Intervista Incontro con i registi di P.O.E.

Sette giovani registi ci parlano dell'attuale horror italiano

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Avevamo già avuto modo di parlarne ai tempi dell'edizione 2012 del Fantafestival, dove venne presentato in anteprima.
Strutturato in tredici episodi firmati da ben quindici registi indipendenti, P.O.E. - Poetry of eerie (2012), volto a rivisitare in maniera originale ed atipica la poetica dello scrittore originario di Boston Edgar Allan Poe, approda nelle sale del circuito Distribuzione indipendente in una versione ridotta.
Infatti, mentre il lungometraggio integrale sarà disponibile on demand su Own air (www.ownair.it), l'edizione lanciata in sala presenta soltanto gli otto segmenti Silenzio, La sfinge, La verità sul caso Valdemar, Le avventure di Gordon Pym, L'uomo della folla, Il gatto nero, Il giocatore di scacchi di Maelzel e Canto.
E, proprio in occasione dell'uscita del film, quattro dei registi - ovvero Domiziano Cristopharo, Edo Tagliavini, Paolo Gaudio e Paolo Fazzini - hanno incontrato la stampa presso la Casa del cinema di Roma; prima ancora di una tavola rotonda riguardante il nuovo cinema horror indipendente che ha visto protagonisti Federico Greco, Ivan Zuccon e Raffaele Picchio, rispettivamente autori de Il mistero di Lovecraft - Road to L. (2005), Colour from the dark (2008) e Morituris (2011), trasformatosi in un vero e proprio caso perché bloccato dalla censura italiana.

Un Poe di registi

Perché questo progetto?

Domiziano Cristopharo: Questo progetto è nato circa due anni fa all'interno di un piccolo festival indipendente, dove vari registi hanno proposto i loro lavori e si è pensato di fare qualcosa insieme. L'idea era quella di concepire un prodotto che fosse omogeneo. Si è scelto un unico autore, quindi Edgar Allan Poe, per proporlo ricorrendo a una certa novità. Comunque, anche Sakura Itou, regista dell'ultimo episodio, sono io sotto pseudonimo (ride). Tra l'altro, anche P.O.E. 2 è pronto ed è stato presentato in diversi festival, aggiudicandosi un premio speciale a Torino. Quello è più horror, mentre questo è maggiormente incentrato sulla poesia.

Cosa vi ha portati a scegliere un determinato approccio?

Edo Tagliavini: Io ammetto che la ragione principale è il fattore economico, quindi sono andato a cercare il racconto che avesse meno personaggi. Invece, per quanto riguarda il fatto che nel mio episodio è presente anche l'ironia, mi piace l'horror infarcito di umorismo.

Paolo Fazzini: L'uomo della folla, il racconto da cui ho tratto il mio episodio, è sempre stato il racconto di Poe che maggiormente mi è rimasto impresso; attualizzarlo è stato facile, perché già era molto attuale. Al racconto mancava solo un colpo di scena finale, perché si trattava di letteratura, non di cinema. Poi, a me piace girare di notte ed usare molte musiche.

Paolo Gaudio: Il gatto nero è uno dei racconti più famosi di Poe ed è stato indagato dal cinema in tutti i modi. Poi, avevo la possibilità di usare Poe come protagonista, la cosa, quindi, rendeva tutto più buffo.

Mentre realizzavate il film, vi facevate vedere tra voi i corti?

Paolo Gaudio: Ognuno di noi era libero, non avevamo alcun condizionamento esterno; con Domiziano ci mandavamo delle still, ma niente più. Io, comunque, mi sono divertito molto.

Edo Tagliavini: L'unica indicazione era quella di prendere un elemento di Poe per trarne una storia.

Domiziano Cristopharo: Sì, alla fine i vari episodi sono stati una sorpresa per tutti. Comunque, era più che altro un modo per dimostrare che esistiamo, perché, in realtà, l'horror italiano non è mai morto, è solo il sistema a non funzionare in questo paese.

I cavalieri della tavola rotonda... horror!

Voi siete tutti registi di horror?

Domiziano Cristopharo: Diciamo di no, perché Edo, anche se ha esordito con Bloodline, viene da tutt'altro, Paolo Fazzini dal drammatico violento e Paolo Gaudio fa cartoni animati. Nel film, poi, ci sono anche documentaristi, l'episodio più horror è Le avventure di Gordon Pym, diretto da Bruno Di Marcello e Giovanni Pianigiani.

Esiste veramente un odierno panorama horror indipendente italiano?

Ivan Zuccon:
Secondo me, un regista è un regista, non credo esista un regista che vuole fare solo film horror. Il panorama horror italiano secondo me è straordinario, sono allibito dal fatto che ciò non venga riconosciuto. Senza togliere nulla agli altri, secondo me Domiziano è un artista straordinario; questa non è una tavola rotonda, ma una tavola imbandita!

Federico Greco: Io ho un'idea un po' particolare dell'indipendenza, perché l'indipendenza si conquista. Stanley Kubrick diventò indipendente dopo Spartacus, quando vide che a Hollywood c'era un sistema devastante e decise di trasferirsi a Londra. Tempo fa ho presentato un cortometraggio al MIBAC e, sorprendentemente, non solo lo hanno finanziato, ma si sono aggiunti a esso attori professionisti come Gianmarco Tognazzi, Regina Orioli e Alberto Di Stasi. Quindi, esistono attori importanti che vorrebbero essere coinvolti in horror a zero budget, lo so benissimo, il genere li attrae perché, dall'altra parte, interpretano la solita roba che, anche se gli fa guadagnare soldi, li annoia.

Raffaele Picchio: Come in Rashomon di Kurosawa, qui ognuno potrebbe raccontare la realtà con il proprio punto di vista. Per quanto riguarda la situazione attuale, le distribuzioni sono state ammazzate dai due grossi cartelli che comandano tutti, ma anche dal fatto che le persone non vanno più al cinema e lo spettatore non viene educato. In poche parole, le distribuzioni sono gli spacciatori e lo spettatore il tossico, ma i tossici non ci sono più. Qui non c'è nessuna rinascita dell'horror e, nonostante la sua morte, noi andiamo avanti, direi che siamo dei profanatori di tombe. Poi, non è vero che lavorare da indipendenti è bello, perché farlo comporta scelte morali ed economiche e, dopo che hai fatto tutti gli sforzi possibili, arriva il vietato ai minori di diciotto anni o, come nel mio caso, che il tuo film venga del tutto bloccato.

Cosa significa sperimentare?

Federico Greco: Per quanto mi riguarda, quando penso una storia horror non posso girarla altro che in quel modo. Va bene che il pubblico va educato, ma da chi, da noi? Io non credo che vada educato, credo solo che dobbiamo trovare delle storie da raccontare.

Ivan Zuccon:
Poche settimane fa sono andato a vedere un film low budget in una multisala, ma le inquadrature erano tutte sfocate e l'audio si sentiva in un solo canale. Al termine del film, ho provveduto a chiedere agli spettatori se avevano notato qualcosa, ma la maggior parte non si era accorta di nulla. Il problema educativo è qui, ma tutti scaricano i film illegalmente e nessuno dice nulla. Cominciassero a fare multe a queste persone.

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