Intervista a Derek Frey, braccio destro di Tim Burton e produttore di Dumbo

Uno dei più stretti collaboratori di Tim Burton ci racconta le sfide più grandi dell'adattamento del classico Disney e l'evoluzione del cinema del regista.

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Derek Frey è attualmente al comando della Tim Burton Productions, casa di produzione cinematografica fondata negli anni '80 dal prolifico e immaginifico regista che però è curiosamente poco conosciuta, perché per volontà dell'autore non è mai citata nei credits dei titoli che sviluppa. Guidata dallo stesso Burton fino al 1989, Denise Di Novi successe all'autore fino al 1992, quando abbandonò la direzione per fondare una sua personale casa di produzione, lasciando il posto vacante. Passaggio dopo passaggio, con l'arrivo di Charlie e la Fabbrica di Cioccolato la guida fu consegnata a Frey, che grazie a successi come lo stesso titolo citato, Alice in Wonderland o Sweeney Todd è diventato uno dei più quotati professionisti del settore.
È l'uomo che vive nell'ombra, la mano che guida l'organizzazione e la buona riuscita produttiva dei film confezionati da Tim Burton e con cui abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere in vista dell'arrivo del Blu-ray di Dumbo, adattamento del classico Disney in versione live-action. Ci ha parlato delle criticità di questa trasposizione, dell'evoluzione dell'operato di Burton e anche del futuro, in un'intervista diretta, senza filtri.


D: Qual è stata la sfida più grande nell'adattare un classico come Dumbo in versione live-action?

Derek Frey: "Una delle più grandi sfide, sicuramente la più importante della produzione, è stata quella relativa all'approccio al rendering di Dumbo. Volevamo renderlo davvero incredibile. La tecnologia è oggi arrivata a un punto tale d'evoluzione che è possibile creare qualsiasi cosa in digitale all'interno di un film, e Dumbo era proprio il cuore della storia. Dovevamo trovare il giusto approccio sul set, con gli attori, e anche in post-produzione. Siamo arrivati a finalizzare rendering e dettagli anche a post-produzione ormai ufficialmente completata. Volevamo fosse magnifico, trattandosi del protagonista principale, dunque doveva essere sì adorabile, ma trasmettere anche molte altre emozioni. Doveva apparire credibile e sfumato, adeguarsi a una certa innocenza in un ambiente ostile, in modo realistico. È stata una sfida davvero enorme sotto molti punti di vista e settori, lato produttivo, effettistico ecc. Ogni sua piccola espressione, ogni movimento, ogni suono emesso da Dumbo è stato lavorato con una precisione incredibile. Da parte mia, c'è stato il compito di supervisionare il tutto affinché il lavoro procedesse nel miglior modo possibile".


D: Il libro della giungla e il prossimo Re Leone di Jon Favreau sono stati sostanzialmente concepiti per essere degli adattamenti in CGI, specie il secondo, vista la presenza di animali parlanti. Cosa vi ha portato a scegliere la strada revisionista con protagonisti umani, piuttosto di puntare su di un adattamento più fedele?

Derek Frey: "Quando mi è stato presentato lo script del film, una delle cose che più mi sono piaciute è stato il fatto che Dumbo non parlasse, cosa che non faceva infatti neanche nel film originale, che per l'occasione sono andato a rivedere. Dumbo è diverso rispetto ad altre trasposizione dei classici ed è perfettamente in linea con il genere, pur non contenendo nessun numero musicale. Dumbo non è un musical pur contenendo al suo interno vari elementi che rimandano al musical, ma la totale assenza di animali parlanti o di numeri canori ha permesso al film di essere più legato alla realtà, che è poi la cosa che più ci è piaciuta, perché al contempo anche fantastico alla maniera del cinema di Tim, immaginifico. Sembra un mondo reale con attori in carne e ossa e animali che fanno soltanto i versi".


D: Quella con Tim Burton è ormai una lunga e collaudata collaborazione professionale, che nasce dai tempi dell'intramontabile Sleepy Hollow. Lei è uno dei suoi collaboratori più vicini e fidati: come pensa sia cambiato o evoluto il suo cinema?

Derek Frey: "Tim è davvero incredibile, la mente creativa con cui, più di tutte, ho avuto il piacere di collaborare finora. Il suo lavoro è una vera ispirazione, vedere i suoi film lo è. In merito al suo cinema, non direi che il suo processo creativo sia mutato nel tempo, ma che Dumbo di per sé sia un'esperienza differente rispetto agli inizi. Ha sempre sperimentato e utilizzato tecniche diverse, dall'animazione in stop-motion agli effetti pratici, fino al digitale e alle tecnologie moderne. Dumbo è un film che nessuno sarebbe riuscito a realizzare dieci anni fa e personalmente lo ritengo un punto d'arrivo del suo lavoro, dal punto di vista visivo e tecnologico. Un po' come fu Alice in Wonderland. È anche questo, a mio avviso, che rende Dumbo un titolo davvero incredibile".


D: "Dopo Alice in Wonderland e Dumbo, avete in mente altri progetti legati ai classici Disney da trasporre in live-action?"

Derek Frey: "Con la Disney c'è una lunga e proficua storia cinematografica in comune. Ora come ora devo dirvi che non c'è nulla sul tavolo, specie in merito ai classici, ma chissà. C'è talmente un buon rapporto e una collaborazione ricca e amichevole su tanti progetti e successi passati che non mi sorprenderebbe tornare a lavorare con loro nel prossimo futuro".

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