ROMA 2010

Intervista Let Me In - Intervista

Intervista a Matt Reeves, regista di Let me In.

Intervista Let Me In - Intervista
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Dopo aver presentato la sua versione di Let me In alla stampa del Festival Internazionale del Film di Roma (il cui resoconto della conferenza stampa potete trovare a questo link), Matt Reeves svela a pochi altre curiosità e retroscena sulla realizzazione del film. Noi, ovviamente, eravamo lì ad ascoltalo...

Metafore e incubi

Il suo film precedente è stato un horror piuttosto particolare come Cloverfield, completamente differente come tematica e impostazione a questo Let me In. Come si rapportano i due progetti?
Per me si tratta di una sorta di continuazione del film precedente. Dopotutto sono entrambi dei film di genere che sfruttano un punto di vista particolare per raccontare la storia. Let me In sembra un film sui vampiri, ma in realtà parla di tutt'altro. È una metafora sulla difficile condizione del crescere e mi sono identificato subito con la storia. Ho letto sia il libro che visto il Let the Right One In e mi sono reso conto che parlava del raggiungimento della maturità, di quanto sia difficile crescere, soprattutto quando si è vittima del bullismo. Io ho vissuto tutto ciò durante la mia infanzia. Mi piaceva molto l'idea di nascondere qualcosa sotto l'apparenza di un film di genere. In realtà da piccolo ero terrorizzato da questi film, ma prima di fare questo ho dovuto rivederli. Stavo lavorando a un altro progetto quando in Svezia è uscito Lasciami Entrare. Si trattava di The Invisibile Woman e avevo pensato a Naomi Watts come protagonista. Lei però era già impegnata in altri progetti e così ho pensato che avrei potuto sfruttare il successo di Cloverfield per tornare a lavorare su questo film più in là. Mi sono rivolto alla Overture, a cui lo script è piaciuto molto... ma quello era un momento difficile per le case di produzione indipendenti e quindi non potevano prendersi un rischio del genere. Mi hanno chiesto piuttosto di fare il remake di questo film svedese che loro trovavano incredibile. Appena l'ho visto l'ho trovato molto simile al mio The Invisibile Woman: io ho scritto la storia di una famiglia, ambientata negli anni Settanta, che si trasferisce in una nuova città. È una situazione molto particolare e stanno pensando a un divorzio. E c'è una ragazzina che fa amicizia con un ragazzo della sua stessa età e passano molto tempo in un cortile. Le somiglianze sono evidenti. Ho trovato fantastico che Lindqvist avesse usato i vampiri per raccontare questo stesso tipo di storia. Così ho contattato la Overture che aveva già iniziato le trattative per i diritti, nel frattempo acquistati dalla Hammer. Ormai ero ossessionato dalla storia: nel romanzo avevo visto parte della mia infanzia, che era poi la stessa di Lindqvist in Svezia.

Non era preoccupato della reazione del pubblico a un remake a così breve distanza dall'originale?

Molti mi hanno chiesto se fossi preoccupato all'idea di fare il remake di questo film svedese. Quando sono stato coinvolto nel progetto il film in realtà non era ancora uscito in sala. Mi sentivo sì sotto pressione, ma perché io stesso ero un fan della storia, perché volevo farlo in modo personale e perché avevo delle responsabilità nei confronti dell'autore, che nel frattempo avevo conosciuto. Quando il film svedese è uscito in sala ho iniziato a preoccuparmi... ma ormai ero così legato alla storia che ho deciso di realizzarlo comunque, mettendoci dentro tantissimo amore.

Il suo film in realtà sembra parlare di purezza. Come mai un regista così attratto dall'horror si misura con questa caratteristica, portando addirittura i protagonisti a leggere Romeo e Giulietta? Come si uniscono queste due cose?

È stata proprio questo ad attrarmi maggiormente: la contrapposizione tra l'horror e il rapporto tenero tra i due protagonisti. Mi ha fatto venire in mente L'Esorcista per il rapporto di amore tra Ellen Burstyn e Linda Blair. Era uno degli aspetti del film che trovavo più belli. Per me è stato piuttosto ironico, perché da bambino ero terrorizzato da questo tipo di film. È stato mio padre a portarmi a vedere L'Esorcista la prima volta e dal momento in cui lei sobbalza dal letto e grida di lasciarla stare, io ho visto il resto del film con gli occhi chiusi. Il che è stato peggio, perché quel film ha una colonna sonora perfetta, tra le migliori. Questi film mi terrorizzano, ma sono un modo per esorcizzare le mie paure. Cloverfield parla, per esempio, delle ansie vere che hanno le persone. Il mostro gigante che si aggira per le strade di New York è solo un espediente narrativo per raccontare qualcosa di reale. Ho appena letto che Brian De Palma ha difficoltà nell'andare a vedere questi film al cinema... io invece li vedo, ma mi fanno paura. Nel libro i due protagonisti leggono Romeo e Giulietta e anche quando io andavo a scuola ci facevano leggere le opere di Shakespeare e ci facevano vedere il film di Zeffirelli. Ho ritenuto importante riportarlo, perché sottolinea i rapporto tra i due ragazzini. C'è un destino che li lega ed è segnato dal poliziotto. È un'opera che rappresenta l'amore, la tenerezza, ma ha anche un lato oscuro.

Ne L'Esorcista c'è una rappresentazione assoluta del male. Qui invece bene e male si mescolano. Qual è la sua idea personale di male? E che cosa ne pensa di questo momento in cui si parla molto di vampiri al cinema?
Non esiste una rappresentazione assoluta del male. Tutti dobbiamo vedere il male dentro di noi. Se lo accantoniamo non lo stiamo affrontando ma solo evitando. Ed è il motivo per cui all'inizio del film si vede Regan che aveva parlato del male in termini semplicistici e assolutisti. Ma il male può risiedere in tutti noi. La cosa che mi fa più paura è quando ti trovi davanti una persona che smette di vederti come un essere umano e ti vede solo come un oggetto. Per me quello è il male. Per quanto riguarda tutti questi film sui vampiri, penso che siano tutti molto differenti tra loro. Twilight parla di amore proibito, mentre True Blood degli istinti animaleschi... Let me In invece è una storia molto realistica. Tutte però confermano una longevità di questo mito che si protrae da tantissimi anni.

Risorgere

Con il suo film la Hammer risorge dalle sue ceneri. Come ci si sente a essere il primo film prodotto dalla nota casa dopo circa trent'anni di inattività?
Per me è molto eccitante che il mio sia il primo film prodotto dalla Hammer dopo trent'anni. Anche perché non era sicuro scegliessero questo, avevano molti progetti in ballo. Ma lo trovo ironico, perché da piccolo vedevo questi loro film sui grandi mostri tutti attraverso le mie dita che mi coprivano la faccia. Mi spaventavano molto, avevo gli incubi la notte.

Quali sono state le difficoltà nel trovare i due attori protagonisti?
Let me In è una storia per adulti che si poggia completamente sulle spalle di dodicenni. È molto complessa. Di solito nei film con ragazzi c'è sempre un personaggio adulto che ha il compito di sostenere il film. il primo che ho trovato è stato Kodi Smith-McPhee. Non avevo ancora visto The Road, ma è stato fantastico. Ho usato per i provini la scena del telefono, quando parla con suo padre, che poi viene direttamente da una scena analoga in Rosemary's Baby. Dopo averla scritta ero molto perplesso, perché non sapevo se qualcuno sarebbe stato in grado di recitarla. Molti la facevano in stile hollywoodiano... poi è arrivato Kodi è l'ha fatta in maniera molto semplice, quasi trattenendosi. Mi ha conquistato subito. Poi mi sono messo alla ricerca dell'attrice per il ruolo del vampiro. Molte ragazze davano una loro interpretazione del vampiro, ma io volevo che fosse un personaggio realistico. Quando Chloe Moretz è venuta al provino le ho mostrato delle foto di Mary Ellen Mark di alcune famiglie di senza tetto. Lì c'erano ritratte ragazzine di dodici anni che non sembravano tali. A causa dei continui spostamenti e della vita difficile a cui erano sottoposte sembravano molto più grandi pur essendo così piccole. Lei mi ha chiesto se fossero delle ragazze reali e poi ha cercato di fare la parte immedesimandosi in loro. è È stata perfetta. A me serviva che avesse anche un tratto animalistico e non avevo visto Kick-Ass, quindi non sapevo che fosse anche molto fisica. E invece è stat perfetta. Sono entrambi due attori meravigliosi.

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