Intervista La Luna - Intervista a Enrico Casarosa

Enrico Casarosa ci presenta il suo lavoro in Pixar e il nuovissimo 'La luna'

Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Fa sempre enormemente piacere poter intervistare un nostro connazionale che ci rende onore col suo lavoro. In questo caso, stiamo parlando di Enrico Casarosa, Head of Story presso i Pixar Animation Studios, presente a Torino per presenziare al VIEWFest. Enrico, che già ha prestato il suo prezioso contributo a moderni classici come Cars, Ratatouille e soprattutto Up, è anche il regista di La luna, il nuovo cortometraggio originale che fungerà da apripista, nelle sale, per l'attesissimo Brave - Coraggiosa e ribelle. Con grande orgoglio, dunque, vi presentiamo la nostra personalissima intervista.

Ciao Enrico, e ben ritrovato su Movieye, è un grande piacere riaverti sulle nostre pagine.
Per cominciare, vuoi ricordare ai nostri lettori di cosa ti occupi? Il lavoro nel campo dell'animazione è in realtà molto vasto, e tu hai delle specializzazioni ben precise...


Esatto, sì. Io sono uno story artist, lo sono da molti anni, circa una dozzina. Lo story artist va a visualizzare una sceneggiatura. Siamo quelli che iniziano a pensare, visivamente, al film. Spesso c'è già una sceneggiatura con dialoghi, descrizioni e quant'altro, ma noi iniziamo a pensare alla vera e propria 'cinematografia', alle inquadrature, per cui da quattro pagine di parole finiamo per ricavare quattrocento disegni, diciamo. In pratica andiamo proprio ad abbozzare una versione schizzata del film. Che poi è il nostro lavoro. Alle volte andiamo anche un po' a sconfinare, per il fatto che andiamo ad aiutare il regista nella fase di brainstorming, quando si cercano idee e soluzioni. “Cosa potrebbe succedere qui?” “Questo personaggio non è molto credibile, come possiamo migliorare questo aspetto?” e così via. Per cui si va proprio a caccia di idee. In questa maniera siamo anche un po' scrittori, o ideatori, no? Siamo ideatori visivi.
Personalmente, poi, ora ho provato questa nuova esperienza, è la prima volta che ho curato la regia effettiva, con questo mio corto. Ho creato tutto lo storyboard da solo e ho imparato ad agire un pochino come un vero regista, e a dirigere un po' una squadra di artisti che sono lì ad aiutarti a fare il tuo cortometraggio. Una cosa molto entusiasmante.

Ecco, hai anticipato l'argomento della nostra prossima domanda, ovvero il tuo nuovo corto, La luna. Ci confermi che sarà abbinato a Brave - Coraggiosa e ribelle, l'anno prossimo? Ce ne parli un po'? Sappiamo che è in parte autobiografico.

Esatto, sì. Sarà abbinato a Brave, l'anno prossimo, ed è decisamente una storia che ho tratto un po' anche dalle memorie personali, dal crescere con mio nonno e mio padre, che non andavano molto d'accordo. Certo, mi sono inventato naturalmente una situazione di base molto più fantastica, ma alla base abbiamo un bambino che si sente un po' incastrato tra l'uno e l'altro: l'uno che gli dice “fai le cose così” e l'altro “no, cosà!” e il bambino deve un po' trovare la sua strada, il suo modo di vivere. E in linea di massima questa cosa poi l'ho abbinata a una situazione molto più fantastica, che viene magari un pochino anche da altre ispirazioni un pochino più letterarie. Ad esempio Calvino è sempre stato un'ispirazione per me, o anche Antoine de Saint-Exupéry con Il piccolo principe, o il fantastico di Miyazaki . Ce le ho un po' nel sangue quelle cose, per cui trovavo molto interessante cercare di rappresentare questi elementi fantastici. Volevo che facessero un mestiere strano, un po' connesso alla luna. Senza svelare troppo della trama ora, posso dire che volevo inventarmi un mio personale mito della luna: hai presente che alle volte ci sono lune fatte di formaggio, o lune rappresentate come un buco nel manto celeste, tutte spiegazioni un po' immaginarie, fantastiche, e che mi hanno sempre un po' affascinato. Volevo crearne una tutta mia.

Da appassionato di animazione nipponica, mi è piaciuto ritrovare in La luna la tematica generazionale vista ad esempio in Steamboy di Katsuhiro Otomo...
Anche tu sei un esperto conoscitore degli anime giapponesi, c'è stata una qualche influenza, magari inconscia?


Ma lo sai che non ci avevo mai pensato? Ho visto tantissimi anime anch'io, ma la tematica simile è assolutamente casuale e non voluta, non rivedo Steamboy da tantissimo tempo...ma ora che me lo dici in effetti la tematica è simile. Intendiamoci, le storie generazionali, con tre generazioni a confronto che si ritrovano in un'avventura insieme, non sono poi così nuove. È interessante che in effetti hai trovato una connessione su questo punto. Però le mie ispirazioni sono altre: c'è una bellissima storia di Italo Calvino nelle Cosmicomiche, per esempio, che si chiama La distanza dalla luna. L'idea della luna mi è venuta un po' da quello, dall'andare sulla luna, ma i personaggi provengono in qualche modo dal mio vissuto personale, diciamo.

Quali sono i tuoi maestri ispiratori? Abbiamo appena parlato di animazione nipponica, ma molti in La luna hanno visto anche Mary Blair.

Mary Blair mi piace, ma a livello stilistico non troppo, a dirti la verità. Io sento di avere un po' Miyazaki nel sangue, e la cosa si riflette sui miei disegni, un po 'miyazakiani'. Si nota nelle figure del papà e del nonno. Ma anche del bambino. Sai, volevo questo bimbo con occhi grandissimi per creare contrasto tra un bambino curioso, aperto al mondo, rappresentato con occhi grandissimi, e i suoi parenti, il nonno e il papà, che invece sono un po' chiusi, e che ho rappresentato coprendoli dunque un po' di baffi e di barba. Un contrasto che desideravo.
A livello artistico, poi, sai, lavoro tanto in acquerello. Nelle fasi diciamo pre-produttive abbiamo cercato di apportare un po' di quelle tecniche, nelle texture, un po' di quelle pennellate 'fatte a mano' nell'intento di portare un po' di 'imperfezione' nell'animazione computerizzata, visto che il computer alle volte è un po' troppo 'perfetto', ecco. Per cui la cosa interessante è stata apportare alcune cose scannerizzate, realizzate a mano, creare sequenze in cui si vede la carta, si vede la pennellata. Volevo dare a La luna un look un pochino più illustrativo, un pochino più differente 'dal solito'.

Sempre a proposito dell'Italia, stiamo notando un crescente interesse per il nostro paese in Pixar, a partire da Cars 1 e soprattutto 2. Come mai? Italiani come te e Davide Pesare venite chiamati in causa in questi casi, anche per evitare le figure macchiettistiche e gli stereotipi?

(ride) Sìsìsì, direi che ci interpellano abbastanza! Soprattutto per traduzioni e adattamenti. Sai, spendono molto, moltissimo tempo a internazionalizzare i loro prodotti in Pixar, anche solo a realizzare tutte quelle scritte specifiche molto ben disegnate. Per cui per esempio per Cars 2 mi sono arrivate una valanga di roba da leggere e tradurre, adattare, anche semplici idee, magari un po' più buffe. Per esempio l'idea di Porto Corsa: il nome è venuto un po' da me, perché stavano cercando qualcosa che ricordasse Monte Carlo, ma in Italia. Allora la mia prima idea è stata “Be', cercate un incrocio fra Portofino e Monte Carlo... fate Montefino o Porto Carlo!”, e da Porto Carlo siamo infine giunti a Porto Corsa. Quindi, come vedi, ci tengono sempre da conto per queste cose. Cars ovviamente è un mondo che ha naturalmente a che fare con l'Italia grazie alle automobili: sai per esempio son venuti qui a Torino, al Lingotto, a fare tanta ricerche a riguardo. Per cui c'è tanto del mondo italiano a partire dalle macchine, dalla Formula Uno, di cui siamo tutti un po' patiti.

In questi ultimi due anni il mondo dell'animazione si è imposto tantissimo al cinema, con una grande quantità di lungometraggi animati, perlopiù in computer graphic, di cui molti anche di apprezzabilissima qualità. In primo luogo Disney Pixar, ma non solo. Come spieghi questa piccola 'invasione' di animazione, di buona animazione, al cinema? Oltretutto ora anche grandi registi, non sempre avvezzi alle meccaniche dell'animazione, si stanno dando a questa forma espressiva. Vedasi Verbinski con Rango o Zack Snyder con Ga'Hoole. Spielberg è tornato all'animazione e non solo da produttore, ma da regista. Ultimamente in Europa c'è gran fermento per l'animazione, e l'Italia è in prima fila tra i produttori e per l'apporto di animatori. Questo rinnovato interesse per l'animazione al cinema come lo vedi, come lo vivi, cosa ne pensi?

È una bella cosa. Per esempio, parlando di Verbinski mi è piaciuto molto Rango, è stato bello vedere qualcosa di differente dal solito. La cosa più bella di questa situazione è che ora si spera che nel mondo dell'animazione ci sia voglia di sperimentare, magari di provare cose un po' diverse... Sarebbe bello affrontare storie con ritmi e sensibilità diverse dal comune. Rango secondo me è una buona testimonianza di questa tendenza che spero continui. Ci son cose interessanti che stanno accadendo in questo campo, delle quali sono senz'altro contento e spero si continui a dare possibilità a nuove interpretazioni nel genere.

Cosa pensi che un giovane animatore italiano debba mettere in gioco per cominciare a lavorare sul serio nel campo e arrivare, magari un giorno, in Pixar?

Quello che io dico spesso, magari ai professionisti che sono già nel campo o non sono più studenti, è di cercare di fare qualcosa di personale. I progetti personali, che siano un bel fumetto, o un piccolo cortometraggio fatto con gli amici nel garage, insomma anche con pochi mezzi, può essere un perfetto biglietto da visita. Una cosa che succede spesso, quando si chiede un colloquio con gli studi più grandi, è non riuscire a dimostrare quali sono le proprie reali capacità e aspirazioni con chiarezza, cosa si vuole raccontare. Non è solo una questione di 'far vedere il disegno' o mostrare una cosa per un apprezzamento, quanto proprio cercare di far capire alla gente che tipo di sensibilità uno possa avere. Questo in particolar modo nel mio campo. In linea di massima quello che poi magari è importante, in generale, è trovare veramente la passione. Una passione specifica. Negli studi più grandi si tende ad una divisione dei compiti spesso specifica, per cui se uno ha un punto di forza, bisogna puntare su quello. Per cui il mio suggerimento è di cercare di capire cosa uno vuol fare per davvero. Quando un giovane si presenta e non sa esattamente cosa gli piace di più, diventa difficile capire cosa vuol far davvero e cosa può dare.

Ti riproponiamo la domanda sull'utilizzo del 3D stereoscopico nei film. Per un motivo molto semplice: in questi due anni abbiamo visto il 3D tantissimo al cinema, spesso anche a sproposito, in particolar modo nei film dal vivo. Pensi dunque che i buoni propositi di gente esperta e appassionata come te si siano purtroppo persi in mezzo al marasma generale di un'industria attenta solo a sfruttare un fenomeno, pur col rischio di doverlo buttar via appena il pubblico se ne sarà stufato?

Sì, be', la cosa bella è che l'abbiamo appena utilizzato su La luna, per cui ora ne ho anche un'esperienza diretta tramite la regia del mio corto. Abbiamo usato la stereoscopia come una cosa extra, che può essere usata come miglioria. È pur sempre un modo nuovo, un nuovo tool, una nuova maniera per andare ad aggiungere un po' di contrasto ad una certa cosa. Ad esempio in certi momenti siamo andati ad appiattire un po' il 3D, in altri momenti invece a lo abbiamo reso più palese. Ma così, a livello quasi un pochino subconscio, sottile...di modo che uno senta una differenza, un contrasto. Per cui a me è piaciuto usarlo, trovare un modo per renderlo utile alla storia. Qui alla ViewFest abbiam fatto vedere il corto in tutti e due i modi, 2D e 3D, ed è interessante notare come l'esperienza si diversifichi. Ne è valsa la pena.

Bene, Enrico. Ti ringrazio tantissimo per questa interessante chiacchierata, anche a nome dei nostri lettori. Vuoi salutarli?

Ok! Tanti saluti a tutti voi e spero che verrete a vedere La luna , insieme a Brave, l'anno prossimo!

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