Intervista Kingsman: Secret Service

Colin Firth, Taron Egerton e i Take That raccontano la loro esperienza col nuovo cinefumetto di Matthew Vaughn

intervista Kingsman: Secret Service
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Uscirà in tutti i cinema il prossimo 25 febbraio Kingsman - Secret Service, il nuovo film con protagonisti Colin Firth e Taron Egerton e un ricco cast di comprimari, da Michael Caine a Samuel L. Jackson. Basato sull'omonimo fumetto di Mark Millar e diretto da Matthew Vaughn (che collaborano nuovamente dopo Kick-Ass), il film racconta la storia di un'organizzazione segreta di super spie che recluta un grossolano, ma promettente, ragazzo di strada per far parte del competitivo programma dell'Agenzia, mentre un ricco megalomane mette a punto un letale piano criminale su scala globale...
A presentare il film alla stampa italiana, in questi giorni, sono arrivati i due protagonisti del film, Colin Firth e Taron Egerton, oltre al notissimo gruppo musicale dei Take That, autore della canzone ufficiale del film, Get Ready For It. Sentiamo cosa hanno raccontato riguardo alla loro esperienza col film e col suo regista.

Signor Firth, ha mai sognato, da piccolo, di essere un agente segreto?
Colin Firth: Eccome! Volevo essere un agente segreto... anche se in realtà non sarei stato un granché. Del resto la mia generazione è cresciuta con i vari James Bond, John Steed, l'Harry Palmer di Michael Caine...

Vaughn Style

Come si configurerebbe l'esistenza di un'organizzazione come quella dei Kingsman, nel mondo attuale?
Colin Firth: Credo che un'organizzazione del genere, così incredibilmente dotata di mezzi e di fondi, possa esistere solo nel mondo del fantastico: a cavallo tra i film di spionaggio alla 007 e i miti come quello dei Cavalieri della Tavola Rotonda. E per fortuna: sarei spaventato a morte se esistessero cose del genere nel mondo reale, dove non c'è una dicotomia così grande tra bene e male come nei film.

E a proposito, nel corso della pellicola si ripete spesso il concetto del “non è quel tipo di film”. Che film è, allora, Kingsman?
Colin Firth: È un film di Matthew Vaughn! (ride)
Taron Egerton: È come un Bond di Roger Moore, ma attualizzato al 2015. È cinematografico ma anche teatrale, una spy story d'azione con dell'umorismo insito.

Visto il particolare stile dei film di Matthew Vaughn, vi sentite più delle vere super-spie o personaggi usciti da un fumettone stile Kick-Ass?
Taron Egerton: Be', l'impianto è molto teatrale e pieno di scene e azioni impossibili nella realtà, caricate al massimo per essere scenografiche.
Colin Firth: Esatto, non si emula la realtà, quanto casomai l'atmosfera di altri film del genere.

Signor Firth, lei è spesso un emblema di compostezza britannica, coi suoi ruoli. Ma è così anche nella realtà oppure ogni tanto perde la calma anche lei?
Colin Firth: Be', a guardare le partite dell'Arsenal perdo la calma eccome! (ride) Solitamente lo sono, ma come tutti ho i miei momenti di irascibilità. Comunque una delle gioie del mio lavoro è l'interpretare ruoli diversi: in alcuni sono come vorrei essere e non sono in realtà, in altri è come non sono e non vorrei mai essere... fa parte del gioco. E del resto l'idea della compostezza fa parte del gentleman britannico. Ma anche noi inglesi perdiamo le staffe: allo stadio o ai concerti perdiamo ogni compostezza.

Tutti connessi

Voi Take That cosa ci dite di quest'esperienza?
Gary Barlow: È la terza volta che collaboriamo con Matthew per un film, dopo Stardust e X-Man: L'inizio. Ci ha chiamati l'anno scorso a visionare una versione preliminare del film, senza CGI e con inserti disegnati. Abbiamo carpito il mood del film e tre giorni dopo avevamo già il pezzo musicale, che lo ha molto soddisfatto, per fortuna. È stato divertente.

Come vi siete preparati fisicamente al ruolo? Date le coreografie, erano lezioni di lotta o di danza?
Colin Firth: Direi più di danza! (ride) Ed è stato durissimo, per entrambi. Lui è arrivato dopo di me e ha anche dovuto recuperare. Io mi allenavo tre ore al giorno, ed è durato sei mesi. E mentre ero ancora alle prese con Magic in the Moonlight di Woody Allen. E comunque, sì, nella vita reale non potrei certo fare a botte... al massimo ora potrei accennare qualche passo di danza.
Taron Egerton: Sì, è stata dura. La condizione era chiara: potevo avere la parte solo se fossi stato fisicamente preparato. Tanto duro allenamento che però mi ha spinto dove non pensavo di arrivare, come ad arrampicarmi sulle corde. Cose che ora non riuscirei più a ripetere, però! (ride)

Nel film si parla di come oramai siamo tutti connessi, costantemente alla rete. E voi?
Taron Egerton: Noi giovani siamo davvero assuefatti di social network. Io in primis, mi rendo conto che c'è un sacco di spazzatura ma sto lì e leggo comunque quel che mi passa davanti (ride). Fa un po' paura la cosa, non è ancora ben regolamentata.
Colin Firth: Io non sono sui social network, non mi interessano e non ne so praticamente nulla. Credo che le nuove tecnologie abbiano un potenziale enorme ma siano spesso mal sfruttati. Con un cellulare si può oramai anche girare un bel film, ma allo stesso momento alienarsi: ho visto gente, a Venezia, che guardava costantemente il cellulare o fotografava quel che mangiava invece di ammirare le meraviglie che aveva intorno.
Gary Barlow: Noi dei Take That usiamo molto i social network per stare in contatto coi fan. C'è anche un aspetto didattico, nella cosa, anche se sorgono problematiche. Però è interessante per imparare cose nuove e comunicare velocemente... tipo chiamare i figli in tavola! (ride)

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