Intervista David Fincher ci parla di Millennium - Uomini che odiano le donne

David Fincher risponde alle domande della stampa su Millennium - Uomini che odiano le donne

Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Arriverà il 3 febbraio nelle sale italiane il thriller più cupo ed elettrizzante dell'anno: "Millennium - Uomini che odiano le donne", il film tratto dal popolare best-seller dello scrittore svedese Stieg Larsson e diretto da David Fincher. Interpretato da Daniel Craig nel ruolo del giornalista/detective Mikael Blomkvist e da Rooney Mara (candidata al Golden Globe come miglior attrice) in quello della tenebrosa eroina Lisbeth Salander, Millennium - Uomini che odiano le donne trascinerà lo spettatore in un'indagine al cardiopalma, fra oscuri segreti che riemergono dal passato ed una misteriosa minaccia legata al clan dei Vanger, una potente dinastia con qualche scheletro nell'armadio...
A Roma per la presentazione del film alla stampa, il regista David Fincher ha risposto alle domande sulla sua ultima creatura filmica.

Che lavoro ha svolto sul libro originale? Come ha pensato di realizzare questa sua trasposizione?
Il libro mi ha stregato. Mentre lo leggevo ho pensato a diverse possibili interpretazioni dei personaggi di Mikael Blomkvist e di Lisbeth Salander.

Le fotografie hanno un ruolo importante nel film...
È molto interessante il lavoro fatto con le foto. Alla fine abbiamo realizzato un mini-film dentro il film. Volevamo rendere veramente l’idea di quello che era successo ad Harriett, quello che girava intorno a lei. Abbiamo dedicato settimane solo per fare le foto, creando le scene appositamente per scattarle. Per le foto della parata ad esempio abbiamo girato prima le scene del film in un giorno e poi abbiamo dedicato un’altra intera giornata a scattare le foto.

Sul personaggio di Lisbeth che ci dice?
Nel libro quando si parla di Lisbeth si usa sempre il termine punk. Ma cosa si intende con punk? Per me l’immagine dei punk è quella degli anni ’70, quella di persone che solo con il loro look volevano dirti “Guai a te se ti avvicini; dopo ci sarà del sangue sulla tua faccia: sarà il tuo o il mio”. La Lisbeth che vedevo io non era solo dura. È una ragazza che ha paura, che si nasconde. È sofferente e sempre molto coerente.
Lisbeth ha sicuramente un look punk: è un porcospino. Ma con il suo aspetto e il suo modo di porsi lei non vuole dire solo “stammi lontano, vai via”, ma anche “io sono immondizia”. Lisbeth è convinta di essere spazzatura, è una bambina che vive da sola da quando aveva dodici anni, in un appartamento che le ha lasciato la madre che è morta drammaticamente e della quale conserva tutte le cose dove le aveva lasciate, concedendosi solo lo spazio per il suo casco e il posacenere.
Lisbeth ha preso la decisione di vivere e di non essere mai più ferita, per questo non concede a nessuno di avvicinarla di entrare in intimità con lei. Lei esce, va nei locali, ha relazioni sessuali, porta anche gente in casa sua, ma non si apre con nessuno. In tutto il film la vediamo sorridere solo due volte. Non si fida di nessuno. L’unico di cui si fiderà sarà Blomkvist: lo trova affascinante perché è stato talmente bravo da trovarla, mentre lei fa di tutto per nascondersi. Lui le farà ritrovare la fiducia che non ha mai avuto nel genere maschile.

La violenza sulle donne è tema centrale...
C’è un parallelismo ideale tra la storia di Harriett e quella di Lisbeth; è un parallelismo non dichiarato, ma che di fondo dà grande sostegno alla storia. Entrambe hanno subito violenza da parte degli uomini e hanno reagito in modi diversi. Anche la storia di Harriett è piena di sofferenza...

Che relazione intercorre tra Blomkvist e Lisbeth nel suo film?
Volevo che questo film raccontasse la storia di due persone che si aiutano a vicenda in un momento drammatico della loro vita. Volevo analizzare il rapporto fra queste due persone da un’ottica sessuale: non sono amanti, non sono amici. Questo credo sia un aspetto che rende diverso il mio film rispetto a quello svedese. Alla fine del film Lisbeth non diventa più morbida, ma ha imparato a fidarsi di qualcuno, perché prima di incontrare Blomkvist lei non aveva mai lasciato avvicinare nessuno.

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