La Battaglia dei Sessi: intervista ai registi Valerie Faris e Jonathan Dayton

Abbiamo incontrato i due registi de La Battaglia Dei Sessi, in uscita il 19 ottobre nelle nostre sale, ecco cosa ci hanno raccontato.

intervista La Battaglia dei Sessi: intervista ai registi Valerie Faris e Jonathan Dayton
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I nomi di Jonathan Dayton e Valerie Faris potrebbero non dirvi nulla, eppure c'è la loro firma su alcuni dei videoclip più belli e geniali dell'ultimo ventennio (hanno lavorato con Red Hot Chili Peppers, Smashing Pumpkins, R.E.M, Soundgarden, Ramones e Travis, tanto per citarne alcuni) e su un instant classic come Little Miss Sunshine, pellicola indipendente che nel 2006 li fece esordire sul grande schermo. Sei anni dopo invece tornano dietro la macchina da presa con un altro gioiello, Ruby Sparks (da una sceneggiatura dell'attrice Zoe Kazan), mentre sta per arrivare nelle nostre sale il 19 Ottobre il loro nuovo lavoro, La Battaglia dei Sessi, un film che riporta in chiave drammatica gli eventi privati e pubblici intorno al celebre match del 1973 giocato da Billie Jean King contro l'ex professionista Bobby Riggs. La dura lotta per conquistare la parità dei diritti fuori e dentro il campo, pretendendo che gli stessi salari fossero concessi sia agli uomini che alle donne, si scontrò con la ricerca di un'identità sessuale tenuta nascosta per la campionessa americana, interpretata sullo schermo da un'ottima Emma Stone. Al suo fianco, nei panni del maschilista goliardico Riggs, c'è Steve Carell. "Emma e Steve sono sempre stati la nostra prima scelta" ci hanno confessato i registi in conferenza stampa, "averli nel film è stato bellissimo, oltre che fondamentale. Hanno fatto un lavoro incredibile, allenandosi duramente per raggiungere un buon livello tennistico, anche se lontano dagli standard dei veri professionisti, e dobbiamo ammettere che Steve se la cavava piuttosto bene, meglio di Emma. Certo, in una gara di ballo vincerebbe sicuramente lei!".

"Nessun trucco, quello che vedete è vero tennis"

In La Battaglia dei Sessi le riprese dei momenti più emozionanti del match hanno rivelato una cura quasi maniacale dei dettagli scenici, delle riprese e anche del montaggio. Utilizzando le movenze delle controfigure dei giocatori inoltre, l'effetto finale risulta incredibilmente reale e coinvolgente: "Per noi era importante che il gioco del tennis fosse rappresentato nella maniera più corretta. Per questo siamo partiti dallo studio della partita del '73 fra Billie e Bobby, l'abbiamo studiata e analizzata con molta cura e attenzione. Senza contare che l'aiuto di un consulente sul set ci è stato di grande aiuto, proprio per capire come avremmo ripreso il match e gli scambi. Addirittura il vero allenatore di Riggs ha seguito Steve durante la preparazione e si è allenato con lui. Tutto doveva dare l'idea che stessimo assistendo ad un vero match di tennis: ogni cosa che vedete nel film è reale, non c'è computer grafica, né palline riprodotte in digitale". A proposito del film e dell'ambientazione, guardando la pasta dell'immagine (leggermente sgranata, con tonalità molto accese) sembra quasi di essere immersi negli anni settanta. La scelta tecnica, spiegano i registi, è stata quella di utilizzare una pellicola in 35mm per conferire alla Battaglia dei Sessi il giusto look vintage di cui aveva bisogno: "Abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di poter girare con una pellicola 35mm e ci piaceva l'idea di restituire allo spettatore quella ricchezza e quella varietà di colori che solitamente si trovavano nei film degli anni settanta. Amiamo girare in pellicola, perché quando utilizzi bobine che durano massimo undici minuti, sei quasi costretto ad essere più focalizzato su quello che stai facendo, e non vale solo per noi ma anche per gli attori". Dayton ha poi aggiunto che per alcune scene sono stati impiegati obiettivi e zoom dell'epoca.

"Volevamo che il film fosse divertente e coinvolgente"

Tema principale del racconto biografico di Billie Jean King è la questione sulla parità dei sessi, come dichiarato dalla stessa giocatrice quando affermava che "noi donne non vogliamo dimostrare la nostra superiorità rispetto agli uomini, ma solo avere rispetto e una paga uguale". Questo concetto nel film è bilanciato da altri fattori, come il rapporto difficile della King con la sua sessualità, senza mai sfociare nella banalità. A tal proposito Dayton e Faris spiegano che è stata proprio questa convivenza di temi a interessarli al progetto: "Eravamo attratti dalla complessità della vicenda, dalla storia personale di Billie, che pur convivendo con questi travagli interiori continuava a combattere per i suoi diritti e quelli delle donne della sua epoca. È stato bello poter intrecciare queste linee narrative senza che l'una prendesse il sopravvento sulle altre, e lo stesso discorso vale per il personaggio di Bobby". Ma oltre l'impegno sociale c'è anche l'intrattenimento e i due registi ci tengono a precisare che "Il film doveva anche essere un prodotto divertente, che potesse attirare e coinvolgere un pubblico ampio e magari, ci speriamo, risvegliare una più profonda comprensione degli argomenti trattati". Protagonista assoluta, Billie Jean King (con il volto e le fattezze del premio oscar Emma Stone) ha avuto un ruolo centrale non soltanto come fonte di ispirazione del film, ma soprattutto come consulente nella stesura dello script. "L'abbiamo coinvolta fin da subito, quando lo sceneggiatore lavorava al testo, ma anche successivamente durante il montaggio. Billie Jean è una forza della natura, una donna positiva, tutti in America la guardano con grande rispetto. È stato bello averla con noi per il tour promozionale, al Festival di Telluride e a Toronto, e siamo felici che il film le sia piaciuto".

Un'ultima domanda prima di salutarli tocca la difficoltà di fare coming out ancora oggi, nel mondo dello sport come in altri ambiti, e sulla lunga strada che porterà le donne ad avere pari diritti: "C'è una netta discrepanza in fatto di salari e siamo ben lontani dalla parità. Un uomo guadagna 1 dollaro, una donna 79 cent. Di strada ne è stata fatta e ci sono stati progressi, nella legalizzazione del matrimonio ad esempio, ma il percorso è lungo.". "Sul coming out cosa possiamo dire, se non che i personaggi pubblici continuano ad avere difficoltà ad esprimersi" raccontano Dayton e Faris, "abbiamo voluto raccontare questa storia anche per questo. Per capire cosa volesse dire dichiarare la propria omosessualità nel 1973 e quanti progressi sono stati fatti. Billie Jean condivideva i nostri stessi interessi e spera che il film possa aiutare i più giovani a non avere paura di mostrarsi per ciò che sono".

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