Intervista John Carter: la parola ad Andrew Stanton [2]

La seconda parte della nostra esclusiva intervista ad Andrew Stanton

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Come aveva immaginato di realizzare “John Carter” dato che il materiale ha compiuto cent’anni?
Ho sempre immaginato facilmente l’inizio del 20° secolo perché quello è il periodo in cui è stato creato il personaggio di John Carter e la storia ha luogo. Era considerato attuale nel momento in cui le storie furono pubblicate, il 1912. E’ molto simile all’atmosfera dei libri di H.G. Wells e Jules Verne. La visione della scienza e della futura tecnologia riflette il modo in cui la gente vedeva il mondo in quel periodo. Penso che parte del fascino esercitato da questi libri e dai loro personaggi sia collegato proprio al fatto che non sono radicati nel nostro tempo, bensì nel periodo che ha seguito la guerra civile. Volevo che non soltanto la Terra bensì anche Marte avesse questo gusto, per diventare unico, senza dover subire paragoni con gli attuali film fantasy o di fantascienza.

Ma se avessi dovuto rendere il libro letteralmente, così come è stato scritto, il film sarebbe risultato antiquato e pieno di cliché. Ho pensato che per renderlo credibile, doveva avere il look di un film d’epoca, di un periodo di cui non si sa molto e che quindi trasmette tutta la credibilità di un film storico ben documentato. La cosa che più mi premeva era l’autenticità, la credibilità, riuscire a trasportare il pubblico in un luogo che ai suoi occhi sembri reale.

Poiché si tratta di fantascienza vista attraverso gli occhi di una persona che ha vissuto un secolo fa, abbiamo voluto creare un’atmosfera un po’ fuori moda. Volevo trovare dei luoghi veri e renderli ‘d’epoca’, sia sulla Terra che su Marte.
Abbiamo girato nello Utah, il cui paesaggio ha una qualità quasi ultraterrena. C’è una zona dello Utah che sembra un oceano morto, la topografia assomiglia a quella di Marte, quindi sembra davvero di stare in un altro mondo. Volevo che il pubblico avesse la sensazione di vivere il periodo romantico di un altro mondo perché una delle cose belle di quei libri è che tutti possono volare, o meglio, fluttuare in aria. Ci sono grandi navi con le vele gonfie di vento, che riescono a sfruttare l’energia della luce riflessa sulla superficie del pianeta, un po’ come un disco da hockey, quindi volevo l’effetto del volo planato che ha preceduto l’avvento dei motori. Trovo affascinante anche il fatto che Marte sia un pianeta morente, e c’è qualcosa di molto romantico e misterioso rispetto al deserto.

Qual è stato il Suo approccio nell’adattare il libro?

"La cosa che più mi premeva era l’autenticità, la credibilità, riuscire a trasportare il pubblico in un luogo che ai suoi occhi sembri reale."

Ero un grande fan dei libri da bambino e da adolescente, ma poi a un certo punto ho smesso di leggerli, portando con me il ricordo di quelle storie, fino a quando non sono diventato adulto. A 30 anni ho riscoperto i libri e li ho riletti, con gli occhi di qualcuno che nel frattempo è diventato scrittore e che ha fatto dei film. Li ho apprezzati nuovamente, non solo perché raccontano storie bellissime, ma anche perché ho sentito la necessità di riadattarli per farne un film che contenesse l’atmosfera di quei libri. Compito del filmmaker è anche quello di adattare un libro per lo schermo. La cosa più importante non è tanto restare fedeli, ma riuscire a far provare al pubblico quello che hanno provato i lettori leggendo la storia nel libro.

Questo per me è il segno di un buon adattamento ed è quello che ho cercato di fare. Ho letto tutti gli altri libri della serie, scoprendo magari che in un’altra storia c’era un personaggio che risultava più funzionale alla nostra storia, che arricchiva il racconto, e che a mio avviso andava esplorato. In questi libri ci sono una incredibile quantità di battaglie e combattimenti, e questo dipende dal fatto che inizialmente i capitoli venivano pubblicati periodicamente, in una rivista, e per leggere un altro capitolo bisognava attendere il mese successivo. Perciò ogni capitolo finiva in modo sospeso, per catturare l’attenzione del lettore.
Al fianco di Mark Andrews e Michael Chabon ho lavorato per riuscire ad amalgamare il tutto, ottenere il ritmo giusto della storia, e coprire un arco temporale più consono ad un racconto cinematografico, pur conservando gli aspetti migliori dei libri.

Pensa di essere riuscito a creare un equilibro credibile fra una storia realistica ed una storia fantastica che presenta marziani verdi, alti due metri e mezzo e dotati di quattro braccia?
Penso di sì. Le idee e le creature descritte da Edgar Rice Burroughs in questi libri sono ovviamente frutto di pura fantasia. Ma questo è proprio l’aspetto che ho cercato di superare. Come si fa a presentare un essere di due metri e mezzo con tanto di zanne e quattro arti e pretendere che il pubblico lo trovi credibile? Il pubblico deve solo pensare che forse potrebbe esistere. Il modo in cui abbiamo trattato il film non è stato cercare la fantasia ma l’opposto. Come posso far credere che queste cose seguono le leggi della natura e le regole della realtà in un altro pianeta?
Questo è il modo in cui abbiamo lavorato: presentar questo mondo come se fosse semplicemente un’altra meta di viaggio, un luogo esotico che si trova nel nostro universo ma di cui non sappiamo nulla. Questo è l’approccio che abbiamo scelto e secondo il quale abbiamo preso le nostre decisioni legate al film.

Ci può descrivere il film a grandi linee?

"Il mondo in cui è capitato sta attraversando una crisi e John si rende conto di poter svolgere un ruolo fondamentale per riportare l’equilibrio. La questione è se lo farà o meno."

‘John Carter’ è una grande avventura epica dai risvolti romantici, ricca d’azione e di intrighi politici. Il soggetto, scritto molto tempo fa, ha letteralmente inaugurato sia il genere d’avventura che i fumetti.
Non è facile tornare a questo libro senza sembrare che stai imitando qualcos’altro perché è stato una fonte di ispirazione per 100 anni.
In breve, la storia segue le avventure di John Carter, un disilluso veterano della Guerra Civile che si ritrova magicamente su Marte. Nonostante i suoi tentativi di tornare sulla Terra, su questo pianeta alieno l’uomo troverà una inaspettata seconda occasione di vita.

C’erano elementi che fin dall’inizio voleva che fossero presenti nel film?
Ci sono tante scene che avrei sempre desiderato vedere. Ad esempio l’idea di Carter che si risveglia su Marte accorgendosi di poter camminare a 15 metri dal suolo, era così accattivante sia per Mark Andrews che per me, che l’abbiamo subito tradotta in storyboard ancor prima di scriverla nel copione.

Può parlarci del personaggio di John Carter e del suo dilemma?
La cosa che più mi affascina della storia è che parla di uno straniero in terra straniera, di un uomo che diventa, suo malgrado, straordinario. E’ come qualcuno a cui viene fatto un dono e che deve decidere se utilizzarlo per il bene degli altri o tenerselo per sé. John Carter è un uomo ad un bivio. E’ un veterano della Guerra Civile che ha perso il senso della vita e si sente svuotato. Va in Arizona in cerca di fortuna, e si isola sempre più. Ma nel frattempo entra in contatto con una infiltrazione universale che improvvisamente lo catapulta su Marte. Lì si rende conto di poter saltare fino a 30 metri, per via della differenza di gravità, e di aver acquistato una forza maggiore, quella di tre o quattro uomini insieme. Il mondo in cui è capitato sta attraversando una crisi e John si rende conto di poter svolgere un ruolo fondamentale per riportare l’equilibrio. La questione è se lo farà o meno.
Mi piace l’idea di un personaggio problematico, che una morale e dei suoi valori ma che la vita ha bistrattato. John non vuole tornare nel suo mondo per essere la persona che era prima. L’unica cosa che può fare per ritrovare la propria umanità è abbandonare la Terra e vivere fra i Marziani.

Ci può parlare delle altre culture su Marte e come le ha portate in vita?
Uno dei personaggi più memorabili nella serie di libri, al di là di John Carter, è Tars Tarkas, il leader della tribù degli Uomini Verdi chiamati Thark. Queste creature sono descritte come esseri alti dai 2 ai 4 metri, con zanne e quattro arti superiori. E’ una visione molto fantasiosa e la prima cosa che abbiamo affrontato nel film era come riuscire a renderle credibili e inserirle nel contesto del deserto, affinché risultassero una specie naturale di Marte. Abbiamo ideato la fisiologia di queste creature basandoci sugli abitanti del deserto, fra cui gli aborigeni, i guerrieri Masai, i beduini. Abbiamo reso i Thark molto magri e nodosi, per dare l’idea di una razza che ha trascorso tutta la vita cercando di sopravvivere nel deserto, che sta attraversando tempi duri e la cui intera esistenza è a rischio.
Ci sono molte creature su Marte che hanno più arti. C’è un cucciolo con dieci zampe chiamato Calot, che è una sorta di lucertola bulldog. Il set è stato popolato dal Thoats, con otto gambe, e dalle scimmie bianche con quattro braccia. Speriamo che il pubblico non si soffermi a pensare al loro aspetto ma che lo accetti come accetterebbe quello di una qualsiasi altra creatura al mondo.

Parliamo delle navi volanti marziane: come le ha progettate per riflettere il periodo storico che avete rappresentato nel film?
Le navi aeree sono state ideate in un periodo in cui esistevano i velieri. Pertanto, pensando ai materiali con cui sarebbero stati realizzati in quell’esatto periodo storico, abbiamo utilizzato porcellane antiche e legno, nessun materiale creato dall’uomo. Non c’è elettricità su Marte, ma c’è un elemento chiamato Radium, che è una risorsa molto rara che gli abitanti possono utilizzare come una specie di energia infiammabile, con lo stesso funzionamento delle batterie per le automobili. Di conseguenza, tutto in queste navi è prodotto dall’energia manuale.
La parte divertente è stata occuparsi di come queste navi vengono praticamente pilotate e fatte volare. Abbiamo persino creato un vero e proprio gergo tecnico e una routine di lavoro fra tutti i membri dell’equipaggio per conferire una maggiore autenticità a queste navi.

Non perdetevi la terza e ultima parte dell'intervista esclusiva, on line venerdì alle 14:00!

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