La nostra intervista a Ryan Kruger, regista del fantahorror Fried Barry

Abbiamo intervistato Ryan Kruger, regista e sceneggiatore del fantahorror cult Fried Barry, presentato in Italia al Torino Film Festival 2020.

intervista La nostra intervista a Ryan Kruger, regista del fantahorror Fried Barry
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Al Torino Film Festival 2020 ha conquistato tutti con la sua lucida e delirante follia: Fried Barry è stato un trip allucinogeno, una pellicola che si inocula nelle nostre vene, impossibile da scacciare. Perché il film di Ryan Kruger sa benissimo chi è e cosa vuole rappresentare, un gioco continuo fra i generi, viaggio lisergico in mezzo a horror e fantascienza, dove tutto può comunque succedere. In attesa che il prodotto arrivi anche nelle nostre sale (o sui nostri schermi), abbiamo intervistato la mente creativa dietro il progetto: Ryan Kruger, regista e sceneggiatore di Fried Barry.
Direttamente da Città del Capo, Ryan ci ha accompagnati nel suo mondo, tra il rapporto con il volto di Barry (uno sconosciuto Gary Green ormai iconico) e l'ideazione del film, che dal Sudafrica è pronto a conquistare il resto del pianeta.

La nascita di Fried Barry

D: Cominciamo con il processo creativo alla base, sia per il personaggio che per il film. Com'è nato Fried Barry?
R: Nel 2017 ho diretto un corto sperimentale di tre minuti, anch'esso chiamato Fried Barry. Era letteralmente su un eroinomane in un palazzo abbandonato che si drogava. Quando però è andato ai festival è stato molto apprezzato, soprattutto dal pubblico: sono iniziate ad arrivare fan-art per il corto, cosa che non succede mai. Ma era fatto per restare lì, non c'era alcuna idea di realizzarne un lungo.
Poco dopo ho passato un brutto periodo: ho avuto un'operazione a un rene che ha poi causato una sepsi, e sono quasi morto, poi mi sono lasciato andare finendo in depressione. Quando ho letteralmente toccato il fondo sono arrivato a un punto in cui mi sono chiesto cosa volessi fare della mia vita, e sapevo che essere un regista era l'unica cosa per me.


D: Perciò in quel momento è riapparso Fried Barry?
R: Diciamo di sì, ero pieno di sceneggiature, e ironicamente non ne avevo una per Fried Barry, perché lo consideravo chiuso con il corto. Ma quando è arrivata l'idea dell'alieno che si impossessa di lui ho capito che dovevo fare quel film. Forse sarebbe stato più facile mettere in scena altro, ma quello che mi interessava di Fried Barry era che per me era una cosa mai vista, originale.
Volevo anche fare il film in maniera molto creativa, senza avere una sceneggiatura solida fissa nella pietra. Così in tre giorni ho scritto una sorta di breve scaletta di tutto il film.

Dall'idea alla realizzazione

D: Da quel momento è iniziata la produzione?
R: Sì, diciamo che conoscevo il mio produttore da circa un mese, ed è andata più o meno così: "Voglio fare un film e voglio farlo il mese prossimo", lui allora mi ha chiesto se avessi una sceneggiatura e gli ho risposto di no, perché il protagonista non è propriamente un attore, dato che ha sempre fatto la comparsa.
Ma gli ho spiegato che la mia idea era improvvisare molto, costruendo il film attorno a Gary Green, altrimenti non avrebbe funzionato.
Poi l'ho messo di fronte al fatto che o l'avremmo girato il mese seguente o mai, visto che ero a un punto della mia vita in cui sentivo che bisognava dare vita a Fried Barry, lui è saltato a bordo e un mese dopo iniziavamo le riprese.

D: Come hai gestito la realizzazione effettiva di Fried Barry?
R: Ci è voluto un anno e mezzo per girarlo, ma i giorni di riprese effettivi sono stati 28, perché abbiamo dovuto farlo a blocchi, pianificando volta per volta.
Tutto ruota attorno a Barry, quindi non mi sono dovuto preoccupare della continuity degli altri personaggi.
Il 90% del film è stato creato e improvvisato sul momento, intervallato da tutti i dialoghi che avevo scritto in precedenza. La cosa più divertente è che l'unica persona che non ha improvvisato nulla è stata proprio Gary Green, il protagonista.

Gary Green: l'iconico volto di Fried Barry

D: Quindi Gary Green l'hai plasmato completamente tu.
R: Esatto, proprio perché non è un attore. Con gli altri potevo giocare lasciando libertà, ma con lui sono stato molto rigido, dicendogli di fare esattamente quello che dicevo.
Il bello è che il film dipendeva tutto dalla sua interpretazione, quindi c'erano momenti in cui Gary guardava in macchina e io ero di fianco a dirgli di copiare le mie espressioni, una dopo l'altra. Così avevo tutti questi tempi comici da montare con le altre scene.
Però ha fatto un lavoro incredibile. Ho girato Fried Barry proprio per lui, e nessun altro avrebbe potuto farlo bene come Gary. Tanti guardano il film e dicono "gli effetti prostetici sono pazzeschi", e io rispondo "no, no, quello è Gary, è esattamente così".


D: E già dal poster si capisce quanto la sua presenza scenica sia davvero unica.
R: Perché nessuno assomiglia a Gary. Lui è Fried Barry in tutto e per tutto, ed è per quello che registi come me vogliono lavorare con lui: se hai il giusto personaggio allora la commistione è perfetta.
Dato che volevo creare una sorta di film cult, allo stesso modo avevo bisogno di un personaggio cult. Penso che nel corso degli anni i cineasti horror abbiano provato a fare un altro Freddy, o Jason o Michael Myers: mostri, maschere e quant'altro. Io invece volevo che fosse riconoscibile con la giacca di jeans e la sua faccia, solo quello. È il suo costume da Superman
.

Cult anni '80 e midnight movie

D: Quindi la tua idea era di creare un film cult anni '80.
R: Sì esattamente, volevo che ci fossero tutti questi riferimenti agli anni '80 per tutti i fan.
Anche per quanto riguarda il montaggio, è una linea sottile su cui danzare per mantenere quel vibe da film cult. C'erano tante scene girate, divertenti, che però non restavano sullo stesso tono del film.
Ma da quando ha iniziato ad andare ai festival il responso è stato incredibile: c'è gente che si è fatta tatuare Fried Barry, è pazzesco. Quindi in un certo senso ha già ottenuto quello status di cult movie.

D: Infatti Fried Barry richiama tantissimo i midnight movie degli anni '80.
R: Era proprio quello che volevo ottenere, tante persone fanno film e poi diventano cult molto dopo. Io ho cercato di prendere quegli elementi per farlo fin dall'inizio.
Soprattutto volevo che fosse imprevedibile, permettendo allo spettatore di affrontare il viaggio con Barry, senza immaginare cosa sarebbe potuto succedere.
Fried Barry non è fatto per la storia, la trama dopotutto è semplicissima, è tutto focalizzato sul suo protagonista e sul folle viaggio che intraprende. Il bello di questo film è che o lo ami o lo odi, non ha mezze misure, e in qualsiasi caso se ne parla.
Guardiamo talmente tanti prodotti che non sono neanche meritevoli di una conversazione fra amici, e credo che la cosa migliore di Fried Barry sia che anche se non ti piace, in qualche maniera ne parlerai.

La potenza delle immagini di Fried Barry

D: Il potere e la forza delle immagini è preponderante in Fried Barry, era quello che volevi ottenere?
R: Decisamente, è tutto un gioco di lenti e di focali. Mi piaceva far chiedere al pubblico "stiamo guardando Barry? O siamo lì con lui?". Però alla fine Fried Barry è un film che non puoi prendere seriamente. È un prodotto matto, e sta a te salire sulla giostra o no.
Non è uno di quei film per cui puoi andare al bagno e tornare, perché tutto cambia molto velocemente e senza dare indizi su cosa accadrà dopo. Sicuramente non è per tutti, ma non può esserlo. Ho un target di riferimento, e facendo un film devi sapere per chi lo stai girando.
Spesso chi lo guarda vuole leggerci dentro chissà quale messaggio, ma Fried Barry è puro intrattenimento.


D: Infatti il film è proprio da vedere in gruppo, possibilmente di notte.
R: Bisogna assolutamente vedere Fried Barry di notte, non puoi guardartelo una domenica pomeriggio per rilassarti.
E sì, vederlo in gruppo è sicuramente un'esperienza migliore, perché essendo così pieno di humor, anche se sopra le righe, è bello vedere tutte le diverse reazioni della gente mentre il film va avanti.
Soprattutto perché ha tanti generi mescolati: horror, fantascienza, commedia, dark humor, un pizzico di storia d'amore. Sono felice che Fried Barry sia stato il mio primo film.

Tra horror, fantascienza e comicità


D: Ci sono tante scene "estreme" in Fried Barry, com'è stato girarle?
R: Spesso e volentieri parte della crew si chiedeva cosa diavolo stessi girando [ride, ndr], senza capire che tipo di film facessimo.
Ma è parte del divertimento, è come prendere i film più belli che hai visto e ricordarti alcune scene: mentre scrivevo Fried Barry mi dicevo "questa se la ricorderanno tutti". Sono scene che prendono il pubblico di sorpresa, ed è impossibile non mettersi a ridere, proprio per la loro assurdità.
Anche con la scena del rapimento alieno, spesso nei film non vediamo effettivamente cosa succede, e ci sono immagini pronte a metterti a disagio, pur rimanendo nell'ambito del comico/grottesco.
Non è solo per scioccare il pubblico, mi sono chiesto cosa ancora non avessimo visto dei rapimenti alieni, e quello per me era importante da mostrare, perché nessuno se lo sarebbe aspettato.
Se togliessi quella scena, o altre, Fried Barry avrebbe ancora senso? Sì, ma non sarebbe lo stesso film.

D: A cosa ti sei ispirato principalmente per Fried Barry?
R: Io nasco come attore, e mi piace divertirmi con personaggi e dialoghi, però è innegabile: amo il cinema degli anni '80, quindi le ispirazioni nel film arrivano da Qualcuno volò sul nido del cuculo, Alien, Terminator, Explorers, Indiana Jones e il tempio maledetto, Blade Runner, con tantissimi easter egg sullo sfondo.
Amo Carpenter e Cronenberg, soprattutto Starman di Carpenter mi ha aiutato per l'idea, ma anche l'australiano Bad Boy Bubby.
Per Barry ho detto più volte a Gary Green di prendere come riferimento Edward mani di forbice, sia per gli occhi stralunati che per la camminata.

D: Quindi come hai conosciuto Gary Green?
R: L'ho incontrato circa dodici anni fa in un film in cui avevo una piccola parte, e siamo finiti a chiacchierare. Lui di solito è una comparsa nelle retrovie, anche se ha fatto qualche stunt, però da quel momento ho cercato di metterlo un po' ovunque, perché adoro il suo volto, e nonostante fossero tutte parti piccole negli anni sono diventate sempre più grandi, fino al corto di tre minuti.
È divertente perché non avrei mai pensato che Fried Barry sarebbe stato il mio primo lungometraggio, ma Gary ha fatto un lavoro fenomenale: la gente non penserà mai che è un non-attore. C'è chimica tra noi, gioca per la squadra, è sempre pronto a fare un altro take e non si stanca mai, e sono felice che abbia il riconoscimento che si merita, visto che tantissime persone ancora non credono che uno come lui possa fare il protagonista di un film.
Sono contento di aver visto quel qualcosa in lui: arriverà sicuramente altro lavoro, ma sono convinto che sarà sempre ricordato come Fried Barry.

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