Intervista Lo Hobbit: La battaglia delle Cinque Armate

Abbiamo incontrato i protagonisti del capitolo finale della saga tolkeniana sul red carpet dell'anteprima mondiale e...

intervista Lo Hobbit: La battaglia delle Cinque Armate
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Ciò che resterà più impresso della premiere mondiale de Lo Hobbit - La Battaglia delle Cinque Armate, svoltasi a Londra lo scorso 1 dicembre, non è il palco allestito per l’occasione su un lungo tappeto verde, né la presenza di centinaia di fan accorsi in massa per onorare i loro idoli e la parte conclusiva di una trilogia così amata (i primi due capitoli hanno incassato 1,975,370,423 di dollari nel mondo a fronte di un budget complessivo di 745 milioni per tutti e tre i film messi insieme). Quello che ricorderemo è, piuttosto, il toccante momento finale al termine del green carpet, quando Peter Jackson e il suo formidabile cast si sono uniti per una foto di gruppo, come una classe che si saluta nell’ultimo giorno di scuola sapendo che il tempo trascorso insieme non tornerà più. In sottofondo, tanto per accrescere la commozione generale, “I see fire”, il brano dell’inglese Ed Sheeran scelto per chiudere La desolazione di Smaug, che canta: “E se dovessimo morire stasera, allora dovremmo farlo insieme, alzando un calice di vino per l’ultima volta”. Sul palco ci sono proprio tutti: da Ian McKellen, che saluta Orlando Bloom dandogli un veloce e affettuoso bacio sulle labbra, a Martin Freeman ed Evangeline Lilly, passando per Benedict Cumberbatch, Richard Armitage, Lee Pace, Andy Serkis (che ha partecipato a questo episodio in qualità di regista della seconda unità) e Luke Evans, che abbraccia calorosamente Stephen Fry prima dello scatto. È davvero la fine di un’era. Il primo Signore degli Anelli uscì nelle sale ben tredici anni fa e consacrò Peter Jackson, che prima di allora era il regista di piccoli film oggi considerati cult come Fuori di testa, Splatters - gli strizzacervelli, Creature dal cielo e Sospesi nel tempo. Da allora il filmaker neozelandese ha adattato per lo schermo i romanzi di Tolkien in sei pellicole che hanno fatto conoscere al mondo la Terra di Mezzo, contribuendo a farlo diventare uno degli autori più amati dell’industria cinematografica.

Parola di Bilbo

“È stato eccezionale avere la possibilità di interpretare Bilbo Baggins e di partecipare ad un progetto così vasto e importante. Sono entrato in contatto con uno dei registi migliori con cui un attore possa mai sognare di lavorare” ci spiega Martin Freeman prima di entrare in sala per il saluto ai fan. Alla domanda su quale particolare ricordo conserverà dal tempo passato sul set, la star di Sherlock risponde che non ne ha uno in particolare: “Come potrei fare una selezione? Ho passato due anni e mezzo con questi ragazzi, vivendo migliaia di esperienze che mi hanno arricchito. Non saprei scegliere un momento preciso. Che cosa mi resta, dunque? Di sicuro tutti i nuovi amici conosciuti grazie a questa serie”.
Philippa Boyens, che ha condiviso l’Oscar alla migliore sceneggiatura non originale per Il signore degli anelli - Il ritorno del Re insieme a Jackson e alla produttrice Fran Walsh, spiega che le due saghe hanno dimostrato che il genere fantasy può essere preso sul serio: “Abbiamo fatto del nostro meglio per cercare di dare un senso di realtà a queste storie, nonostante ci siano orchi, elfi e creature provenienti da mondi fantastici. I romanzi di Tolkien hanno colpito la mia immaginazione quando ero solo una bambina, offrendomi dei mondi in cui potevo rifugiarmi se ne avevo bisogno”.

Mastro Jackson

Perché Peter Jackson è stato l’uomo giusto per una serie come quella de Lo Hobbit?
“Perché è uno che ha sempre detto di sì, piuttosto che no. È una forza della natura e un collaboratore instancabile: accoglie le proposte di tutti restando consapevole del proprio talento. È un avventuriero, un po’ come lo è anche Bilbo: è pronto a lasciare tutto e partire per nuovi viaggi. Visivamente, infine, penso che sia un genio. Credo che ci siano davvero poche persone brillanti come lui dietro la macchina da presa”.
Concorda con lei l’attore Lee Pace, che nella trilogia ha interpretato l’elfo Thranduil, padre di Legolas: “È un vero innovatore e fare parte di questa serie epica è un grande privilegio. Inoltre, quando partecipo ad una première come questa, mi rendo davvero conto di quanto valore abbiano questi film per i fan. Ricordo che con Peter noi attori abbiamo lavorato molto sui personaggi standocene seduti al tavolo della sua cucina: parlavamo delle nostre scene e spiegavamo cosa ci piaceva. Sono molto fiero di essere stato scelto per dare vita al re degli Elfi”.
“L’ultimo giorno di riprese eravamo tutti commossi” aggiunge Aidan Turner, che nella trilogia interpreta il nano Kili, con cui Tauriel (Evangeline Lilly) stringe un legame forte, simile all’amore. “Eravamo anche stanchissimi, non vedevamo l’ora di finire. Ma stasera è l’occasione per celebrare insieme a tanti amici. Ho adorato girare in Nuova Zelanda: abbiamo trascorso i primi cinque o sei mesi negli Studios di Wellington e sorvolare con l’elicottero luoghi meravigliosi come il Queensland è stato magnifico. Peter ci ha aiutati molto: sul set non sentivi la pressione di dover raggiungere qualcosa, perché era sufficiente rispondere alla sua energia, in un modo naturale e organico”.
Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate, definito dalla stampa internazionale come il più divertente e avvincente della trilogia, arriverà nelle sale italiane il prossimo 17 dicembre.

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