Dai primi studi a 2001: Odissea nello Spazio, Christopher Nolan senza filtri

Abbiamo incontrato Christopher Nolan al Festival di Cannes, dove si è raccontato senza filtri dai primi studi all'incontro con 2001: Odissea nello Spazio.

intervista Dai primi studi a 2001: Odissea nello Spazio, Christopher Nolan senza filtri
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Il prestigio di ogni festival del cinema si misura sicuramente in base ai film di ultima produzione che vengono presentati in anteprima, che andranno a uscire nei mesi successivi nei vari mercati mondiali. A Cannes però, come a Venezia del resto, fanno notizia anche vecchie perle ripescate dalla storia del cinema, protagoniste ogni anno di eventi e proiezioni speciali. In questa edizione numero 71 del festival francese, che andrà avanti fino al 19 maggio, a farla da padrone è stato sicuramente l'evento legato ai 50 anni di 2001: Odissea nello Spazio, che ha portato sulla Croisette l'attore Keir Dullea, la figlia di Stanley Kubrick Katharina e Christopher Nolan, responsabile del restauro della pellicola. Il regista, come ha raccontato nel corso di un incontro a porte chiuse che ha scatenato panico e problemi in tutto il Palais des Festivals (con code "chilometriche" spalmate su tre piani diversi), si è trovato di fronte a una copia originale del capolavoro di Kubrick in 70mm quasi per caso e da allora è nata l'idea del recupero.

Odissea nello Spazio nel 2018

"Stavo lavorando alla trasposizione in digitale di Dunkirk, che come sapete è stato girato in 70mm" ci ha raccontato Nolan, "mi trovavo nel teatro in cui controllo solitamente la qualità dei miei lavori quando un tecnico mi ha messo davanti due bobine originali di 2001: Odissea nello Spazio in 70mm, così come Kubrick le aveva approvate. In pochi attimi mi sono ritrovato all'interno di quel mondo incredibile, di quel viaggio spaventoso e sovrumano, così è nata l'idea di restaurare tutto in occasione dei cinquant'anni del film." Film che Christopher Nolan ha visto per la prima volta da ragazzino, rimanendone profondamente segnato: "Quando ho visto 2001 per la prima volta avevo 7 anni, mio padre mi ha portato in un cinema di Londra che lo proiettava in 70mm ed è stata un'esperienza incredibile, un viaggio straordinario, ed è allucinante vedere come non sia invecchiato o cambiato con il passare del tempo, attraverso le generazioni. È un film in grado di restituire le medesime sensazioni dell'epoca ancora oggi, un'opera senza tempo. Kubrick del resto ha dimostrato come il cinema potesse diventare qualsiasi cosa, ha portato il mezzo cinematografico oltre i limiti, lo ha reinventato completamente. Nessuno ha più lavorato come lui, ha rifiutato ogni regola e ha spostato il confine, nessun altro oggi riuscirebbe a fare lo stesso."

Ritrovare quasi per caso il 2001 originale in 70mm ha scatenato così in Nolan una irresistibile voglia di restauro, negli ultimi anni però questa operazione ha significato sostanzialmente ripulire le vecchie pellicole e trasferire tutto in digitale, in 4K magari, ma sappiamo bene quale rapporto conflittuale abbia il regista di Inception con bit e risoluzioni: "Da anni restaurare significa trasformare l'analogico in digitale, rimuovendo polvere e graffi e bilanciando colori e contrasti, creando di fatto una nuova esperienza. Non mi piace lavorare così, ho voluto che 2001: Odissea nello Spazio venisse sì restaurato ma comunque in 70mm, in pellicola, perché soltanto così si può conservare l'esperienza pensata da Kubrick, oltre alla qualità visiva. Abbiamo ricreato esattamente le immagini volute da Kubrick e questo modus operandi dovrebbe diventare una regola: prima del digitale bisogna restaurare le pellicole originali. Solo così ritroviamo davvero le opere d'arte come sono state concepite, perdere le pellicole in favore del digitale è un danno enorme per la nostra storia."

Pioniere

In superficie sembrerebbe dunque che la guerra fra analogico e digitale sia ancora in corso, con Nolan e Tarantino in prima fila armi alla mano per preservare la pellicola. La verità dei fatti però nasconde qualcosa di diverso, di più "spirituale": "Non è questione di mezzo o di formato. Non importa che un film sia girato in 35mm, in 70mm, IMAX o digitale, è importante dare dignità e carattere a ogni opera. Personalmente ritengo la pellicola ancora superiore al digitale per via della sua varietà tonale, fedeltà ai colori, risoluzione e dettaglio; i due formati sono ancora lontani dall'assomigliarsi. Non mi fermo però alla tecnica: per me è un problema emozionale, una questione di feeling. L'analogico mi abbraccia, mi avvolge, mi tira dentro la storia, coinvolge il pubblico per fargli vivere un'esperienza unica. Inoltre con il 70mm e l'IMAX puoi usufruire di schermi enormi, cosa che il 4K non ti fa fare. È una tecnologia ottima, ma bisogna supportare la pellicola ad alta definizione."
A proposito di IMAX, Christopher Nolan può tranquillamente definirsi un pioniere, ha portato infatti questa tecnologia nel mondo dei grandi blockbuster - in un'epoca in cui era sfruttata soprattutto per documentari e piccoli filmati istruttivi: "Ho conosciuto l'IMAX in un museo, ho visionato un documentario di 40 minuti e sono rimasto davvero colpito dalla qualità dell'immagine, dalla grandezza dello schermo, dalla risoluzione. Mi sono detto 'che spettacolo sarebbe sfruttare tutto questo anche per il cinema?', così per Batman Begins sono riuscito ad avere la conversione IMAX, anche se era soltanto un esperimento. È stato con Il Cavaliere Oscuro che sono riuscito a girare davvero con camere IMAX e il risultato è stato incredibile, spettacolare. Certo è complicato lavorare in questo modo, hai bisogno di tantissima pellicola, di tanto budget e di un team preparato all'estremo, sono felice di aver incontrato collaborati eccezionali".

Effettivamente girare in pellicola a 70mm è più complicato di quanto sembri, è necessario che ogni set sia costruito in un certo modo per risultare credibile: "A causa della risoluzione enorme è bene che tutto sia ricostruito alla perfezione, non puoi permetterti post-produzioni posticce in digitale. Il frame dev'essere pronto e credibile già nel momento in cui si gira, per questo per Dunkirk mi sono attorniato di professionisti esperti di pellicola. Tutto dev'essere realizzato in un certo modo, dal trucco alla fotografia, abbiamo scritturato migliaia di comparse per far sembrare le scene d'insieme realistiche al 100%, anche perché lo spettatore percepisce tutto e se perdi credibilità ti sei giocato tutta l'esperienza."

Deus ex machina

Spesso si dibatte sul significato di parole come "regista" o "autore", Christopher Nolan incarna alla perfezione l'essenza di questi due termini, poiché è in grado di controllare qualsiasi aspetto dei suoi lavori: "Da ragazzo ho imparato diversi mestieri. Lavoravo durante la settimana e poi il weekend andavo su diversi set facendo le cose più disparate. È per questo che riesco a essere un po' produttore, un po' direttore della fotografia, regista, costumista ecc. Penso che un 'regista' che si possa chiamare tale debba conoscere ogni aspetto del suo lavoro, per guidare il proprio team al meglio e sapere se sta lavorando al massimo delle possibilità, nei limiti del possibile ovviamente. Spesso gli autori si ritrovano a chiedere la Luna quando è palesemente impossibile ottenerla, un regista deve conoscere tutti i limiti di un eventuale reparto."
Tutto questo inoltre è stato imparato da Nolan sul campo, non ha infatti mai frequentato alcuna scuola di cinema per diventare ciò che è oggi: "Ci tengo a precisare una cosa, non ho mai frequentato una scuola di cinema perché non sono mai stato preso, non perché non ci sia voluto andare. Evidentemente non mi ritenevano adatto. Mio padre era felice di questo, voleva che studiassi qualcosa di più concreto, sono così finito a studiare letteratura inglese. Questo mi è servito tantissimo, ho imparato a scrivere e riconoscere un testo di qualità, nozioni fondamentali che ho poi sfruttato per lavorare alle mie sceneggiature creando simboli, metafore, prevedendo la loro risonanza all'interno dell'opera. Solo dopo la laurea ho iniziato a girare film, col senno di poi posso dire che è stata la strada migliore, è stato un percorso eccezionale."

"Agli inizi quando hai pochi soldi a disposizione impari a fare tutto con poco, sfruttando la luce naturale, girando in modo spontaneo, sempre pronto a modificare la sceneggiatura in corso d'opera. Questo modo di lavorare mi è rimasto ancora oggi, il film si crea giorno per giorno, puoi pianificare molte cose ma non tutto. Come diceva Truffaut, hai tre chance per costruire il film, in fase di sceneggiatura, sul set e in sala di montaggio, solo alla fine l'opera prende davvero forma. Mi piace 'sentire' gli ambienti, farmi guidare dal momento, raccontando storie che possano emozionare il pubblico. Girare un film è come portare uno spettatore all'interno di un labirinto, noi registi abbiamo il compito di guidarlo fino all'uscita e abbiamo migliaia di modi diversi per farlo."

Tempo e spazio

Nonostante Christopher Nolan abbia sinora affrontato diversi temi e generi, esiste comunque un filo comune che lega tutti i suoi film: il tempo. Mai le sue opere risultano lineari in fase di montaggio, spesso ci sono più piani sfasati che lo spettatore deve poi ricostruire in fase di visione. Esempi lampanti sono Memento, Inception, persino un film storico come Dunkirk si sviluppa su tre piani temporali: "Sulla carta film come Memento sono incredibilmente lineari, è il montaggio che ti permette poi di andare a ritroso oppure di sfalsare i piani, di distruggere la struttura cronologica. Anche Batman Begins ha subito questo trattamento in alcuni momenti. Mi piace che il pubblico presti attenzione a ogni dettaglio narrativo per ricostruire il tutto: in Inception ad esempio ogni piano temporale ha un meteo ben preciso, in uno nevica, in un altro piove, oppure puoi sfruttare il bianco e nero per un periodo, il colore per un altro. Sono espedienti per aiutare lo spettatore a muoversi nel labirinto."
Se il tempo lega in qualche modo i film di Nolan, non possiamo dire la medesima cosa dei generi: "Se pensate alla trilogia di Batman, è formata da tre film assolutamente diversi fra loro. Per Batman Begins ho scelto sfumature noir avvicinandomi molto ai fumetti, con un villan tutto da scoprire e un protagonista profondamente umano. Il Cavaliere Oscuro è invece un poliziesco alla Michael Mann, con una figura pericolosa da rincorrere e un eroe simile a James Bond per via del passaggio da Wayne a Batman, dei diversi gadget a disposizione e così via. Nel terzo film il villan si è evoluto ulteriormente diventando quasi mitologico, per noi del resto era importante variare e offrire allo spettatore un'esperienza nuova a ogni capitolo."

Al di là della trilogia di Batman, questo modus operandi avviene per qualsiasi film di Nolan: "Quando hai la fortuna di lavorare con grandi budget, hai la possibilità di costruire dei mondi nuovi, fantastici, artigianali all'estremo. Noi registi abbiamo il dovere di sorprendere ogni volta il pubblico andando oltre i generi, facendolo innamorare dei personaggi. Certo senza perdere la dimensione della realtà, creando pur sempre qualcosa di familiare. Per Inception ho sfruttato le meccaniche dell'heist movie per non disorientare troppo lo spettatore, per Dunkirk il piano dell'intrattenimento è servito a rendere appassionante una vicenda storica. Va bene osare, ma il legame con il pubblico in sala dev'essere sempre fondamentale, dev'essere tangibile per amplificare l'emozione". Un modo di lavorare estremamente raro, che rende Christopher Nolan uno dei più grandi registi della sua generazione.

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