ROMA 2013

Intervista L'ultima ruota del carro - Incontro con il cast

Giovanni Veronesi e il suo cast al Festival del Cinema di Roma ci raccontano il suo nuovo film, L'ultima ruota del carro, che vede come suo protagonista il bravo Elio Germano.

Intervista L'ultima ruota del carro - Incontro con il cast
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Era dai tempi del terzo Manuale d'amore, risalente al 2011, che il pratese classe 1962 Giovanni Veronesi non usciva nelle sale con un lungometraggio da regista.
Sotto la produzione di Domenico Procacci, l'occasione per tornare dietro la macchina da presa gli si è presentata nel momento in cui l'amico Ernesto Fioretti, lavorante come autista nel cinema, gli ha raccontato la storia della sua vita.
Una storia che Veronesi ha deciso di riportare nel suo L'ultima ruota del carro, con Elio Germano nei panni del protagonista, Alessandra Mastronardi in quelli della moglie e Ricky Memphis impegnato a incarnare il suo migliore amico, in uscita nei nostri cinema il 14 Novembre 2013, distribuito da Warner Bros Pictures.
Una pellicola intenta a ripercorrere - attraverso la vita dell'uomo qualunque in questione - quarant'anni di storia italiana, tra uccisione di Aldo Moro, arresto di Bettino Craxi, malasanità e ascesa di Silvio Berlusconi in ambito politico.
La pellicola che ha aperto l'edizione 2013 del Festival internazionale del film di Roma, dove regista, cast e produttore, affiancati dalla cantautrice Elisa - che si è occupata della colonna sonora - e dal vero Ernesto Fioretti, hanno incontrato la stampa.

Vi raccontiamo l’italiano medio

Giovanni, con questo film abbracci un po' la Commedia all'italiana...

Giovanni Veronesi: In realtà io ho sempre dichiarato il mio amore nei confronti di quella commedia fatta da registi come Dino Risi e Mario Monicelli, per me è una cosa forte per raccontare questo paese al cinema. In questo caso, poi, non ho dovuto inventare niente, ho solo fatto il sarto e cucito la storia vera di Ernesto.

Cosa è piaciuto a Elio Germano di questo personaggio?


Elio Germano:
Innanzitutto, mi è piaciuta proprio la premessa di riscoprire questo tipo di commedia popolare con una storia riguardante, appunto, non un personaggio particolarmente famoso, ma uno di noi, un comune cittadino. La storia, poi, mi sembrava molto divertente e ho avuto modo di lavorare questa volta su diverse età. Tra l'altro, molte vicende, alla fine, non sono andate nel film.

Giovanni Veronesi: Quando gli ho proposto di essere Ernesto, Elio mi ha chiesto di poter trascorrere una sera insieme a lui. Al termine della serata mi ha chiamato e mi ha detto "Giovanni, è mio".

Questo è anche un film politico. Quanto è stato preso dalla vera vita di Ernesto?

Giovanni Veronesi:
Come ho già detto, io ho fatto solo il sarto, lui raccontava e io cucivo. Per quanto riguarda la politica, mi sembra che negli ultimi trent'anni vi sia sempre stata nelle nostre vite, in quanto bastava accendere la televisione per constatare che molte trasmissioni ne parlavano e tuttora ne parlano. Nel mio film, comunque, il momento in cui Elio cerca di imitare il sorriso di Silvio Berlusconi sui manifesti elettorali non vuole rappresentare una presa in giro, ma la verità, in quanto con quel sorriso non ha acchiappato i ricchi, bensì la gente che aveva bisogno di sorrisi.

Nel film c'è anche la storia d'amore tra il protagonista e la moglie...

Elio Germano:
In questo film non ci sono corna, raccontiamo la storia di persone che non devono imitare qualcun altro per essere felici, non scappano da se stesse, ma si prendono le soddisfazioni dal proprio rapporto sentimentale e che si fanno forza l'uno con l'altra. La verità è che queste persone non sono più presenti nei nostri film perché non vanno di moda, ma rappresentano la normalità.

Alessandra Mastronardi:
È stato bellissimo poter raccontare la storia di una coppia vera, perché Ernesto e Angela condividono la vita, parlano. Angela è un filtro tra Ernesto e il mondo, ogni volta che torna a casa gli ricorda che loro sono diversi da tutti gli altri.

Ernesto Fioretti si rivede in quanto raccontato nel film?


Ernesto Fioretti:
Giovanni non ha inventato nulla, quello che racconta nel film è tutto vero, ci ha solo messo un po' di pepe perché è un grande regista. Questa faccenda era cominciata un po' per gioco quando mi chiese di accompagnarlo a Fabriano per ritirare un premio e, lì, mi regalò questo maglioncino che indosso oggi.

Giovanni Veronesi: Io ricordo che siamo andati a mangiare in un autogrill e lui mi disse "Giova', avemo magnato peggio de quanno facevo er cuoco all'asilo, dopo ave' vinto un concorso corrotto". In quella frase mi aveva praticamente sintetizzato l'italiano medio, quindi raccontai la cosa a casa e mio fratello Sandro mi disse "Se non ci fate un film, io ci scrivo sopra un romanzo".

Ricky, Elisa e Domenico...

Ricky Memphis cosa può raccontarci del suo personaggio?

Ricky Memphis: Il mio personaggio è come Ernesto, con la differenza che non ci sta ad essere anche lui l'ultima ruota del carro, vorrebbe avere successo, ma rimane comunque un disperato.

Parliamo del rapporto tra Ernesto e il pittore interpretato da Alessandro Haber...

Giovanni Veronesi: Alessandro Haber ha detto di voler chiamare il pittore Mimmo Paladino, me lo ha passato e ci siamo messi d'accordo per vederci a Benevento nel suo studio. Lui è un genio dell'arte, sono rimasto estasiato da quella specie di luogo sacro; inoltre, è stato straordinario, perché non solo ci ha dato i suoi quadri, ma è andato anche a cercare quelli dell'epoca e ha dipinto appositamente per il film i pannelli con gli uomini neri, senza pretendere neppure un euro. Nel film il rapporto tra il pittore ed Ernesto è speciale, perché è facendo il trasportatore ufficiale delle sue opere e, quindi, avendole sempre vicine che lui, piano piano, si affeziona ad esse. Era il suo modo pop di avvicinarsi all'arte.

Il cinema italiano è da un bel po' che ama Elisa...


Elisa: Sono stata felicissima della richiesta di Giovanni, perché era un mio sogno nel cassetto fin da bambina comporre l'intera colonna sonora di un film. È completamente diverso dallo scrivere una canzone, mi sono messa al servizio di una storia e dei suoi personaggi, che ho potuto tradurre a livello musicale.

Per Domenico Procacci è la prima esperienza insieme a Giovanni Veronesi...

Domenico Procacci: Sì, Giovanni mi era sembrato un po' troppo esuberante perché diventassimo amici, mentre mi sbagliavo, abbiamo lavorato benissimo.

Il punto di vista ideologico del film è quello di Ernesto o del regista?


Giovanni Veronesi: Ribadisco, il film è una commedia, quindi ha anche gli aspetti politici nel contorno di Ernesto, ma sempre affrontati con ironia. Io sono molto più corrotto di lui, perché mi sono lasciato corrompere dagli anni Ottanta. La cosa bella della sua vita è che è una persona veramente normale, di quelle che non avranno mai una medaglia. Perché, questo voglio dirlo, in Italia si parla sempre di chi non paga le tasse e che, quindi, è ricercato, ma delle persone che le pagano non ne parla mai nessuno. Questo film è il mio regalo per Ernesto.

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