Ligabue torna al cinema dopo 16 anni di buio: ecco il mio Made In Italy

Abbiamo incontrato a Roma Luciano Ligabue, Stefano Accorsi e Kasia Smutniak per parlare di Made In Italy, in sala dal 25 gennaio 2018.

intervista Ligabue torna al cinema dopo 16 anni di buio: ecco il mio Made In Italy
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A sentire il nome Luciano Ligabue, saltano subito alla memoria centinaia di ricordi legati a canzoni, momenti, concerti e attimi irripetibili. È un nome però che ha un importante significato anche in campo cinematografico, soprattutto per chi è cresciuto negli anni '90 e ha amato il graffiante Radiofreccia, vero e proprio simbolo di una generazione. Film con il quale il rocker di Correggio ha debuttato dietro la macchina da presa come regista, raccontando una storia intima e meravigliosamente provinciale, in grado di elevarsi a universale. Lo stesso accade, anche se in termini diversi e personaggi più cresciuti e maturi, in Made In Italy, opera con cui il cantante emiliano torna sul grande schermo il 25 gennaio prossimo - a 16 anni di distanza rispetto a Da Zero a Dieci.
Come anticipavamo, in questo nuovo film torniamo nella provincia più selvaggia, onesta e semplice, abitata da uomini e donne che lavorano, che amano divertirsi e che - come tutti del resto - incappano in disastri e sfortune.
Lo sa bene Riko, protagonista del lungometraggio ma non solo, anche icona del concept album Made In Italy per l'appunto scritto e pubblicato da Ligabue nel novembre del 2016. Un progetto quasi estemporaneo, da ascoltare tutto d'un fiato senza neppure saltare una traccia, per non perdere alcun capitolo della sofferta storia del protagonista in cerca di un cambiamento radicale. Storia che presto potremo ammirare al cinema in modo lineare, diretto, aiutati dalla musica e da un cast di livello.

"Cambiare ci fa paura, ne siamo consapevoli" ci ha raccontato lo stesso Ligabue a Roma, "ogni volta è come saltare nel vuoto, eppure è importante accettare i cambiamenti. Non sono gli eventi che dominano la nostra vita, è il modo in cui reagiamo ad essi a plasmare il nostro destino. Esattamente come avviene ai personaggi nel film, spesso ci adagiamo su una realtà ormai consolidata e andiamo in crisi. Tutto quello che abbiamo sempre amato a un certo punto può diventare stretto, è dunque importante cambiare punto di vista, cambiare lo sguardo sulle cose."
Dev'essere lo stesso pensiero che ha portato il cantante/regista a creare Made In Italy, un progetto a dir poco atipico per i nostri tempi: "Non sono gli anni '70, riconosco che un concept album adesso possa spiazzare. Siamo abituati ad ascoltare la musica in maniera differente, viviamo di brani fugaci fatti soltanto di ritornelli, io però avevo bisogno di raccontare una storia per intero. Magari è un concetto un po' presuntuoso ma ne sentivo davvero la necessità, era quello che volevo fare. Inoltre così è caduta una scusa che accampavo da tempo: non facevo nuovi film perché non avevo storie da raccontare. Con Made In Italy tutto è stato diverso, ho subito saputo cosa fare, anche se non è stato semplice. Con il mio lavoro sono abituato alle emozioni inaspettate, che ti colpiscono mentre sei su un palco e non sai mai cosa succederà. Realizzare un film significa invece preparare le emozioni, non è un processo live, è tutto nella mente."

Nostalgia di casa

Nella mente c'è anche l'Italia di Riko e dei suoi amici, di sua moglie Sara, di suo figlio, dei suoi datori di lavoro e della gente comune che forma il Bel Paese. "Ho sempre avuto un profondo amore per questa nostra nazione, sin da quando ho scritto Buonanotte all'Italia, chi ama però sa anche avere un occhio critico e capire cosa non va. Questa volta ho voluto raccontare una storia dal punto di vista di un uomo normale, un lavoratore come tanti che non vive certo con i miei stessi privilegi. Volevo dar voce a chi di solito non ha molta possibilità di dire la sua, raccontare gli stati d'animo di un gruppo di amici che vive, che gode e che soffre. Spiegare attraverso la musica e le immagini i problemi ma anche le bellezze del nostro Paese, non per far venire nostalgia a chi è andato magari a lavorare all'estero ma per farla tornare proprio agli stessi italiani. Non ci sono più connazionali che visitano Roma per vacanza, o chi fa una luna di miele entro i nostri confini, siamo i primi a metterla da parte."
Portavoce del buono e del cattivo tempo è il protagonista Riko, interpretato ottimamente sullo schermo da uno Stefano Accorsi in grande forma: "Il mio Riko è un uomo in piena crisi, ha problemi con la moglie, il lavoro è a rischio, nonostante questo non sa come reagire agli eventi. Quando finalmente cambia il punto di vista sulle cose, si rigenera, riparte quasi da zero ed è bello vedere personaggi così, che sono sempre più rari. Abbiamo bisogno di normalità, invece ci perdiamo sempre in eventi eccezionali o in personaggi sopra le righe."

16 anni di buio

Certo la vita di un uomo sarebbe probabilmente vuota senza una grande donna, seppur fragile e fallibile come Sara, il personaggio di Kasia Smutniak: "È stato un ruolo difficile, una donna che sta con i piedi per terra eppure riesce a perdersi in un attimo, creando disastri enormi. Nonostante le difficoltà però sa sempre prendere una decisione, anch'io ho dovuto agire così sul set. Per fortuna mi ha aiutato il mondo di Luciano (Ligabue), le sue parole e le sue canzoni hanno plasmato il mio personaggio di carne e ossa, sapevo sempre dove mi trovavo." Ligabue torna così dietro la macchina da presa dopo 16 anni di buio, una sfida che è stato capace di affrontare senza problemi?
"Luciano è un regista fenomenale"
ci ha raccontato il produttore Domenico Procacci, "per anni l'ho inseguito per lavorare ancora insieme, per fare nuovi progetti cinematografici, ma è sempre stato abile a dribblarmi. Volevo che facesse un'opera rock, chi meglio di lui avrebbe potuto, ma non c'è stato nulla da fare. Appena ha avuto una storia, mi ha richiamato e ne sono stato felicissimo. Nonostante la lunga pausa che si è preso, ha saputo utilizzare il mezzo cinematografico alla perfezione, non ha sentito per niente l'avanzare della tecnologia e dei tempi, anzi ha usato tutto ciò che vi era di nuovo a suo completo vantaggio. Spero abbia presto una nuova storia da raccontare." Nel frattempo però ci aspetta l'epopea di Riko e il suo piccolo, gigantesco mondo di provincia a partire dal 25 gennaio prossimo, con un debutto da oltre 400 copie in tutta la penisola.

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