.

Per interpretare i due personaggi vi siete ispirati a qualcuno?
Dino Abbrescia: Io mi sono ispirato a mia madre, donna del sud, molto apprensiva, dedita alla casa, che ama la cucina ed è tradizionalista.
Fabio Troiano: Io, invece, mi sono ispirato a mio padre (ride). No, scherzo, quando crei un personaggio cerchi di prendere da esperienze che hai vissuto o da persone che hai frequentato. Per questo personaggio ho messo quello che mi faceva sorridere di persone omosessuali che io conosco.

La sequenza in cui Fabio vede Belén in tutte le donne che incontra per strada, è un po' un omaggio al momento di Di che segno sei? di Sergio Corbucci in cui Paolo Villaggio vede se stesso in ogni femmina?
Massimo Cappelli: Non ci ho pensato e, comunque, conosco il film, ma il riferimento non è stato quello, più banalmente, se vogliamo, è l'immaginario maschile della suora e della vigilessa, ma anche un certo cinema anni Settanta riguardante le varie Edwige Fenech e Nadia Cassini. È stato molto divertente poter richiamare quel tipo di atmosfera avendo per le mani Belén.

Al di là di Gloria Gaynor, che è immancabile quando si parla di gay al cinema, come avete lavorato sulla colonna sonora?
Massimo Cappelli: Le musiche sono di Jonis Bashir, ma ci sono anche interventi di musica classica, un brano inedito cantato da Belén e, nei titoli di coda, un altro di Chiara Galiazzo. È una colonna sonora molto eterogenea e con un filo conduttore dal sapore sudamericano.

La difficoltà di avere un nipote sul set come è stata?
Fabio Troiano: In realtà è stata un divertimento, nel senso che si era creato un rapporto talmente buono con Dino e Tosca che sul set non mi si filava per niente (ride). Molto bravi loro a fare gruppo, perché lui si è ambientato subito, ma anche Massimo a tenere i fili.

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