ROMAFF12

Chuck Palahniuk a Roma fra incubi passati, presenti e un nuovo libro in cantiere

Chuck Palahniuk ha incontrato il pubblico della Festa di Roma raccontando le sue paure passate e presenti, oltre ad anticipare un libro in lavorazione.

intervista Chuck Palahniuk a Roma fra incubi passati, presenti e un nuovo libro in cantiere
Articolo a cura di

Il suo è uno di quei nomi difficili da scrivere, persino da pronunciare, eppure basta leggere uno dei suoi lavori, o vedere un film ispirato a essi, per non cancellarlo più dalla propria memoria. Parliamo di Chuck Palahniuk, versione semplificata di Charles Michael Palahniuk, scrittore e giornalista americano classe 1962 che ha scritto alcune delle migliori e brutali pagine della letteratura contemporanea. Per comprendere a pieno il significato di quest'ultima frase basta tornare alle origini, a quel primo romanzo chiamato Fight Club, diventato fenomeno di cultura underground prima e di massa poi, ovvero da quando David Fincher ne ha fatto uno dei suoi più acclamati film nel 1999. Dopo quella esperienza un nuovo romanzo è diventato lungometraggio nel 2008, ovvero Soffocare, la cui trasposizione è stata diretta da Clark Cregg e interpretata da Angelica Houston e Sam Rockwell, poi ancora il corto Romance nel 2012 e ora attendiamo due progetti in lavorazione ispirati a Ninna Nanna (Lullaby) e Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey (Rant: An Oral Biography of Buster Case). Tutto questo però appartiene al prossimo futuro, nel presente di Chuck Palahniuk c'è stata la Festa di Roma e un appassionante incontro con il pubblico e la stampa.

Passione per il gotico

Il direttore della Festa Antonio Monda lo ha definito lo scrittore più "cool" del panorama attuale, effettivamente Chuck Palahniuk non potrebbe essere più affascinante di quanto è: è gentile, pacato, tranquillo e ordinato, inoltre per rispondere alle domande (anche alla più banale, all'apparenza) si prende il suo tempo, resta in silenzio e immobile per qualche minuto, nell'imbarazzo e lo stupore della platea giunta ad ascoltarlo. Tutto questo però non basta, ciò che lo rende davvero cool è il suo animo tormentato e disturbato, la sua profonda intelligenza e attenzione per i dettagli, il suo sguardo nero sul mondo. Lo si capisce dai film che ha scelto come espressione delle sue idee, sei spezzoni gotici e malati che hanno raccontato alla perfezione la sua idea di violenza, paura e disperazione. Siamo partiti da Session 9 di Brad Anderson, all'interno del quale sei uomini eseguono un sopralluogo all'interno di un vecchio istituto ospedaliero e subiscono i ricordi e gli eventi impressi in quel posto dannato, fra vecchie registrazioni e racconti in voice over, per arrivare a Coma Profondo, film in cui si fa il pieno di tensione e cadaveri.

Un artista atipico

"Amo i film atipici" ha raccontato a proposito, "questa sera ho scelto film particolari che hanno spezzato i cliché del gotico e dell'horror, alcuni di questi non hanno sottotrame romantiche o starlette di turno. Accadono cose orribili, ma che in un certo senso raccontano la nostra società e le sue paure". Pensiamo ad esempio a Non si uccidono così anche i cavalli? Di Sydney Pollack, dove la povera gente è costretta a correre in circolo per sollazzare i potenti, altro film scelto dallo scrittore. "C'è chi viene decimato, chi soffre, e chi invece trae divertimento da tutto questo. Alcuni diventano pazzi, altri muoiono, come in Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie". Perché l'orrore fa parte della nostra vita, anzi spesso gli autori scelgono il cinema e la letteratura di genere per parlare di cose scomode, altrimenti impossibili da trattare. "Prendiamo Frankenstein, un romanzo nato in un momento in cui i soldati tornavano dalle guerre senza gli arti, rimessi in vita dai medici dell'epoca. Anni prima sarebbero morti, invece ora venivano immessi di nuovo nella società e Frankenstein è servito alla loro accettazione. Al contrario Dracula ha alimentato il terrore a proposito degli ebrei dell'est, che all'epoca avrebbero potuto emigrare in ogni momento verso occidente."


Maestri a confronto

Quando si parla di orrore e letteratura però non si può non citare Stephen King, considerato da molti il Maestro assoluto del genere. "Il vero talento di King è stato toccare alcuni nervi scoperti della nostra società, talvolta prendendo ispirazione da film di serie B e C che passavano nei drive-in. All'uscita di Carrie tutti avevano almeno una copia alle scuole superiori, tutti i miei amici, è stato uno shock all'epoca." Anche Carrie, negli anni, è diventato a sua volta un film, ma quale mezzo è più evocativo, il cinema o la letteratura? Contro ogni previsione Chuck Palahniuk è convinto che la settima arte abbia più forza: "Un romanzo è la visione e il lavoro di una sola persona, un lungometraggio è invece il frutto di un intero team, centinaia di persone che cooperano per un fine comune, è un mezzo davvero potente il cinema." Prendiamo ad esempio Alien, il film che più lo ha terrorizzato da adulto: "All'uscita di Alien lavoravo come maschera in un cinema, lo avrò visto almeno cento volte, eppure ogni volta mi terrorizzava. Con i miei colleghi avevamo paura a spegnere le luci della sala, che fra l'altro sembrava una sorta di astronave al buio. Aveva una forma sferica e vari riflessi in ogni dove, Alien è il film più spaventoso che abbia mai visto".

American Mein Kampf

Da adulto almeno, ma da ragazzino? "Mi terrorizzava Pinocchio. Vedere questi ragazzi che si lasciavano distrarre dalle bellezze del Paese dei Balocchi per poi diventare dei muli, delle bestie, senza la parola ma capaci solo di fare dei versi mostruosi. Era terrificante. Ma soprattutto mi spaventava un finto documentario sul Bigfoot: negli anni ‘70 era scoppiata la moda del mockumentary, si realizzavano questi film di finzione come se fossero documenti reali e da piccolo è stato difficile togliersi quelle immagini dalla testa, che sembravano così vere."

Ci avviciniamo così alla fine, non si può però chiudere un'intervista con Chuck Palahniuk senza parlare di Fight Club: "Mi piaceva inventare delle regole per esprimere le mie idee, volevo creare un club in cui si potesse combattere senza badare ai canoni del genere. Esattamente come i fumetti volevo passaggi repentini, transizioni immediate, come da una tavola all'altra. Quando è partita la produzione del film ho seguito il progetto passo passo, ho anche portato sul set i miei amici e il mio capo, visto che all'epoca lavoravo ancora per un'azienda che costruiva camion. Mi sarei licenziato a breve e volevo davvero bene a tutti loro." Tutto questo avveniva a fine anni ‘90, cosa c'è invece nel prossimo futuro di Chuck Palahniuk? "Posso anticiparvi i temi del mio nuovo libro. Avete fatto caso che tendiamo a creare dei gruppi nella società, e che quando i membri di questi gruppi si uccidono fra loro non fanno notizia? Se un negro uccide un negro è tutto ok, se un gay uccide un gay non ne parla nessuno, vale anche per i bianchi e voglio capire perché. Peccato però che la casa editrice non abbia approvato il mio primo titolo: American Mein Kampf". Già, che gran peccato.