Intervista Monsters University: Davide Pesare

Davide Pesare, Direttore Tecnico del reparto Shading in Pixar, ci racconta la sua esperienza con Mike e Sully

intervista Monsters University: Davide Pesare
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Onestamente ogni volta che si avvicina la possibilità di parlare con uno degli artisti che lavorano in Pixar l’eccitazione (personalissima) sale alle stelle. Si tratterà anche, come molti sostengono, di persone che lavorano in una normalissima azienda, eppure in loro c’è qualcosa di assolutamente magico, percepibile in ogni piega dell’essere: dai magnifici risultati dei film che realizzano alla naturalezza, sempre ricca di entusiasmo, delle chiacchierate che scambiano per lavoro. E così un’intervista con Davide Pesare si trasforma in realtà in un racconto divertente, affabile e ricco di aneddoti che, ancora una volta, sottolinea quanto tutto in Pixar sia un mix apparentemente perfetto di enormi quantità di lavoro, attenzione ai minimi dettagli e amore per quello che si crea.
È una gavetta davvero importante quella di Davide Pesare, che oggi è Direttore Tecnico del reparto shading (quello che si occupa delle ombreggiature) e ingegnere informatico presso i Pixar Animation Studios. Da Happy Feet a due capitoli di Harry Potter, da Toy Story 3 a Il Regno di Ga’Hoole, per finire a Monsters University, il film di cui ci siamo divertiti a parlare insieme.

Dieci anni di mostri...

Gli studi della Pixar tendono a personalizzarsi con l’uscita di ogni film e anche chi lavora al progetto è tenuto a seguire specifici allenamenti. Per Toy Story 3 era stata ricostruita in giardino la casa di Ken e per Ribelle - The Brave ci sono stati i corsi di tiro con l’arco. Ho quasi paura a chiederti che cosa avete dovuto fare per Monsters University.
Più che altro questa è un’attività che riguarda il regista e chi si occupa della storia. Ed è strano perché è una storia ambientata all’università e loro invece non ci sono mai stati all’università. Si sono ritrovati a girare per le università, sono andati a studiare Berkley, non so se hanno seguito anche dei corsi. Però niente feste delle confraternite. Non so se hai visto nel trailer che ci sono delle Olimpiadi dei mostri (i Giochi Annuali dello Spavento, Ndr). Bene per tutti noi sono state organizzate, per festeggiare la fine dei lavori, delle Olimpiadi tra i vari dipartimenti e c’erano un sacco di discipline: tennis, beer pong... È stato divertente.

E ognuno di voi ha dovuto interpretare un mostro?
No, niente mostri!

Se tu potessi essere uno degli studenti della Monsters University, che tipo di mostro saresti?
Eh... bella domanda. Non lo so mica che mostro sarei. Sai cosa? Per questo film abbiamo creato diverse migliaia di mostri e poi per i migliori, che erano comunque decine di migliaia, abbiamo creato molte varianti. E a tutti questi mostri, piuttosto che assegnare un numero, abbiamo dato i nostri nomi. Quindi lì in mezzo c’è un mostro che si chiama Davide.

E Davide che mostro è?
Non me lo ricordo per bene, credo sia un tipo fangoso, viola e con delle gambe molto lunghe. Sicuramente non ci sono peli.

Made in Pixar

Monsters University è un prequel, ma è realizzato molti anni dopo rispetto al primo film e le tecnologie utilizzate sono migliorate tantissimo. Non è stato difficile conciliare, a livello tecnologico, queste due cose?
Non direi. Sai, non stiamo facendo il prequel di Guerre Stellari. In questi anni la tecnologia è andata molto avanti e l’abbiamo sfruttata pienamente nel look delle ambientazioni, che sono molto realistiche. Per i personaggi, invece, ci siamo attenuti al look originale, più stilizzato. Ma nel complesso il mondo di Monsters University è semi-realistico: ci sono i mostri e loro, ovviamente, non sono realistici, ma tutto è trattato esattamente come se lo fosse. Ci sono tanti mostri, tanti nuovi personaggi, tanti esseri pelosi, tantissima erba...

Mi sembra di capire che sia stata questa, quindi, la grande difficoltà di questo progetto: l’enorme quantità di cose presenti in ogni inquadratura.
Il difficile è far stare tutto questo materiale dentro i nostri computer... è illuminarlo. Perché tutto ciò che c’è in questo mondo produce delle ombre e su tutto rimbalza la luce. Bisogna stare molto attenti. Ma è difficile anche dal punto di vista della storia: fare un prequel non è semplice, devi fare in modo che la storia abbia motivo di esistere da sola, che abbia un senso, e in più deve soddisfare le aspettative di chi ha amato il primo film.

In un film di questo genere si potrebbe pensare che non ci siano limiti alla fantasia. Di conseguenza chi li pone i limiti: il reparto della storia o quello tecnico? Vi è mai capitato di rispondere che qualcosa proprio non potevate farla?
Ma no, bisogna sempre spingersi al limite e noi, bisogna dirlo, siamo bravi in quello che facciamo. Dobbiamo provare a realizzare tutte le richieste, sempre. Un modo lo si trova. Il limite per questo film credo sia stato dettato dal look del capitolo precedente. In ogni caso queste scelte non vengono fatte dal dipartimento della storia ma da quello di arte, composto dall’art director e dal direttore della fotografia. In ogni caso non gli abbiamo mai detto di no, anzi... spesso siamo stati noi a chiedergli di poter realizzare qualcosa di più!

Prendete mai nuove leve in Pixar e come le istruite al made in Pixar?
Si, prendiamo gente a fare praticantato in Pixar. Generalmente compilano una application mentre sono ancora a scuola e fanno uno stage interno, per poi tornare a scuola. Lo step successivo è quello di resident, nel quale si ha un contratto per 6 o 12 mesi. Gli si insegna qualsiasi cosa, davvero. Però da 10 resident, alla fine, ne vengono scelti 2 o 4. Non tantissimi.

E qual è la caratteristica principale per essere scelti? Cosa bisogna avere per lavorare in Pixar?
Sicuramente la passione. La verità è che la prima selezione è molto difficile, perché non conosci davvero quelle persone e ti basi solo sui loro risultati scolastici. E prendere i più bravi sulla carta, a volte, si rivela essere una scelta sbagliata. Poi, dopo che ci lavori insieme, impari a conoscerli, a vedere i loro punti di forza, come lavorano, quanto velocemente imparano. Teniamo molto conto dell’iniziativa, delle idee e delle proposte.

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