Intervista Incontro con Nicolas winding Refn

Il cineasta danese a Roma per presentare la sua seconda pellicola con protagonista Ryan Gosling

intervista Incontro con Nicolas winding Refn
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Ottenute venticinquemila preferenze, è stato riconosciuto come il miglior film del Festival di Cannes 2013 dal popolo di internet.
Con Ryan Gosling nei panni di un criminale impegnato a gestire un club di pugilato in Thailandia come copertura per il traffico di droga e Kristin Scott Thomas in quelli di sua madre, a capo di una potente organizzazione malavitosa, Solo Dio perdona è la pellicola che segna il ritorno dietro la macchina da presa per il danese Nicolas Winding Refn, a due anni da quel Drive che - sempre interpretato dal protagonista di Blue Valentine - gli fece ottenere la Palma per la miglior regia presso la citata, prestigiosa manifestazione cinematografica.
Una violenta storia di vendetta costruita su lenti ritmi di narrazione e che vede coinvolto anche un eccezionale Vithaya Pansringarm nel ruolo di un poliziotto in pensione che opera basandosi su un'idea di giustizia molto personale, mentre la donna lo tiene proprio come primo della lista da eliminare tra coloro che si sono macchiati della morte del figlio maggiore Billy alias Tom Burke.
Proprio in occasione dell'uscita del film nei circuiti italiani, distribuito da 01 distribution a partire dal 30 Maggio 2013, il regista è approdato a Roma per incontrare la stampa.

Tutti gli uomini (e donne) del Refn

Nonostante i toni da festival, il film, a partire dal titolo, presenta diversi elementi che lo legano ai b-movie...

Nicolas Winding Refn: A me piace molto il cinema italiano e amo lo Spaghetti western, ma, non essendo italiano, non potevo farne uno; quindi, ho deciso di andare a Bangkok e di fare un film che richiamasse nel titolo Dio perdona... io no!.
Gli Spaghetti western hanno una realtà più surreale e, allo stesso tempo, più sottotesto rispetto ai film western americani. Comunque, possiamo dire che Solo dio perdona è un film più italiano che americano.

Lo Spaghetti western, tra l'altro, traeva ispirazione da Akira Kurosawa, regista di cui si avverte una certa influenza in questo film, come pure quella di Takeshi Kitano...

Nicolas Winding Refn: Io amo tutti i registi e le tipologie di film; in genere, noi siamo i figli di ciò che ci ha fatto crescere. Mi piacciono Kurosawa, Ozu e tutto il cinema asiatico; mi sento un alieno, per me è come viaggiare nello spazio. Poi, mi piacciono anche molti registi moderni come Park Chan-wook e c'è un film che ho amato molto: Le lacrime della tigre nera.

Questo film, tra l'altro, è dedicato ad Alejandro Jodorowsky...

Nicolas Winding Refn: Credo che Jodorowsky sia uno dei registi che maggiormente influisce sul cinema, più di quanto la gente sappia, come Kenneth Hunger. Però, anche Dreyer, John Ford e Godard. Per quanto riguarda Jodorowsky, soprattutto negli anni Novanta, quando i suoi film erano introvabili in vhs e bisognava trovarli tramite persone che ne possedevano una copia, per me quello era un po' come il modo di fare cinema andando contro le leggi della cinematografia. Alla fine, sono riuscito a vedere El topo e La montagna sacra e quello era il cinema che volevo fare, un'esperienza che andava oltre. Negli ultimi due anni ho avuto anche l'occasione di incontrarlo personalmente e di ringraziarlo per il suo cinema.

Hai dichiarato che hai sempre pensato che avresti fatto film sulle donne, invece hai finito per farli su uomini violenti...

Nicolas Winding Refn: Tendenzialmente, a me gli uomini non piacciono, perché non amo fare le cose che fanno loro, come andare nei bar in cui le donne fanno striptease, bere birra e fare sport. In realtà, non saprei rispondere a questa domanda, posso solo dire che mi piace ciò che fanno le donne, ma non so perché ho realizzato un film come questo. Mi è piaciuto molto anche lavorare sul personaggio di Kristin Scott Thomas.

Parliamo proprio dell'incontro con Kristin Scott Thomas...


Nicolas Winding Refn: Avevo sentito dire che lei voleva lavorare con me e che aveva letto la sceneggiatura. Ovviamente, io non ho mai tanti soldi e cercavo in Gran Bretagna una sconosciuta da mettere nel film, poi, invece, mi sono incontrato con lei a Parigi. Io la conoscevo nei suoi ruoli classici, però mi sono subito reso conto del fatto che non avrebbe avuto problemi a trasformarsi nella strega. Tra l'altro, è una donna molto sexy e, trattandosi di un film sul rapporto tra madre e figlio, questo era un ruolo complicato.

Nicolas il ribelle

Questo è un film particolare, un po' come lo fu il tuo Bronson...

Nicolas Winding Refn: Fortunatamente, devo dire che io ho sempre potuto godere della libertà creativa nel fare film e, finora, l'ho ritenuta più importante dei soldi e ho potuto rifiutare diverse offerte dagli studios. Poi, la libertà creativa te la prendi, perché sono tante le persone che cercano di influenzarti, è come scendere in guerra.

Da giovane eri più ribelle rispetto a oggi?

Nicolas Winding Refn: Diciamo che ho un radicato odio nei confronti dell'autorità che ancora conservo e credo che il buon gusto sia nemico della creatività. Diciamo che il mio lato punk lo conservo, perché, anche se con il passare degli anni sono diventato più furbo, ritengo vada conservato.

In passato hai dichiarato di avere apprezzato molto la lezione di Gualtiero Jacopetti...


Nicolas Winding Refn: Io amo Gualtiero Jacopetti e so che nella sua carriera ci sono stati molti demoni. Sono un suo fan. Colleziono tutto ciò su cui posso mettere le mani e, in un certo senso, è molto simile ad Alejandro Jodorowsky.

Nei titoli di coda del film è presente anche un ringraziamento a Gaspar Noé...


Nicolas Winding Refn: Io amo i film di Gaspar Noé, siamo anche amici e mi è venuto a trovare a Bangkok sul set del film.

Quale sarà il prossimo film?

Nicolas Winding Refn:
Ora sto per fare una serie televisiva intitolata Barbarella, poi, mi piacerebbe veramente tanto realizzare un horror e una commedia.

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