Intervista Necropolis: Drew e John Erick Dowdle

Abbiamo incontrato gli autori del nuovo claustrofobico horror ambientato a Parigi per una intervista molto singolare...

intervista Necropolis: Drew e John Erick Dowdle
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Abbiamo incontrato John e Drew Dowdle a San Diego per una intervista molto singolare. Il nuovo film dei registi-sceneggiatori di Devil ci porta nel sottosuolo di Parigi, luogo misterioso per eccellenza spesso raccontato e ammantato di leggenda, per mettere a nudo i pericoli che nasconde il nostro inconscio e quanto letale possa essere confrontarsi con le proprie 'rimozioni'. Necropolis - La città dei morti è un thriller psicologico dalle venature fantastiche che non esaurisce la creatività del duo, già pronto a sorprenderci con tutt'altri brividi... come ci raccontano, a partire dalle catacombe della capitale francese.

Avete girato nelle vere location che mostrate, magari approfittando del Museo delle Fogne di Parigi?
DREW: No, non ci siamo mai stati, ma abbiamo visto delle foto. Ci avevamo pensato, abbiamo anche parlato di girarci qualcosa, magari per l'uscita. Ma poi non lo abbiamo usato. Durante lo scouting abbiamo visitato cosi tanti corridoi e catacombe e tunnel, ogni giorno... Per il resto, è tutto vero!

Claustrofobia

E perché avete scelto di usare ancora la tecnica del 'found footage'?
JOHN: Esteticamente si adattava molto bene a quella location, a quegli spazi. E, a parte questo, anche praticamente sarebbe stato impossibile girare una storia come fosse un film normale, lì sotto. Servivano luci addizionali, non avevamo bagno... Non c'era niente e abbiamo pensato che l'unico modo per girare sarebbe stato in uno stile quasi documentaristico. In qualche modo la forma e la funzione si sono incontrati in quello che ci sembrava l'unico modo di farlo. Realizzare tutto in studio lo avrebbe reso troppo diverso, cosi invece abbiamo fatto la cosa giusta per portare il pubblico in quell'ambientazione.
DREW: ...e a portarci gli attori. Penso davvero che quando cerchi di ricreare uno spazio così particolare e spaventoso, con muri in styrofoam, non ottieni mai la stessa performance. Era davvero difficile stare lì sotto e gli attori non l'hanno apprezzato. Erano a disagio, come se fossero in trappola. E lo erano!

Più della claustrofobia però è il terrore che viene dal proprio vissuto quello che spaventa...
JOHN: Una delle cose più orribili che posso trasmetterti. Qual è la cosa piu strana che hai trovato nel tuo incoscio all'addentrarti in profondità nella tua stessa mente? Ci piaceva giocare con questo tipo di idea e questo tipo di spirito...

Tutti noi abbiamo questi segreti che ci spaventano cosi tanto?
DREW: Direi di sì.
JOHN: È questione di dettagli... Ognuno di noi ha qualcosa che non ha mai detto a nessuno: una cosa, quella cosa. E pesa. Dentro. E finisce con il separare le persone, isolarle, farle sentire sole.
DREW: Volevamo che sentissero anche quel peso sulla propria anima. Che non è necessariamente un peccato, però. Per esempio, a un personaggio è successo qualcosa nell'infanzia, non che abbia fatto niente di male, era un bambino, ma vorrebbe solo essersi comportato in maniera differente in quella situazione... Niente di sbagliato, quindi, o di punibile, ma qualcosa che lo bracca ancora oggi e continua a riaffacciarsi. Qualcosa di più di un profondo rimorso.

E voi? Che segreti avete?
DREW: ...non starai mica registrando?
JOHN: Io ho ucciso un uomo! (ride)

I progetti futuri

In ogni caso, è solo uno step della vostra carriera o questa esperienza ha avuto una qualche funzione catartica?
JOHN: Non è mai solo uno step. Quando passi un anno, un anno e mezzo, due a lavorare su un film, deve esserci qualcosa che ami in esso, altrimenti perché andare a lavorare... pensare alle assicurazioni o cose del genere? C'è un'idea di ricerca, come quella di Scarlet Marlowe alla ricerca della pietra filosofale... Ma lei è convinta che la gente che ama non morirà mai. C'è qualcosa di potente, ma che causa ancora più caos e dolore e c'è molta poesia nella storia, qualcosa che ho trovato davvero molto catartica e profondamente personale.
DREW: L'avevamo fatto anche per Devil, dove avevamo un tema molto simile: l'assoluzione di se stessi dalle cose che ci fanno male. E forse quello che credi di volere non è esattamente quello che desideri. Come ha detto John, trovo molta poesia dentro il guscio dell'intero film.

Peccato che la trilogia delle Night Chronicles, di cui Devil faceva parte, non sia andata avanti... Sapete perché?
JOHN: Perché non ci hanno ingaggiato!
DREW: Ma si sapeva che ci sarebbero stati uno script differente, un altro regista e una storia completamente diversa.
JOHN: Comunque è stato di insegnamento... sembrava che tutti quelli coinvolti volessero fare qualcosa di diverso.
DREW: Si, volevano andare oltre. Ma non con un sequel.

E invece vi siete dedicati lo stesso a qualcosa di differente, con il prossimo The Coup.
DREW: È già finito. L'abbiamo girato lo scorso dicembre e completato la parte sonora in estate.

Son molto curioso, soprattutto di vedere un Owen Wilson molto diverso dal 'bravo ragazzo' cui siamo abituati...
JOHN: È vero, e molto divertente... per quel personaggio volevamo qualcuno che fosse credibile come buon padre di famiglia ma che fosse scioccante vederlo pestare a sangue un uomo. E abbiamo pensato che Owen sarebbe stato fantastico. Sembra il tipo più normale del mondo, non è un superagente o qualcuno che puoi gettare in un film d'azione. Poi magari un giorno lo farà, non so...
DREW: Volevamo che sembrasse un amico, qualcuno che non ti aspetteresti che avesse le capacità o la forza per uscire da certe situazioni. Non un Matt Damon, insomma, che ti aspetti possa essere Jason Bourne e fare certe cose... e volevamo qualcuno che non l'avesse fatto mai. Questo per noi è stato Owen. E lascia davvero a bocca aperta vederlo con i suoi bambini nel film, è un momento che inquieta...

Sembra più horror di questo Necropolis... Forse proprio perché più 'quotidiano'?
JOHN: Entrambi i film sono 'crisis movies', pellicole nelle quali si vivono delle situazioni critiche. Necropolis è più di una fantasia, è una sorta di mondo psicologico, mentre il prossimo è più parte del 'mondo reale'. Potrebbe quasi essere un documentario.
DREW: Ci abbiamo lavorato anche in maniera simile in effetti. E credo che abbiamo ottenuto quel che volevamo: che gli attori sentissero di essere gente reale e in una situazione reale, anche se quello che succede loro ha del soprannaturale. La credibilità della realtà della performance è molto importante per noi. Girando in maniera tanto differente e in location tanto differenti, quanto le storie raccontate, non era facile, ma abbiamo cercato di trovare una grande verosimiglianza in tutti e due i film.
JOHN: E di trovare umanità in entrambe le situazioni... Ci siamo chiesti dove fosse l'umanità, cosa avremmo sentito o cercato di fare, o quale sarebbero state le azioni più logiche da compiere e così ci siamo regolati... Ma sono stati due film talmente diversi che, pur lavorandoci nello stesso momento, non ci siamo mai davvero confusi. Quello è il 'super realistico' e questo il più 'fantastico' in fondo.

Anche se alcune riprese han posto comunque problemi molto pratici, come quelle delle scene acquatiche.....
JOHN: Abbiamo un paio di scene in cui i personaggi vanno sott'acqua, ma era una parte della lavorazione che non sarebbe stato sicuro realizzare nelle vere catacombe. Abbiamo dovuto ricostruire quella sezione per poter far nuotare gli attori sott'acqua. Sarebbe stato troppo freddo altrimenti e non avremmo avuto modo di evitare tutti i rischi. È più importante non uccidere nessuno che fare un buon film! (ride)
DREW: Normalmente non ci pensi, ma nel cuore delle catacombe fa un freddo polare, anche d'estate... Si sarebbero ammalati.
JOHN: Ma è stato eccitante; era la prima volta che giravamo sott'acqua.
DREW: Davvero divertente. Tanto che ci è venuta anche una nuova idea che potremmo usare in un prossimo film... vedremo in futuro!

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