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Christoph Waltz a Roma, da Tarantino a Hollywood, un genio mai banale

Christoph Waltz ha incontrato il pubblico di Roma raccontando le sue idee ben chiare su come dovrebbe funzionare il mondo del cinema.

intervista Christoph Waltz a Roma, da Tarantino a Hollywood, un genio mai banale
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Il pubblico generalista ci ha messo un po' a riconoscere il valore di Christoph Waltz ma, seppur tardivo, quello con l'attore è stato decisamente un colpo di fulmine. Dopo tantissimi anni di teatro, televisione e cinema, è stato Quentin Tarantino a portarlo in luce grazie al ruolo del perfido, ma "esilarante", colonnello nazista in Bastardi Senza Gloria e dello schiavista in Django. Quello con Tarantino è stato forse uno degli incontri più fortunati nella carriera dell'attore austriaco-tedesco che, durante l'incontro con il pubblico della dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, ha esaltato soprattutto le capacità di scrittura dell'amico regista.
"Con Quentin è tutto nella scrittura. Lui crea il mondo e i personaggi nella sua testa e poi li lascia liberi di agire. Solo dopo inizia a scrivere. Tutta la sua visione è nella sceneggiatura e ogni particolare è importante, fino alla punteggiatura". È stato proprio il suo particolare modo di scrivere a convincere Waltz a lavorare con lui: "Ci siamo incontrati un paio di volte e abbiamo letto insieme lo script. Adesso vi sembrerà ridicolo che io lo dica ancora, ma è stata la sua scrittura a raccontarmi tutto. È la cosa che più mi piace di lui: tutto quello che fa, la regia, la sua visione, la poesia... è tutto nella scrittura".

La scrittura è tutto

Che si tratti di Quentin Tarantino o di altri registi completamente differenti come Roman Polanski, Waltz tende a rispettare pienamente il loro lavoro, senza interferire troppo o cercare di stravolgerlo. "Io non improvviso mai. Rispetto lo scrittore e, quando leggo una sceneggiatura, che sia buona o meno, cerco il mio personaggio tra le sue righe, anche perché so quanti passaggi avvengono prima che questa arrivi nelle mani di un attore. Penso che l'improvvisazione sia non solo abusata ma sopravvalutata: chi sono io per poter migliorare una sceneggiatura?". Le sue risposte sembrano spesso un po' caustiche, ma sempre assolutamente rispettose del lavoro altrui e mirate a sminuire l'intero sistema della celebrità, dell'ideologia assoluta nei confronti delle star, che tanto è in voga a Hollywood. Lo si capisce in tutto quello che dice, in ogni micromovimento del suo volto, soprattutto quando si parla della sua connessione ormai inevitabile con il villain di tutti i film, post Tarantino, in cui ha recitato: "Prima di approdare a Hollywood ho lavorato per 35 anni, non so nemmeno quanti ruoli ho interpretato tra cinema, teatro e televisione, e non sono sempre stato il cattivo. Sono state delle motivazioni economiche a spingermi costantemente verso questo ruolo dopo i film di Tarantino: i finanziamenti non arrivavano per un interesse verso la mia arte. Quando un produttore ti riconosce e vede che funzioni bene in un ruolo, tende a richiederti sempre nello stesso. Ma alla fine quello del cattivo è il ruolo più interessante e ti offre un intero spettro di possibilità. L'antagonista è l'elemento drammatico che guida l'evoluzione della storia".
Se il ruolo del cattivo è davvero quello più complesso da portare sullo schermo, è facile pensare che dietro di esso ci sia un'enorme preparazione, fatta di studi sul campo e ricerche... cosa che Christoph Waltz invece smentisce categoricamente: "Penso che tutta questa storia del dover studiare sul campo e fare ricerche nel mondo reale sia sopravvalutata. L'immaginazione è ancora lo strumento più importante e potente di un attore" e decide di esprimersi addirittura con una smorfia di disprezzo quando Antonio Monda prova a fare un riferimento al metodo dell'Actor Studio.

Ammirare senza mai idealizzare

Passando tra le clip di alcuni dei suoi ruoli più iconici, da Django a Carnage, fino all'ultimo Downsizing (di Alexander Payne, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia), viene da chiedersi quali possano essere le ispirazioni di un attore caratteristico come Waltz e, anche in questo caso, l'attore smonta le credenze classiche in merito: "Non direi di avere un attore da cui traggo ispirazione. I punti di riferimento cambiano con il passare del tempo. Quando avevo 20 anni pensavo che Marlon Brando fosse il migliore e adesso invece non riesco più a vederlo e penso che sia terribile. Tranne che ne Il Padrino. Non solo i tuoi punti di riferimento cambiano con il passare del tempo, ma gli attori non fanno sempre un ottimo lavoro. Credo che l'ammirazione non debba mai diventare ideologia".
Un discorso che si applica benissimo anche al fenomeno del divismo cinematografico: "Fare l'attore e fare la star sono due professioni diverse. Puoi essere un attore sincero, onesto e preparato e rimanere sempre sullo sfondo. Poi ci sono dei pazzi irresponsabili che diventano delle star, ma non certo per il loro lavoro. Onestamente non credo che esistano buoni attori e cattivi attori: esiste un ruolo per ogni attore in cui può essere sensazionale".

Cambiare la storia

Come ormai da tradizione, l'incontro di chiude con una selezione di tre film scelti direttamente dall'artista: Il momento della verità di Francesco Rosi, Vivere di Akira Kurosawa e I Vitelloni di Federico Fellini, tutti film che ha visto grazie alla sua sottoscrizione a FilmStruck.com, un sistema americano di streaming di film classici.
"Questi tre film raccontano la storia di persone che non solo volevano trovare un loro spazio nel mondo, nel tempo e nella società, ma volevano anche fare la differenza. In tre modi diversi ovviamente, ma sono ugualmente storie sul desiderio di cambiare la propria vita". L'onestà del proprio lavoro e l'autenticità verso se stessi sembrano essere alcuni del valori fondamentali nella vita di Christoph Waltz che, nonostante quanto si possa pensare, non ha quasi nulla del divo cinematografico... basti pensare che odia i selfie e tutti i social network! (Foto: www.romacinemafest.it)