ROMA 2016

Festa del Cinema di Roma 2016, Tom Hanks: 'Noi Trump, voi Berlusconi'

Prende il via l'undicesima edizione del Festival Internazionale capitolino. Subito protagonista Tom Hanks, star di Inferno

intervista Festa del Cinema di Roma 2016, Tom Hanks: 'Noi Trump, voi Berlusconi'
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Ritiene i suoi nipoti più spassosi di Federico Fellini e dice che non hanno idea di quale mestiere lui svolga, ma, magari, ne riconoscono la voce quando guardano Toy Story, il lungometraggio animato in cui ha doppiato lo sceriffo Woody. Divertente e divertito, il californiano classe 1956 Tom Hanks - attualmente nelle sale italiane con Inferno di Ron Howard - ha incontrato la stampa durante il giorno inaugurale della Festa del Cinema di Roma 2016, dove non solo gli verrà conferito un premio alla carriera dall'attrice Claudia Cardinale e dal direttore artistico della manifestazione Antonio Monda, ma gli è stata anche dedicata una retrospettiva costituita dalle pellicole che ha interpretato nel corso della sua carriera, da Big di Penny Marshall a Salvate il soldato Ryan, Lincoln e il recente Il ponte delle spie, tutti diretti dal Re Mida di Hollywood Steven Spielberg. Una filmografia decisamente ricca - a cui va aggiunto Inferno, da oggi nelle sale italiane - e al cui interno non bisogna neppure dimenticare fondamentali titoli quali Forrest Gump e Cast Away di Robert Zemeckis, sebbene non è soltanto di Settima arte che il vincitore del premio Oscar ci ha parlato nel corso della conferenza stampa che ha contraddistinto il primo giorno dell'undicesima edizione della kermesse capitolina.


Forrest "Trump"

Dopo tanti anni di lavoro al servizio del cinema, come guarda Tom Hanks la propria carriera?
Secondo il filosofo è meglio non guardare indietro e io, infatti, faccio così. Per esempio, Splash - Una sirena a Manhattan è oggi lo stesso film del 1984, sono soltanto invecchiato. L'unico metro per misurare il successo è la longevità artistica, non quella fisica. Mi ritengo fortunato perché ho un corpus di lavoro imponente ed ogni film è un'avventura, ogni esperienza è nuova. Ho imparato molto.
Pentimenti per film rifiutati?
Non mi sono mai detto di essere stato stupido per aver rifiutato un'offerta di lavoro, perché è d'istinto che faccio le mie scelte. Poi, alcuni film non ho potuto accettarli perché ero impegnato in qualcos'altro e mi sono detto "Pazienza". Comunque, è facile dire "Sì" perché ti pagano bene, puoi baciare una bella ragazza, andare a girare in bei posti e lavorare con registi o tecnici che stimi. Se ti manca il desiderio di alzarti la mattina per andare a interpretare un film, devi dire "No". Soppesare il "No" è molto più difficile che arrivare alla quindicesima pagina di una sceneggiatura e dire che è fantastica.
Parliamo dell'attuale situazione politica americana...
Per me è la "festa della merda" (ride). Ogni quattro anni c'è questo circo per decidere chi dovrà diventare presidente. Non c'è dubbio che il mondo stia attraversando una fase molto significativa, ma noi non investiamo mai nel candidato autoreferenziale come sta avvenendo ora. Comunque, c'è sempre qualche giornalista italiano che mi chiede "Perché Donald Trump?". Allora io vi chiedo "Perché Berlusconi?" (ride).

Come mai nella carriera di Tom Hanks vi sono stati pochi ruoli da cattivo?
Innanzitutto, io ho un certo modo di porgermi che potrebbe funzionare per i ruoli da cattivo, ma, come attore, non sono intenzionato a interpretare il classico avversario di James Bond. Mi piacciono i film in cui le tesi del protagonista e dell'antagonista possiedono una base valida. Perché, spesso, nei film gli antagonisti tendono ad essere degli archetipi.
Forse Tom Hanks è l'ultimo grande erede della tradizione che, da James Stewart ad oggi, prevede ruoli fortemente morali...
In realtà, io non metto moralità in ciò che faccio. Il John Miller di Salvate il soldato Ryan era semplicemente terrorizzato, perché sapeva che, per il suo ruolo, vi sarebbero stati molti morti. Per Prova a prendermi, invece, ho parlato con molti agenti dell'FBI che amavano mettere in prigione i criminali, possedere le manette e la pistola. In quel caso sì, c'è la moralità. In The terminal l'idea era quella di omaggiare mio suocero, fuggito dalla Bulgaria e convinto che l'America fosse il miglior posto del mondo. Anche ne Il ponte delle spie vi è la moralità, ma, allo stesso tempo, vi sono tante imperfezioni. Comunque, a me interessa esaminare la condizione umana, perché la vita è una lunga sequela di eventi.
Quando si fa un mestiere come quello dell'attore, vi è forse il rischio di mantenere determinati aspetti dei personaggi interpretati?
Questo è un rischio che esiste da sempre, al punto tale di venire spesso identificati con un personaggio e non poter fare altro. È per questo motivo che, spesso, dico "No". Per esempio, oggi sarei potuto essere qui a presentarvi Forrest Gump 8 e dirvi che è meglio di Forrest Gump 6 (ride). Il contratto con il pubblico, però, esiste sempre, quindi si riparte sempre da zero, in quel giorno, per quel film.
Parallelamente a quella di attore, Tom Hanks ha avviato negli anni una carriera come produttore...
Come produttore mi posso alleare ad altre persone brave nei loro settori. Ci sono progetti che, magari, ti sfuggono Dalle mani come la sabbia. A Cast away iniziai a lavorare sei anni prima che uscisse nelle sale.
Con quale artista italiano desidererebbe lavorare Tom Hanks?
A me interessa chiunque sia in possesso di un'idea che posso portare avanti. Con Roberto Benigni penso che potremmo essere fortissimi insieme (ride). Non riesco a seguire il cinema italiano odierno, ma sono aperto a qualunque suggerimento. Mi dispiace non avere nomi da farvi.
Come è stato lavorare con Clint Eastwood in Sully?
Clint Eastwood è un grande artista che ha realizzato ottimi film, da Invictus a Mystic river. Con Clint l'unico scambio è avvenuto quando dovevamo iniziare a girare. Credo che lui abbia capito che sui set si perde troppo tempo, quindi non vuole perderne. E pensi che, poiché non si fanno prove, la cosa potrà vincolarti, invece non è così. È molto liberatorio. Clint non dice né "Ciak!", ne "Si gira!", fa solo gesti e, dopo, ti si avvicina e ti parla a bassa voce, senza strillare.