Intervista Bling Ring - Incontro con Sofia Coppola

Sofia Coppola ci racconta la gioventù bruciata protagonista del suo nuovo film

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La carriera di attrice la cominciò addirittura un solo anno dopo la sua nascita, ne Il padrino (1972), ma, sebbene abbia interpretato soprattutto film diretti dal padre Francis, qualcuno ricorderà, di sicuro, Sofia Coppola anche nel cortometraggio Frankenweenie (1984) di Tim Burton.
Soltanto a ventotto anni, però, è passata dietro la macchina da presa per dirigere Il giardino delle vergini suicide (1999), cui hanno fatto seguito Lost in translation - L'amore tradotto (2003), che le ha permesso di aggiudicarsi il premio Oscar per la migliore sceneggiatura, e il Marie Antoinette (2006) interpretato da Kirsten Dunst.
Titoli che hanno preceduto il sopravvalutato Somewhere (2010), conquistatosi il Leone d'oro a Venezia, a tre anni dal quale torna alla regia con Bling ring (2013), ispirato a un articolo apparso su Vanity fair.
Con un cast comprendente, tra gli altri, la harrypotteriana Emma Watson, la storia vera di un adolescente che, reclutato da un gruppo di scapestrate coetanee, escogita insieme a loro la maniera per intrufolarsi nelle lussuose abitazioni di star del calibro di Paris Hilton, Orlando Bloom e Rachel Bilson al fine di mettere in atto ricchi furti.
In occasione dell'uscita italiana della pellicola, distribuita da Lucky red a partire dal 26 Settembre 2013 (e della quale potete leggere la recensione qui), la regista ha incontrato a Roma la stampa.

C’erano una volta le vergini... suicide

Gli eventi a cui il film fa riferimento sono avvenuti tra il 2008 e il 2009, quindi all'inizio di quella che poi è divenuta la crisi economica mondiale. Da allora, è cambiato qualcosa per quanto riguarda il fascino che i ragazzi provano nei confronti dell'ambiente delle celebrities?
Sofia Coppola: Per quanto io ne sappia, complice anche il successo riscosso dai reality show, il fascino che i ragazzi provano nei confronti di quel mondo non fa altro che crescere. Ero molto interessata ad analizzare questo aspetto della nostra cultura, che ora sembra avere raggiunto livelli decisamente estremi.

Nel film si avverte in maniera forte l'assenza dei genitori. Questi giovani americani sono veramente così piatti e privi di valori?
Sofia Coppola: La storia che ho voluto raccontare nel mio film parla anche di questo aspetto, dell'assenza dei genitori. Ma non voglio generalizzare sui giovani americani, perché vi sono anche quelli che, invece, sono seguiti dai propri genitori.

Da Il giardino delle vergini suicide a Bling ring è cambiato qualcosa per quanto riguarda i giovani?
Sofia Coppola: Sicuramente, le protagoniste de Il giardino delle vergini suicide erano innocenti, quelle di Bling ring no. Si tratta di due epoche diverse e m'interessava analizzare proprio questa moderna cultura pop.

Negli ultimi tempi pare vi sia una vera e propria tendenza di film riguardanti le moderne generazioni alle prese con il decadimento morale...
Sofia Coppola:
Sicuramente, del disagio dei giovani si parla un po' in tutte le generazioni; tramite il mio film volevo dare uno sguardo all'attuale cultura pop.

E' vero che, per prepararli al film, gli attori sono stati anche introdotti di nascosto in casa di amici?
Sofia Coppola: Sì, perché prima di iniziare le riprese abbiamo cercato di creare lo spirito di gruppo tra i ragazzi e li abbiamo anche fatti introdurre di nascosto in casa di un amico che si è prestato al "gioco". Lo abbiamo fatto per far provare loro cosa si prova nel fare una cosa del genere.

L'America violata

Entrare nelle case delle celebrità, in America, è veramente facile come viene mostrato nel film?
Sofia Coppola: Lasciare le case incustodite in quel modo credo sia una cosa tipica di determinati quartieri di Los Angeles che sono come comunità felici in cui tutti si sentono tranquilli e protetti. Certo, a New York penso che la situazione sia del tutto diversa.

Dopo i fatti raccontati nel film non è cambiato l'atteggiamento delle star nei confronti della propria sicurezza?
Sofia Coppola: Paris Hilton, almeno, non lascia più le chiavi di casa sotto lo zerbino (ride).

In che modo è stato studiato per il film questo mondo degli adolescenti?
Sofia Coppola:
Innanzitutto, ho parlato moltissimo con Nancy Jones, giornalista di Vanity fair che ha scritto l'articolo sui fatti accaduti. Poi, la figlia adolescente di una mia carissima amica mi ha aiutato a capire il mondo dei suoi coetanei. Inoltre, ho letto tutte le registrazioni e le trascrizioni della polizia nei giorni dell'arresto dei ragazzi e ho anche incontrato uno di loro.

I veri protagonisti della vicenda hanno visto il film?

Sofia Coppola: In realtà, io ho incontrato solo il ragazzo prima delle riprese, ma non ho voluto sapere troppo proprio per fare il film a modo mio. Il film è solo ispirato a fatti reali e, per questo, non ho usato i nomi veri, altrimenti avrei scelto di fare un documentario.

Nel prossimo eventuale film fino a dove potranno spingersi questi giovani scapestrati?
Sofia Coppola: Non saprei, in realtà sono curiosa di saperlo anche io perché sono madre di due figlie. Non ho idea se questa cultura pop andrà avanti o se, magari, vi sarà una reazione che cambierà tutto.

Ci sono progetti futuri?
Sofia Coppola:
Non ho nulla di particolare in preparazione, credo che mi prenderò un periodo di pausa per stare un po' insieme alle mie figlie.

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