Intervista Mission: Impossible - Rogue Nation: Simon Pegg

Il mitico Simon Pegg,co-protagonista del quinto episodio dell'adrenalinica saga con protagonista Tom Cruise, ci parla della sua esperienza sul set di Mission: Impossible - Rogue Nation.

Intervista Mission: Impossible - Rogue Nation: Simon Pegg
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L'agente segreto Ethan Hunt arriva nuovamente in home video nel quinto capitolo della saga Mission : Impossible. Distribuito da Universal Pictures Italia, Mission: Impossible - Rogue Nation è disponibile da oggi, mercoledì 2 Dicembre, in DVD e Blu-ray. Scritto e diretto da Christopher McQuarrie, il film è interpretato dal protagonista storico della saga Tom Cruise, che torna a vestire i panni di uno dei personaggi che lo hanno reso celebre al grande pubblico, questa volta alle prese con il complotto più grande con cui l'IMF abbia mai avuto a che fare.
Ad affiancare Tom Cruise in questa adrenalinica avventura un cast strepitoso, composto dagli affermati Simon Pegg, Jeremy Renner e Alec Baldwin e dall'astro nascente Rebecca Ferguson. Girato tra Austria, Marocco e Gran Bretagna, Mission : Impossible - Rogue Nation è stato uno dei più grandi incassi dell'anno ed ha stupito la critica per la sua spettacolarità e solidità.
Oltre alle versioni DVD e Blu-ray, arricchite da numerosi contenuti speciali, dal 2 Dicembre sono disponibili anche degli esclusivi Boxset DVD e Blu-ray contenenti tutti I cinque film della saga. In occasione proprio dell'uscita del film in Home Video vi presentiamo questa esclusiva intervista a Simon Pegg, che nella pellicola riprende il ruolo di Benji Dunn.

Adrenalina pura

Raccontaci qualcosa sulla scena dell'inseguimento in auto...
È stata molto divertente da girare. La differenza l'hanno fatta le camere montate per riprendere dentro la macchina, anziché riprenderla da fuori, così che la maggior parte del tempo fossero puntate sulle nostre facce. Era Tom Cruise a guidare, e non solo ha guidato tutto il tempo ma l'ha fatto con un macchinario montato sul parabrezza. È stato molto divertente, facevamo queste derapate per le vie di Casablanca, andavamo a sbattere... (ride) Fantastico!

Quanto tempo ci vuole per girare una scena del genere?
Credo ci sia voluta circa una settimana di prove per le strade di Casablanca. Il che non è assolutamente facile perché gli abitanti erano fan di Tom, ovviamente, ed era difficile tenerli alla larga per non farli investire! Del resto il nostro stunt coordinator, Wade Eastwwod, ha detto che non c'era motivo di far guidare un pilota professionista anziché Tom, perché lui sa farlo bene tanto quanto un pilota 'vero', se non meglio!

Ci confermi quindi che è Tom a fare i suoi stunts?
Sì e Tom ci tiene molto a far sapere che non si tratta mai di uno stuntman. C'è ancora più tensione quando sai che è l'attore a fare quelle scene, lo identifichi ancor di più con quel personaggio, è lui. Ovvio che per il film è un valore aggiunto quando tieni lo spettatore sulla corda, che dice "Oh mio Dio,è proprio lui. È lui quello attaccato all'aereo, è lui che guida". Spesso quando si usano gli stunt, devono essere di spalle alla cinepresa e si capisce che non è l'attore, a volte sono molto diversi. Con Tom è tutta un'altra storia, per l'intera produzione, è tutto più "rischioso". Nessuno attore è stato mai messo in pericolo sul serio, perché tutto è coordinato al meglio, ma si sente la differenza, sul serio.

L'evoluzione di Benji

Dato che ora si pùo fare tutto con la CGI, qual è il valore aggiunto di fare tutto con gli attori?
Sicuramente, se c'è un vantaggio è che non ha più senso la domanda "Come fanno?" Con la CGI uno immagina una persona che inserisce vari comandi per creare qualcosa - così invece sono effetti speciali più tangibili. Quando c'è di mezzo la CGI uno pensa "Ah sì, è fatto al computer". Sicuramente è molto più complicato di così e richiede capacità incredibili, ma quando qualcosa è fatto dall'attore nella realtà credo che per il pubblico sia più sorprendente, inizi a chiederti sul serio "Ma come fanno?"

Ti capita di leggere un copione e pensare "Come diavolo dovrei riuscire a fare questo?"
Quando leggi un copione ti capita di pensare ‘Oh figo, qui c'è un po' d'azione, qui c'è una scena di lotta", poi arrivi sul set e vedi quello che succede e pensi "Oh, cavolo! Qui stanno sul serio su un aereo!" Sul copione leggi "va su un aereo" e pensi che probabilmente useranno il green screen. Quando capisci come andranno veramente le cose, è troppo tardi!

Che effetto fa sentirsi parte di un progetto del genere?
È divertente venire al lavoro sapendo di far parte di una cosa del genere, è intrattenimento puro, piacevole e divertente sia da guardare che da recitare. Sapere che vai al lavoro per girare qualcosa sulla metro di Vienna, o appeso ad un aereo o in un inseguimento d'auto - non può esserci niente di meglio!

Questo è il tuo terzo Mission: Impossible. Come si è evoluto il personaggio di Benji?
È stata un'evoluzione inaspettata. Quando JJ Abrams mi ha chiamato per il film, circa dieci anni fa - anzi, sono effettivamente passati dieci anni perché lo abbiamo girato nel 2006 - ero stupito dal fatto che avesse visto L'alba dei morti dementi ed ho accettato perchè immaginavo fosse una cosa divertente. Dopo quei pochi giorni io e JJ Abrams siamo rimasti in contatto, c'è stato Star Trek e quando hanno iniziato a parlare di Ghost Protocol, mi è arrivata un'email di JJ Abrams che diceva "Che ne diresti se Benji diventasse un agente?". Ho accettato subito e così in Ghost Protocol ero questo agente fresco di allenamento ed ora eccomi in Rogue Nation, ed il personaggio è cambiato così tanto, la sua relazione con Ethan si è evoluta. Nel terzo film Benji è intimorito da Ethan, la stella dell'IMF, e rischia il proprio lavoro per aiutarlo. In Ghost Protocol siamo praticamente colleghi ed in questo quinto film sono molto affiatati, ma Benji non è lo stesso di prima. È maturato, farebbe sempre di tutto per Ethan ma ora non ha paura di fronteggiarlo. È una soddisfazione poter interpretare un personaggio in un lungo arco di tempo, dieci anni!

Come definiresti ‘Il Sindacato?'
Come avete visto, Benji lo definisce "l'anti-IMF". È il nostro specchio, è la nostra nemesi per sua natura, perché in fondo siamo noi stessi. Sono persone equipaggiate, dedite e talentuose come noi. Il nemico di Ethan è un po' il lato oscuro di sé stesso. Tutto sta nel chiedersi perché facciamo quello che facciamo, avere crisi di fede e chiedersi se ne vale la pena. Quelli de Il Sindacato in pratica sono le persone che hanno deciso che no, non ne vale la pena e non vogliono supportare un'organizzazione a cui non importa molto di loro. E quindi hanno creato quest'altra organizzazione che è anti-tutto.

Che allenamenti hai dovuto intraprendere per il film?
Per questo film ci siamo allenati duramente, io, Tom e Rebecca Ferguson. Sul set eravamo una squadra fantastica e cercavamo di allenarci insieme quando potevamo, prima e dopo le riprese e soprattuto nei giorni di pausa. Anche con il mio personal trainer a casa ci siamo messi sotto. Abbiamo curato molto anche l'alimentazione, dopo tutto dovevo interpretare un agente segreto e quindi dovevo essere in perfetta forma. Tom è un secchione, non cede mai alle tentazioni mentre io e Rebecca ci chiedevamo "Hai mangiato il cioccolatino che ci hanno fatto trovare sul cuscino dell'hotel ieri, eh?" "Sì, anche io!". Gli allenamenti più belli son quelli che abbiamo fatto insieme, quando dovevamo finire un certo numero di esercizi in un certo tempo. Avevamo un stanza nell'hotel allestita con tutte le attrezzature da palestra, oppure avevamo una vera e proprio palestra sul set, cosa che ormai molti film d'azione hanno data l'importanza della forma fisica per certi ruoli. Insieme ognuno sprona l'altro, a volte alcuni a fine riprese non avevano voglia di allenarsi e l'altro diceva "Dai, che ce la fai!"

Ti è piaciuto doverti allenare così tanto?
Sì perché alla fine diventa un impegno di lunga durata, uno stile di vita. Soprattuto quando sei lontano da casa. La maggior parte del tempo abbiamo girato a Leavesden, vicino Londra, il che andava benissimo per me, ma quando eravamo all'estero non c'era molto altro da fare, non è che puoi uscire o andare al cinema dopo il lavoro. A volte è anche un modo per rilassarsi.

Come è andata sul set con Christopher McQuarrie?
Io adoro Chris, è un grande. Ci siamo divertiti molto, è veramente un amante del cinema, come me, eravamo sempre lì a chiacchierare di film e farci battutine su alcune citazioni ad altri film, come dei veri nerd. Mi piace il suo approccio alla regia. Le sue citazioni hanno tutte un senso ed ha una grande conoscenza del cinema. Brad Bird è difficile da seguire e Ghost Protocol è un tipo di film molto particolare, alla Brad Bird appunto. Invece di provare a fare un nuovo Ghost Protocol, Chris ha deciso di fare alla sua maniera. È molto bravo con le scene maestose, i grandi allestimenti, ma anche per i dettagli che riguardano I personaggi, cosa sempre più importante man mano che andavamo avanti sul set.

In questo genere di film - le saghe di Bourne, James Bond, Mission: Impossible - l'asticella viene fissata sempre più in alto. Ti piace seguire e tenerti aggiornato anche sulla concorrenza, anche per trarne ispirazione?
Certo, ero molto emozionato all'idea del nuovo film di James Bond, qui da noi nel Regno Unito è parte della nostra cultura. Penso che tutti questi film abbiano alzato lo standard di qualità ed è una cosa positiva, altrimenti sarebbe stato un settore stagnante. Dato che si contendono il pubblico e c'è competizione, ognuno cerca di fare del proprio meglio e di stupire. Avevamo una grande eredità da onorare perché Ghost Protocol è stato un successone, un grande film, quello che aveva avuto piu successo di tutta la saga. Volevamo ovviamente spingerci più in là, ma non semplicemente facendo le cose più in grande - sarebbe stato troppo semplicistico - bensì cercare di far evolvere la saga, farla sviluppare. Dovevamo sviluppare la relazione tra Benji ed Ethan e Brandt e Luther e far entrare questo fantastico nuovo personaggio interpretato da Rebecca Ferguson. Penso che Ilsa sia un bel personaggio da far tornare, spero che sarà così, è un ruolo interessante.

Come è stato lavorare con Rebecca Ferguson?
Ha molto carisma, charme, ed è molto sicura di sé, non si lascia abbattere da nulla. Ha il pragmatismo tipico degli scandinavi, essendo lei svedese. Ha portato una bellissima energia sul set, ha i piedi ben saldi per terra. Io, lei e Tom avevamo un'alchimia grandiosa.

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