Arrival: l'intervista ad Amy Adams e Jeremy Renner

Abbiamo incontrato i protagonisti di Arrival, Amy Adams e Jeremy Renner, che ci hanno raccontato il loro percorso e qualche dettaglio del film.

intervista Arrival: l'intervista ad Amy Adams e Jeremy Renner
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È sempre il sorriso di Amy Adams ad arrivare prima di qualsiasi altra cosa: lei e Jeremy Renner entrano insieme all'interno della stanza dell'hotel dove si svolgono le interviste per il loro ultimo film, Arrival, eppure a colpire nell'immediato è la grazia con cui l'attrice si siede, si presenta e poi sorride, in un modo caloroso e gentile che riesce a mettere a proprio agio anche il giornalista più timido del mondo. A prima vista sembrano due persone completamente diverse: dove una è delicata e accogliente, l'altro è spiritoso e pronto a far divertire. Eppure, esattamente come i loro personaggi in Arrival, riescono in qualche modo a completarsi e ad essere complici pur avendo diverse strategie di comunicazione. Durante la chiacchierata con loro ci si innamora di nuovo dello splendido film di Denis Villeneuve, ma soprattutto della straordinaria umanità che le due star hanno regalato alla pellicola di fantascienza.

Dalla consapevolezza agli alieni

Amy, cosa le è piaciuto del suo personaggio e qual è il motivo che l'ha spinta ad accettare il ruolo?
A: Quando ho letto lo script per la prima volta ero molto commossa dal personaggio di questa madre, che mi faceva provare dolore e compassione; nel momento in cui ho finito di leggere ero talmente affascinata dal finale che ho ricominciato da capo immediatamente: dovevo leggerlo di nuovo dalla mia nuova prospettiva. Credo che mi abbia sorpreso moltissimo, e di questi tempi essere sorpresi da uno script è una gioia incredibile, perché è molto difficile che avvenga.
Sappiamo che tutte le sue colleghe si lamentano che non ci sono grandi possibilità di ruoli femminili a Hollywood, e l'impressione è che abbiano ragione, vent'anni fa questo ruolo sarebbe andato a un uomo.
A: In questo caso specifico il film è basato su un racconto, è stato lo scrittore ad aver creato un personaggio femminile quindi sarebbe stato difficile, ma credo che il cinema stia finalmente raggiungendo le altre arti. Ogni tipo di arte, dalla musica alla letteratura, ha sempre avuto una forte partecipazione femminile.
Questa è una madre che conosce molto. La consapevolezza può diventare negativa, un'arma contro se stessi?
A: Questo è il motivo per cui preferisco rimanere stupida (ride). No, scherzo. Credo che avere una sorta di consapevolezza può essere usata come un'arma, contro se stessi e contro gli altri. È fondamentale rimanere una grande forza per rimanere fedeli al proprio percorso.

Quali sono i momenti che hanno segnato la vostra vita?
A: Jeremy ed io condividiamo la stessa esperienza in questo caso, quindi la nostra risposta potrebbe essere la stessa, che ne dici?
J: Sì, penso che potremmo rispondere la stessa cosa, ovvero il giorno in cui siamo diventati genitori. Il fatto di essere genitori è uno dei momenti che ti segna la vita.
A: Vorrei aggiungere però che, esattamente come dice il mio personaggio in Arrival, non sono i momenti importanti che ti definiscono ma tutti quei momenti che arrivano nel mezzo.
La parte più di fantascienza del film sembra essere il fatto che il dialogo prevalga sullo scontro. È stata questa attualità, in un momento di conflitti come questo, vi ha spinti ad interpretare questo film?
J: Per quanto mi riguarda, quello che ho considerato è stato un concetto più estremo: il linguaggio ad esempio può unire o dividere, io non parlo italiano né lo parla Amy e questo mi divide in questo momento, ma una traduttrice ci consente di comunicare. Quindi la lingua può dividerci ma allo stesso tempo ci può avvicinare. Lo stesso vale per altre cose, ad esempio la paura. Lo vediamo in questo film: quelle che sono le caratteristiche dell'essere umano, a prescindere, da un cannibale ad un uomo moderno a qualcuno segregato su un'isola, ognuno di noi in qualsiasi condizione esso sia sperimenta la paura. Quegli elementi che sono comuni a prescindere da tutto, dalle nostre credenze religiose all'orientamento sessuale, siamo tutti esseri umani che hanno in comune determinati elementi, come la capacità di linguaggio o la paura.

Questo film ha cambiato la vostra idea riguardo la comunicazione?
A: In quanto attrice la comunicazione è sempre stata parte di me e del mio lavoro, quindi anche in questo caso ne ho fatto tesoro e mi ha interessata molto. Un'altra cosa però è rimasta con me di questo film, qualcosa che mi ha fatto riflettere: cercare di dare valore ai famosi "momenti nel mezzo", una cosa che in quanto madre ho trovato fondamentale. Anche con mia figlia sto cercando di farle prestare attenzione a questi momenti, insegnarle a catturare la bellezza semplice delle piccole cose.
Credete nell'esistenza degli alieni?
J: Posso parlare della mia fede in altre forme di vita e posso dire che sì, sono convinto che ci siano altre forme di vita. Anche solo a livello di statistica, se guardiamo al numero di stelle e soli, è impossibile non considerare altre forme di vita diverse dalla nostra, magari che non hanno bisogno di acqua o aria come noi. È importante per noi in quanto umani definire la vita in generale ed il fatto che possano esisterne altre, ma non penso spesso agli alieni e non so se ci hanno già visitati, non ci penso mai.
A: Anche io la penso come Jeremy, credo ci sia una ragione per cui come esseri umani abbiamo sempre guardato in alto alle stelle, per millenni. Abbiamo sempre cercato una spiegazione, un aiuto: io mi auguro che ci sia altra vita al di là.

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