Intervista Bianca come il latte rossa come il sangue

Da Argentero a Insinna, a Roma tutto il cast del nuovo film di Campiotti

intervista Bianca come il latte rossa come il sangue
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Lui, con le fattezze del Filippo Scicchitano protagonista di Scialla! (Stai sereno) (2011) e Un giorno speciale (2012), è il sedicenne Leo, segretamente innamorato della bella Beatrice che, interpretata dalla francese Gaia Weiss, si scopre presto essere affetta da un brutto male.
Lei, invece, con il volto della Aurora Ruffino vista ne La solitudine dei numeri primi (2010), è Silvia, amica di sempre, confidente fedele di ogni segreto di Leo, i cui genitori sono incarnati da Flavio Insinna e Cecilia Dazzi e che non manca di confrontarsi anche con il proprio professore, ovvero Luca Argentero.
Sono i protagonisti di Bianca come il latte rossa come il sangue, che, sceneggiato da Fabio Bonifacci partendo dall'omonimo romanzo di Alessandro D'Avenia, professore di liceo, non solo segna il ritorno al grande schermo per il regista Giacomo Campiotti, a otto anni da Mai + come prima (2005), ma rappresenta anche il debutto cinematografico per i produttori Luca e Matilde Bernabei, specializzati in fiction televisive.
Tutti insieme, hanno incontrato a Roma la stampa affiancati dal direttore di 01 Distribution Luigi Lo Nigro, il quale non ha mancato di ricordare che il 4 Aprile 2013, in occasione della prima del film presso il cinema Moderno della capitale, in piazza della Repubblica, i Modà - presenti all'interno della colonna sonora - si esibiranno in una performance live che anticiperà la proiezione delle 20.45 e verrà trasmessa via satellite in tutta Italia.

Bianca, rossa...

In che modo Filippo Scicchitano si è identificato nel personaggio di Leo?

Filippo Scicchitano:
Innanzitutto, ho provato una compassione verso la situazione che doveva affrontare Leo; io il libro non lo avevo letto, la prima cosa che ho fatto è stata una analisi totale riguardante la malattia e il suo contesto. Mi sono tuffato in questo ruolo dello studente e l'esperienza è stata magnifica.

Come ha lavorato Luca Argentero al personaggio di questo professore così sognatore?

Luca Argentero: "Il sognatore dichiara il suo amore verso quello che fa" è anche la mia frase preferita tra quelle incluse nel film, quindi mi sono molto immedesimato nel personaggio. Soltanto se dimostri di avere passione in quello che fai, gli altri riescono a godere dei tuoi suggerimenti e ti ascoltano volentieri. Quella presente nel film è una versione molto contemporanea del vecchio professore, una figura che io amo chiamare "educatore" perché viene a contatto con i ragazzi in un momento molto delicato delle loro vite. Quando ho potuto affiancare Alessandro durante le lezioni con i suoi studenti ho notato che le domande dei ragazzi erano estremamente precise e collegate in maniera fortissima alla vita reale.

Alessandro D'Avenia: Quando Luca è venuto alle lezioni, il dramma non sono state tanto le alunne, ma le colleghe, perché lui era poco dietro di me e, per la prima volta nella mia vita, avevo tutti gli occhi addosso. Mi sono quasi illuso (ride).
Comunque, i ragazzi che mi hanno ispirato nella stesura del libro sono stati i primi a leggere il manoscritto che poi sarebbe diventato un best seller e il 4 aprile saranno qui a Roma, con me, per vedere il film al cinema nell'anno della maturità.

Dopo tante fiction televisive, per Luca e Matilde Bernabei questo film rappresenta il primo progetto cinematografico...

Matilde Bernabei: Noi abbiamo visto qui una grande storia nella quale ci siamo ritrovati, perché parla di amore e di morte, ma è sempre piena di vita. Poi, secondo me abbiamo conseguito un risultato molto buono.

Luca Bernabei: Per me e Matilde, dopo vent'anni di televisione rappresentava un po' un punto d'arrivo il cinema. E' una grande emozione vivere questa giornata e Giacomo era il regista giusto per questo film, perché è ancora un Peter Pan e trasmette il suo entusiasmo a tutti i ragazzi che lavorano con lui.

Flavio Insinna cosa può raccontarci di questo ruolo di padre?


Flavio Insinna: Io ho letto sia il libro che il copione e devo dire che è stato bello e doloroso tutte e due le volte; poi, per una serie di motivi umani e professionali, non potevo non accettare. Io sono stato il ragazzo che rientrava a casa alle quattro di mattina, quindi, per questo personaggio, ho cercato di rifare quello che mio padre era con me. Comunque, se io dovessi avere un figlio vorrei che venisse fuori come Filippo, con la sua stoffa.

Cecilia Dazzi: Comunque, lavorare con Giacomo è buffo, perché spesso non si capisce quello che dice, ma cosa ti sta dicendo si capisce da come si muove (ride).

... e Campiotti!

Come mai soltanto otto anni dopo l'ultima regia cinematografica Giacomo Campiotti torna al grande schermo?

Giacomo Campiotti:
Nel frattempo ho fatto diversi film per la televisione che ho molto amato, poi, nel mio lavoro cerco di distinguere le storie che mi interessano e quelle che non mi interessano. Non sono di quelli che considerano la televisione di serie b e, anzi, ora sto girando un'altra fiction.

Cosa ha convinto Giacomo Campiotti a prendere parte a questo progetto?

Giacomo Campiotti:
Io ho letto prima la sceneggiatura, poi il libro e ho capito perché Luca e Matilde hanno pensato a me: li ho trovati molto nelle mie corde. Ho fatto molti film sull'adolescenza, un'età della vita che sento vivissima in me, l'età in cui si iniziano a fare i conti con i sogni e con la realtà, in cui si comincia a capire che i problemi della vita non devono farci abbandonare i sogni. Tra l'altro, io faccio anche un altro lavoro, sono maestro e laureato in pedagogia, quindi vivo in mezzo ai ragazzi.

Come ha lavorato Fabio Bonifacci alla trasposizione del libro?

Fabio Bonifacci: Per forza di cose, ho dovuto cambiare qualcosa rispetto al libro, ma sono convinto di averne mantenuto intatto lo spirito. Con questo film sento di essere riuscito a uscire da un genere e di aver creato un mix tra dramma e commedia, come è la realtà. La nostra esistenza non è né una commedia, né un dramma, ma mescola tutto senza ordine ed è proprio questo quello che abbiamo tentato di fare noi.

Cosa ha insegnato questo ruolo a Filippo Scicchitano?

Filippo Scicchitano: Io provo a imparare sempre, però, se devo dire una cosa che ho imparato qui, cito una frase del libro: "Credere in qualcosa di più grande". E' con questo spirito che ho provato a interpretare Leo. Poi, aggiungo che ci sono tanti giovani talenti come me, ma che hanno forse la sfortuna di essere meno popolari. Visto che nel film si parla anche di sogni, auguro a loro di averne molti.

E, per concludere, la parola alle due protagoniste...

Gaia Weiss: Quando ha saputo del ruolo che mi era stato affidato, un amico di famiglia mi ha voluto regalare il diario della figlia, morta a soli sedici anni a causa di questo male terribile. E' stato proprio questo prezioso oggetto a farmi da guida durante le riprese.

Aurora Ruffino: Durante i provini, ho lottato moltissimo per questo film perché avevo letto il libro e me ne ero innamorata. Nonostante la morte e il dolore, è un libro che va oltre, un inno alla vita. Sono contentissima di avervi preso parte!

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