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Michael Shannon a Roma per raccontare Bob Dylan in Trouble No More

Michael Shannon è arrivato alla Festa del Cinema di Roma in compagnia delle regista Jennifer Labeu per presentare il documentario su Bob Dylan.

intervista Michael Shannon a Roma per raccontare Bob Dylan in Trouble No More
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Rimarrà forse la più grande sorpresa di questa Festa del Cinema di Roma 2017 Michael Shannon, noto al cinema per i suoi personaggi burberi e turbolenti (come il Curtis LaForche in Take Shelter, il generale Zod di Man of Steel o il Rick Carver di 99 Homes) e arrivato nella capitale per presentare l'ultimo progetto a cui ha preso parte, il documentario Trouble No More della regista Jennifer Labeau. Al termine della conferenza stampa l'attore si è trattenuto diversi minuti firmando autografi seduto in terra, disponibilissimo con i fan sul red carpet previsto in serata, insomma rivelando la versione opposta dei profili disturbanti per cui lo conosciamo. La tranquillità non lo distoglie però dalla sicurezza con la quale parla del suo rapporto con Bob Dylan - il protagonista assoluto del film della Labeau - e di quanto la musica del cantautore americano l'abbia guidato lungo la carriera: "Sono sempre stato un fan di Bob Dylan, mia madre mi portò da piccolo ad un suo concerto in Kentucky. Poi crescendo ho continuato ad amarlo soprattutto nel mio lavoro di attore perché la sua musica mi è di ispirazione soprattutto prima di salire sul palcoscenico".

"Il nostro Dylan spirituale"

Per interpretare il predicatore che affianca le immagini di repertorio di Dylan all'inizio degli anni '80 e che recita sermoni contro chi si arricchisce sulle spalle dei poveri e sugli ipocriti, Shannon racconta di aver pensato a svariate persone, "più che altro archetipi del genere umano, come il ricco che ruba al povero. Di recente ho avuto occasione di recitare la parte di un imprenditore nel film The Current War, ed è stato davvero un onore perché è un uomo che è riuscito a costruirsi un impero senza fregare nessuno, pur se circondato da uomini ingiusti e assetati di denaro. A volte mi sembra sciocco quello che faccio per vivere, ho due figlie a casa e cosa faccio per migliorare questo mondo? Perciò scelgo spesso dei personaggi che riescono a piantare un seme nella coscienza delle persone. Cerco più che posso di dargli conforto, ciò di cui abbiamo più bisogno al giorno d'oggi".

"Michael era la nostra unica scelta"

La parola passa alla regista, che spiega come è nato il progetto e come è stato coinvolto Shannon: "Il film è stato concepito dopo il ritrovamento del materiale del tour che tutti credevano perso e che nonostante i segni del tempo rimane magnifico, non patinato. Abbiamo poi consapevolmente scelto di tagliare le parti in cui Dylan parla al pubblico, perché volevo che gli spettatori si perdessero nella musica e solo in seguito abbiamo deciso di inserire i sermoni per dare l'idea di un contesto universale. Per arrivare a ciò, avevamo bisogno di un attore incredibile che trasmettesse la tensione e ci è subito venuto in mente la persona che vedete qui seduta accanto a me, Michael". In risposta ai complimenti della Labeau, anche Shannon ci tiene ad aggiungere che "solo quando ho incontrato Jeff Rosen (il manager di Bob Dylan) ho capito che Bob è sempre stato concentrato sul presente e mai sul passato. Per questo è un artista vero".

"Bob Dylan è sempre stato un personaggio molto spirituale e intenso, non solo nella trilogia religiosa dei tre album registrati dopo la sua conversione" conclude la regista. "È difficile qualificare la sua religione, credo sia figlia di un'enorme profondità d'animo e di una fede immensa. Questo si evince al di là dei tre album, e in questo tour (ripreso dal film) c'è effettivamente qualcosa di diverso: Dylan si sentiva più gioioso, si muoveva tantissimo sul palco e sappiamo quanto fosse raro vederlo così. Sembra molto più presente a se stesso."