Intervista Fuga di Cervelli

Paolo Ruffini e cast ci raccontano il suo esordio alla regia

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Lei, la bella, è Olga Kent, che qualcuno ricorderà essere stata partner di Dario Bandiera nel cinepanettone Filmauro Vacanze di Natale a Cortina (2011) di Neri Parenti, mentre loro, gli scatenati, simpatici dementi che le corrono dietro fino a Oxford, dove è andata dopo aver vinto una borsa di studio, sono nomi noti al pubblico di YouTube: Frank Matano, Andrea Pisani, Luca Peracino e il Gugliemo Scilla che, meglio conosciuto con lo pseudonimo Willwoosh, sul grande schermo è stato già visto in Una canzone per te (2010) di Herbert Simone Paragnani, Matrimonio a Parigi (2011) di Claudio Risi e 10 regole per fare innamorare (2012) di Cristiano Bortone.
Tutti sotto la scapestrata guida del toscano 1978 Paolo Ruffini per il suo esordio dietro la macchina da presa Fuga di cervelli, che, rifacimento della pellicola spagnola Fuga de cerebros (2009) di Fernando González Molina, è una co-produzione tra la Colorado Film e Medusa Film, hanno incontrato a Roma la stampa, in occasione dell'uscita del lungometraggio nelle sale, prevista per il 21 Novembre 2013.
Al loro fianco, oltre a Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa, anche i produttori Maurizio Totti e Alessandro Usai.

Tutto iniziò in Spagna...

Questa è la tua prima esperienza dietro la macchina da presa...

Paolo Ruffini:
Quando devi fare il regista, pensi immediatamente che dovrai realizzare il tuo film, mentre io sono stato felicissimo di prenderne uno spagnolo già esistente per adattarlo alle terre nostre, introducendovi anche personaggi che in esso erano assenti, come il Lebowsky di Guglielmo Scilla.

A quale pubblico si rivolge il film?

Paolo Ruffini: Chiaramente, è un film giovanile ma non credo giovanilistico, perché ha diverse sfaccettature. Nella sua seconda parte, infatti, abbiamo anche una riflessione sull'amicizia. Comunque, prima di iniziare a girarlo ho guardato diversi film, da quelli con Ben Stiller alla saga Una notte da leoni, fino al mitico Non guardarmi: non ti sento.

Come mai questa decisione di passare alla regia?

Paolo Ruffini: Questa offerta meravigliosa mi è stata fatta da Maurizio Totti, con il quale collaboro da anni, e ne sono lusingato.

Allora sentiamo cosa possono raccontarci i produttori.


Maurizio Totti: Come già ha precisato Paolo, questo film nasce da un film spagnolo che si intitola Fuga de cerebros e che mi era stato segnalato da Alessandro Usai. Abbiamo fatto scrivere una prima stesura della sceneggiatura a Giovanni Bognetti, poi l'ho proposto a Guido Chiesa, che mi ha risposto "Guarda, ho due figli, non so se farlo". Però, dopo che lo ha scritto voleva anche dirigerlo, ma ormai avevamo già contattato Paolo, che ha un talento straordinario e che è un gran conoscitore di cinema.

Giampaolo Letta: Quando Maurizio ci ha proposto il progetto, a me ha fatto molto piacere perché credo che il film sia nella linea editoriale di Medusa, che spazia anche in questa tipologia di produzioni.

Olga e gli altri

Nel film vengono tirati in ballo anche dei disabili...

Paolo Ruffini: La condizione della disabilità è posta nel film in secondo piano per rendere normale la cosa, non perché abbia meno importanza. La prima cosa che mi viene in mente guardando nel film il ragazzo sulla sedia a rotelle è che è fissato con il sesso, non che è paralitico. Su certe tematiche non dobbiamo aver paura di scherzare, l'omosessualità e la disabilità non sono mai viste come un problema nel film, ma come una normale condizione.

Andrea Pisani: Quando guardavo le persone sulla sedia a rotelle mi dicevo che quella era una sfiga, roba brutta, quando invece ho conosciuto il ragazzo disabile cui mi sono ispirato per il film ho capito che puoi scherzare tranquillamente su una cosa del genere se riesci a sdoganarla.

Olga Kent come è stata coinvolta nel film?

Paolo Ruffini: Me l'ha presentata un'amica e l'ho trovata intelligente e con un sorriso pop; è una ragazza erotica per i ragazzini e gradevole per le signore di una certa età.

Olga Kent: Sì, ci siamo incontrati per caso, ci ha presentati un'amica in comune. Io in precedenza avevo interpretato Vacanze di Natale a Cortina e non pensavo che avrei continuato a fare cinema in Italia. Paolo è stato gentilissimo, alla fine mi sono innamorata di ognuno di loro e li trovo veramente di grande talento.

Ascoltiamo gli altri ragazzi del cast...

Andrea Pisani:
Io non avevo mai fatto film prima, ero sempre stato sul palco, dove l'impostazione era un po' diversa. Paolo ci ha lasciato molta carta bianca e accettava le nostre proposte.

Luca Peracino: Diciamo che, sulla carta, il monologo serio alla radio era difficile, poi, però, è venuto bene perché sono innamorato anche nella realtà, quindi mi sono immedesimato. Per l'altro monologo, invece, avevo un po' di rabbia e l'ho sfogata su Paolo.

Frank Matano: Io Paolo l'ho conosciuto a Le iene, abbiamo familiarizzato e ci siamo scambiati i numeri di telefono promettendo di rivederci. A distanza di circa un mese, mi ha proposto di fare un provino per il film e sono andato, ma, visto che tutte le mie battute erano in romano, gli ho detto che per farlo avrei dovuto parlare a modo mio. Il mio personaggio è un tipo molto accomodante, sempre divertito da tutto, energico a mille, ci tiene molto a divertirsi e ad essere sempre a suo agio con il suo gruppo a cui è molto legato. Ci sono diversi momenti del film in cui la sua umanità viene fuori in maniera evidente, ma la sua ingenuità non è inferiore alla sua bontà. Si è creato un gruppo fortissimo durante la lavorazione, era come andare in gita scolastica con i miei migliori amici.

Guglielmo Scilla: Il fatto che abbiamo lavorato insieme prima delle riprese mi è piaciuto perché sul set, poi, è stato come ritrovarsi in gita. I miei compagni di lavoro si sono rivelati tutti delle bellissime persone. Il mio personaggio, Lebowsky, è l'opposto di me, perché è un totale apatico che, al contrario del tumulto di personaggi che ha attorno, è completamente opposto, tende a togliere, a sottrarre rispetto agli altri. Io non sono assolutamente così, ma è stato divertente interpretarlo, facendomi crescere capelli e barba, che a fine riprese mi sono mancati tantissimo.

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