Intervista L'Evocazione - The Conjuring: James Wan [2]

Seconda parte dell'intervista al più noto regista horror contemporaneo!

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All’inizio c’era Amityville, poi Harrisville. L’Evocazione - The Conjuring narra la vera storia di Ed e Lorraine Warren (interpretati nel film da Patrick Wilson e Vera Farmiga), investigatori del paranormale di fama mondiale, chiamati ad aiutare una famiglia terrorizzata da una presenza oscura in una fattoria isolata. Costretti ad affrontare una potente entità demoniaca, i Warren si trovano coinvolti nel caso più terrificante della loro vita.
Diretto da James Wan, la mente dietro a pellicole come Saw - L'Enigmista e Insidious, L’Evocazione - The Conjuring promette di essere per davvero il film più spaventoso del 2013. Anche perché, una volta tanto, la dicitura "tratto da una storia vera" non è una ingannevole tagline ma corrisponde a verità, dato che il film è basato sulle esperienze e le memorie dei conuigi Warren.
In questa intervista in due parti (la prima la trovate qui) al regista malese scopriamo qualcosa di più sul progetto e su come si sono svolte le riprese.

Ci può parlare di Lili Taylor e Ron Livingston e del contributo che hanno portato alle interpretazioni di Carolyn e Roger Perron?
Sin dall’inizio, una delle cose che volevo veramente evitare è il classico film su una casa infestata dai fantasmi in cui la moglie e i bambini vedono di tutto, mentre il marito non vede niente. E quindi il marito non crede a quello che dice il resto della famiglia, e ci sono pianti e litigi. Ne abbiamo visti molti di film del genere.
Perciò, sin dal principio, volevo un marito che solo inizialmente non ha esperienze dirette, volevo qualcuno che sarebbe stato sensibile, che non avrebbe pensato che la moglie mentisse e che avrebbe creduto alla sua famiglia. E avevo bisogno di un attore in grado di far funzionare il tutto. Un attore capace di ottenere, da subito, la simpatia dello spettatore, perché è una persona buona, un buon padre di famiglia.
E non c’è nessuno più amabile di Ron Livingston. E’ una persona fantastica, gentilissima. Ron è davvero favoloso. Inoltre, è anche un grande attore. Credo riesca a instillare dell’affetto nello spettatore nei confronti della sua famiglia. Credo fermamente che le scene funzionino solo se si prova dell’affetto nei confronti della famiglia.
E poi Lili Taylor, wow, è fantastica, soprattutto considerando quello che deve sopportare il suo personaggio. Credo abbia fatto un lavoro magnifico. Con The Conjuring ho avuto la fortuna di avere un grande cast. E ci tengo a dire che anche i bambini in questo film sono fantastici.

Com’è stato dirigere le cinque ragazze che nel film interpretano le figlie?
Sono incredibili. Pensavo che si sarebbero spaventate, mentre invece non facevano altro che dire ‘Oh, guarda che make-up. E’ fichissimo!’ ed io pensavo, ‘Okay. Bene. Sono contento che capiscano che è tutta finzione, che non è reale.’ Credetemi, è importante che gli attori bambini riescano a capire la differenza tra ciò che è reale e ciò che non lo è.
Ma voglio anche dire che io creo un’atmosfera molto allegra sul set. Mi piace pensare che i miei set siano davvero felici, che nonostante il film sia spaventoso, nel momento in cui grido ‘Stop’ tutti si divertono, soprattutto i bambini. Le ragazze interpretano delle sorelle e sono andate d’accordo come delle vere sorelle, si sono divertite molto a lavorare su questo set.

Ho sentito dire che sarebbero capitate delle cose terrificanti sul set, mentre giravate il film. Lei ha vissuto qualche esperienza particolare?
Sul set? L’unica cosa che mi ha davvero spaventato è stata quando Lorraine ha fatto visita al set. Ha visitato la casa a due piani che abbiamo ricostruito negli studi di posa ed io ho pensato ‘Beh, non è una casa spaventosa. L’abbiamo costruita sei settimane fa’, giusto? Quindi so che non è quella vera. E’ solo un set. E’ finta.’
Ma quando Lorraine è uscita, ci ha detto, ‘La stanza dello specchio, al piano di sopra. Ho sentito una vibrazione in quella stanza. Ho sentito un’energia negativa’ Al che io la guardo e dico, ‘Lorraine, non è reale. Non è una vera casa. E’ un set.’
E lei, ‘Tesoro, non è del set che sto parlando. Lo avverto negli oggetti di arredamento che ci sono nella stanza.’ E a quel punto mi rendo conto che il mio scenografo ha arredato la casa con degli oggetti provenienti da vecchie abitazioni di campagna, trovati nel Wilmington, [Nord Carolina], e comprati a prezzi stracciati.
Lorraine ha sempre detto che gli spiriti non si trovano solo nei luoghi ma anche negli oggetti.

Deve aver imparato molto sul paranormale, sugli spiriti e su tutto quello che concerne questo film. Vero?
Pensavo di saperla lunga prima, ma dirigere questo film sui Warren mi ha fatto capire cosa ci sia dietro a tutto, come ad esempio le tecniche che si usano e di cui non sapevo nulla. Molte delle cose che facevano sono davvero tecniche. Anche se loro ne parlano con grande nonchalance.

Nei suoi film è famoso per l’uso degli effetti speciali fisici. Ci può parlare dell’equilibrio tra effetti speciali fisici e CGI in questo film?
Il motivo per il quale i miei film sono efficaci è che non mi affido molto alla CGI. Credo che i film risultino più spaventosi in questo modo. In genere, quando senti le persone raccontare le esperienze spaventose che hanno vissuto, c’è sempre di mezzo una porta che cigola e l’oscurità. Oppure un tavolo che si muove nel buio. Sono in cucina indaffarati, impegnati a lavare i piatti, quando con la coda dell’occhio vedono passare una persona. Giusto? E in questi casi non sono necessari dei grandi effetti speciali. Basta una persona che passa, e se giri bene la scena, se la catturi bene, ottieni l’effetto giusto; a quel punto riesci a fare davvero paura. E’ questo che cerco di fare in tutti i miei film. E credo sia questa la ragione per la quale funzionano così bene.

Ci può parlare del suo uso della musica? Perché sembra contribuire, assieme ad altri elementi, alla creazione dell’atmosfera dei suoi film?
Non so come parlarne da un punto di vista filosofico perché è una cosa puramente istintiva. Credo semplicemente di sapere quando i momenti debbano essere più tranquilli e quando invece sia necessaria un po’ di musica. E soprattutto, quale tipo di musica usare. Gli strumenti a corda oppure il pianoforte, che è più malinconico. So quando è il momento in cui una corda di violino alta può farti venire la pelle d’oca.
Sono questi piccoli elementi che so gestire. Non so dove l’ho imparato, credo sia una cosa innata. E so quando usare questa mia abilità.

E’ sempre stato un fan degli horror e ha sempre saputo di volerne fare?
Si, quando ero giovane adoravo questo genere. Ho visto Poltergeist quando ero ancora molto piccolo e quel film mi ha spaventato per tutta la vita, quello e Lo Squalo. Sono terrorizzato dall’oceano a causa di Lo Squalo. E, ora, come filmmaker, quelle pellicole mi fanno capire il potere del cinema. E’ una cosa che mi piace molto: mi piace l’idea di emozionare le persone, di farle ridere, di farle saltare dalla paura. Quindi, penso che il genere horror mi permette di centrare il cuore e le emozioni degli spettatori. E’ per questo che mi pagano. E quindi lo faccio.

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