Miss Peregrine: Tim Burton presenta a Roma La Casa dei Ragazzi Speciali

Divertente, intelligente, acuto e pronto a prendersi un po' in giro: è così che Tim Burton si presenta al al pubblico di Roma.

intervista Miss Peregrine: Tim Burton presenta a Roma La Casa dei Ragazzi Speciali
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Nel corso della sua carriera Tim Burton è riuscito a costruirsi una immagine da regista visionario (è uno degli aggetti più spesso usato per descriverlo), narratore di un particolare tipo di immaginario spesso disconnesso e giudicato sopra le righe, portavoce per immagini dello strambo e disagiato. Che si tratti di animazione computerizzata, stop-motion o classica live action, Burton riesce a manipolare gli stilemi classici per creare qualcosa di completamente nuovo. I suoi film, che si rivelino un successo o una cocente delusione, sono sempre e comunque degli eventi che attirano la curiosità del pubblico più disparato, così come il suo ultimo lavoro cinematografico Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali, adattamento del romanzo di Ransom Riggs, che sarà al cinema dal 15 dicembre. Per l'occasione il regista è volato a Roma, per presentare il anteprima il suo lavoro.


Un mondo fatto apposta per lui

Capelli sparati in aria senza controllo, look total black con particolare di calzini a righe, occhi veloci e puntati sempre altrove: a vederlo Tim Burton è proprio come dovrebbe, la perfetta diapositiva di se stesso. Un po' bizzarro, certo, ma sorridente, affabile e disposto a scherzare su tutto, anche sul suo futuro e passato cinematografico. È impossibile non lasciarsi affascinare dalla sua intelligenza e dal modo tutto personale in cui riesce a vedere il mondo, base costruttiva di tutto il suo personaggio e la sua arte. Lo abbiamo incontrato in occasione della presentazione di Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali. Ecco cosa ci ha raccontato il regista di Edward mani di forbice:

Qual è stato il motivo che le ha fatto decidere di realizzare un film su Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali?

Decisamente il titolo, è stato proprio la prima cosa. Ha parlato al mio cuore, perché io stesso ero un bambino peculiare. Ma anche il modo in cui l'autore raccontava la storia attraverso le vecchie fotografie. Sai, io colleziono fotografie e trovo che siano in gradi di raccontarti una storia senza dirti davvero nulla, conservano quella parte di mistero, di poesia, di storie di fantasmi che trovo molto potenti ed efficaci.

Lei ha sempre difeso con orgoglio la diversità: aveva anche lei una figura che difendeva questo suo essere un bambino speciale?

Viviamo in una società che tende a categorizzare le persone, ma fortunatamente avevo una nonna che mi supportava nelle mie stranezze e anche un professore di arte, uno solo, che mi incoraggiava a essere me stesso, al meglio che potevo. E queste persone sono una rarità. Sono stato molto fortunato. È molto importante trovare quelle persone, ne bastano un paio, che riescano a vedere le tue specialità e ti consentano di farle fiorire.

In che modo ha lavorato sull'adattamento del romanzo di Riggs?

Devo ammettere che non conoscevo il libro, come dicevo sono stato attratto dal titolo. E, in un certo senso, avevo scritto anche io un libro su dei bambini speciali, Morte Malinconica del Bambino Ostrica, anche se è ben diverso. Ho subito sentito un legame con questo libro, una connessione soprattutto con il protagonista della storia, questo suo sentirsi strano, fuori poso, quella quiete esterna che nasconde un sentirsi diverso a livello interiore.

In questo film ci sono delle animazioni CGI ma anche alcune in stop-motion: come decide qualche tecnica utilizzare?

Io amo la stop-motion, è la mia arte, è il mio cuore. È tattile, è speciale e i pupazzi sono delle vere e proprie opere d'arte. Ma anche i computer ti permettono di fare grandi cose. Fondamentalmente il problema della stop-motion è prettamente di tempo, richiede del tempo che spesso non hai a disposizione. In Miss Peregrine - La casa dei bambini speciali il combattimento tra le due bambole è realizzato in stop-motion.

Com'è arrivato a scegliere Eva Green per il ruolo di Miss Peregrine?

Come sempre sono state le foto la mia prima fonte di ispirazione. Per me Eva, con cui avevo già lavorato, rappresenta tutto quello che Miss P doveva essere: forte, divertente, drammatica, potente, efficace e credibile nella trasformazione in un uccello. Voi forse no, ma io vorrei una direttrice come lei! Eva è stata la mia prima scelta in assoluto, è come una star del cinema muto. Quando andavo a scuola avevo una insegnante che era un po' come lei, bellissima e divertente, e i ragazzini la stavano tutti ad ascoltare. Era l'unica! Qualsiasi cosa lei dicesse, loro la facevano.

C'è qualcuno, nel panorama del cinema contemporaneo, che può essere paragonato a lei?

Oddio, come me no. Pensare che ci sia qualcuno come me mi dà i brividi, mi fa uscire di testa. Non so nemmeno come sono io, figuriamoci cercare qualcuno che sia come me. Ci sono diverse persone visionarie, perché le cose sono cambiate, il mondo del cinema è diverso, ci sono tantissimi modi di fare cinema adesso.

I bambini speciali di questo film hanno dei poteri, come dei supereroi, personaggi con i quali lei ha una certa esperienza.

Quando è uscito Batman i supereroi sembravano un territorio nuovo da indagare, adesso c'è un film sui supereroi ogni settimana! È vero, questi bambini hanno dei poteri, ma di base sono solo dei ragazzi che, magari, si sentono strani e pensano si essere particolari, ma alla radice sono dei bravi bambini con le loro emozioni e che si comportano come tali.

Come vede lei i ragazzi di oggi, sempre più concentrati sui social network?

È un periodo molto difficile in cui essere dei ragazzi, è come se le persone non possano dire niente, altrimenti si viene additati come strani, si viene presi di mira. C'è questa specie di bullismo senza nome e senza faccia che alessia su di loro. Lo trovo disturbante. Ovunque vai ci sono tutte queste persone che guardano il mondo attraverso il cellulare, lo faccio anche io, ovvio. Ma è come se non ti stessi godendo quel momento, perché lo vivi guardandolo attraverso un altro dispositivo. I ragazzi giudicano qualcosa dal numero di like che riescono a ricevere e trovo che sia una cosa molto triste e allarmante.

Possiamo parlare di progetti per il futuro? Cosa può dirci del sequel di Beetlejuice?

Io ho una regola, non si parla dei progetti futuri... perché poi finiscono sempre per non realizzarsi! Quando sarò sul set del mio prossimo film, vi dirò di cosa si tratta. Amo il personaggio di Beetlejuice, quello è un film veramente insolito, non capisco come abbia avuto così tanto successo. Ma preferisco non pianificare con troppo anticipo. Non dimenticate il miglior film che non ho mai fatto, Superman! Lo avreste adorato, sarebbe stato fantastico.

Che fine ha fatto Elfman?

Sulla mancanza delle musica di Danny Elfman, suo storico collaboratore, Burton scherza: "Quando non collaboriamo a un film è perché lui è impegnato in altri progetti... oppure abbiamo litigato. Perché siamo come quelle coppie che si lasciano e si ripigliano, si rilasciano e si riprendono. Torneremo a lavorare insieme, diciamo che aveva bisogno di prendersi una piccola pausa da me. Sai come sono i musicisti, reagiscono sempre in modo drammatico!".

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