Faccia a faccia con Tim Burton: così ho creato il mio Dumbo

Abbiamo incontrato a Roma Tim Burton in persona, arrivato dagli USA per promuovere il suo nuovo live action Disney Dumbo.

intervista Faccia a faccia con Tim Burton: così ho creato il mio Dumbo
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Chi non ha mai conosciuto una leggenda vivente come Tim Burton di persona, potrebbe pensare a un figuro schivo, losco, sempre attento alla propria privacy, dall'aria costantemente depressa, specchio riflesso di alcune delle sue opere dark migliori.
Probabilmente anche queste sono venature del suo carattere, in pubblico però può anche fuoriuscire il suo lato più folle ed estroverso, colorato e stuzzicante. Così si è presentato alla stampa romana il regista di Dumbo, il nuovo live action Disney in sala dal 28 marzo, saltellando e gesticolando, come un bambino appena entrato in un negozio di caramelle.

È un Tim Burton solare quello che cammina fra le sale dell'Hotel Eden di Roma, a due passi da Via Veneto (ex gloriosa "via del cinema"), probabilmente contento del suo ultimo lavoro, un'opera sognante che reinventa lo scheletro del primo, originale Dumbo per creare qualcosa di nuovo, di diverso, adatto alle nuove generazioni. Al passo con i tempi, insomma, per dirla in modo conciso.

Parlare con gli occhi

Come probabilmente avrete già letto nella nostra recensione di Dumbo, il film lascia trasparire più volte la sterminata immaginazione del suo regista, seppur tenuta a freno dall'imponenza della produzione - è pur sempre un grande film studio rivolto a bambini, famiglie e sognatori ormai cresciuti. La firma di Tim Burton è però riconoscibile in più punti, il suo talento traspare anche dai tratti principali del protagonista assoluto, l'elefantino Dumbo, incapace a parlare - ovviamente - ma con degli occhi incredibilmente espressivi.
"Con Jack Skeletron abbiamo impiegato pochissimo per la costruzione degli occhi: non li aveva" scherza il vulcanico Tim, "con Dumbo abbiamo invece fatto il cammino inverso. Non potendo parlare, ha soltanto i suoi occhi per esprimere le sue emozioni, abbiamo passato tantissimo tempo a trovare il giusto mood ma alla fine li abbiamo realizzati con successo."

Il film, come tutti sappiamo, è ambientato all'interno di un circo itinerante, un tema che si potrebbe dire caro a Burton (è il suo terzo lavoro ambientato in un circo, sempre con Danny DeVito accanto), la realtà dei fatti però è un po' diversa: "Non ho mai amato il circo, i clown mi hanno sempre spaventato a morte, inoltre non amavo gli animali costretti a fare cose lontane dalla loro natura, motivo per cui questo film si discosta dalla logica circense. Lo zoo è diverso, lì gli animali vivono in piccoli habitat naturali, i bambini possono davvero imparare qualcosa osservandoli, ma i circhi non mi piacciono. Gli animali dovrebbero essere liberi, nel mondo in cui sono stati creati. Eccezion fatta forse soltanto per cavalli e cani, che sotto i tendoni sembrano divertirsi molto a fare i loro numeri, chissà."

Una grande famiglia

Si parla dunque di animali, Dumbo però è un film che ha anche tantissimi personaggi umani con relative storie al seguito: "Ci sono tantissimi parallelismi fra Dumbo e gli umani dell'opera. L'elefantino viene allontanato dalla madre e la perde, fra gli uomini invece c'è chi perde la moglie, il lavoro, un braccio, i genitori. Volevamo esplorare un lato della famiglia insolito, da un punto di vista particolare, non tradizionale. A proposito di famiglia, sono contento di aver lavorato ancora una volta con Michael Keaton, che non vedevo da 20 anni, DeVito, Eva Green e il resto del cast. Avevo bisogno di persone con cui avevo già lavorato in passato per ricreare una bella atmosfera sul set. Come il circo, anche un film è un grande carrozzone pieno di persone strane che creano dell'arte."

Michael Keaton deve molto a Tim Burton, lo ricordiamo tutti in Batman e Batman - Il Ritorno, film che hanno letteralmente inventato un genere molto prima dei Marvel Studios, a fine anni '80. Antecedenti anche a Christopher Nolan e Zack Snyder, cosa pensa Tim Burton dei Batman successivi al suo? "Avete nominato due grandi autori, non c'è uno meglio di un altro. Mi reputo molto fortunato ad aver lavorato a quei film, abbiamo realizzato qualcosa che nessuno aveva ancora fatto, all'epoca. Chiaramente parliamo di qualcosa che poteva diventare più grande e maestoso senza troppi problemi, come poi è successo, sono comunque contento del mio operato."

Artigianato digitale

Altri tempi, quelli del Batman del 1989, oggi si lavora in maniera molto più veloce e meno artigianale, non a caso Dumbo si affida a moltissima CGI nel corso della sua durata: "Effetti digitali, trucchi artigianali, sono solo mezzi differenti con cui comunicare. Chiaramente mi manca molto l'animazione classica, amo ancora tremendamente la tecnica stop motion, non disdegno però provare nuove tecnologie, anche se resto aggrappato al cinema 'tattile' ogni volta che posso. Con Dumbo abbiamo usato tantissima computer grafica, è vero, molti set però li abbiamo costruiti per intero. Avevamo giganteschi pannelli per il green screen appesi nel cielo, il parco Dreamland però lo abbiamo praticamente costruito sul serio, dall'entrata fino al colosseo, abbiamo mescolato molto digitale e reale."
Rispetto al cartone classico di Dumbo, questo nuovo live action differisce in molti aspetti, l'intenzione primaria di Tim Burton e della Disney era fare qualcosa di totalmente differente, aggiornata nei linguaggi e nei modi, motivo per cui la famosa scena degli elefanti rosa ha cambiato completamente prospettiva: "Ci sembrava un po' azzardato far vedere oggi un elefantino ubriaco, mi sono lasciato ispirare dagli artisti che lavorano con le bolle di sapone per creare una sequenza onirica, riprendendo il mood originale ma aggiornando la scrittura".

In chiusura, spazio anche a una piccola vena polemica in merito alla Disney, casa di produzione con cui non sempre Burton ha avuto rapporti idilliaci (come ben vi abbiamo raccontato nello speciale Il lato oscuro delle fiabe/1 : il rapporto tra Tim Burton e la Disney). L'azienda è inoltre reduce dall'acquisizione della Fox, cosa penserà mai Tim Burton di tutti questi terremoti finanziari e non?

"Nella vostra famiglia non avete mai attriti? Certo che li avete, non tutto è sempre perfetto, va così la vita ed è successo anche a me con la Casa di Topolino. È però grazie alle logiche dei grandi studi che in carriera ho potuto lavorare, non avrei fatto nulla senza realtà solide alle spalle, penso dunque che questi cambiamenti corporativi siano normali, all'ordine del giorno, è il naturale corso degli eventi".
Il diplomatico Tim Burton è arrivato in Italia sì per promuovere il suo Dumbo ma anche per ricevere un importante Premio alla Carriera ai David di Donatello: "Sono davvero onorato di questo premio, anche perché non ne ricevo molti. Sono felice soprattutto di ottenerlo qui, la patria di Fellini, Bava, Argento. Qui a Roma mi sento a casa". (Fotografie: Aurelio Vindigni Ricca)

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