Intervista Amore, Cucina & Curry: Lasse Hallstrom

A tu per tu con Lasse Hallström, in occasione dell'uscita del suo ultimo film ambientato nel mondo dei fornelli

intervista Amore, Cucina & Curry: Lasse Hallstrom
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In occasione dell'uscita del suo ultimo film Amore, Cucina e Curry, abbiamo fatto quattro chiacchiere a tu per tu con il regista svedese Lasse Lasse Hallström (autore di numerosi film tra cui Buon Compleanno, Mr. Grape, Le regole della casa del sidro, Hachiko e Chocolat). Dalla piacevole chiacchierata è emerso il profilo di un uomo e artista alla ricerca di ottimismo e di buoni sentimenti, gli unici che secondo lui possono aiutarci ad abbattere le barriere dell'intolleranza. Se volete saperne di più, leggete la nostra intervista qui di seguito...

Nei tuoi film - specie in Chocolat e questo Amore, Cucina e Curry - è spesso presente l'elemento culinario. Hai forse un legame particolare con il cibo e la cucina?

Ho una passione per il cibo, sì, anche se in realtà credo si tratti di una passione che condivido con la maggior parte delle persone. Quello che in film come Chocolat o quest'ultimo film davvero mi interessa sono sempre le persone e le loro storie. E nonostante le mie storie siano spesso più che altro impostate come delle fiabe, quello che faccio è cercare sempre di inseguire la bellezza dei personaggi di cui parlo. Quindi sì, la mia vera passione è in realtà per la recitazione. (Ride)

The hundred-foot journey

Qual è la tua riflessione sull'elemento politico presente nel film, che potremmo forse definire una sorta di xenofobia?
Quello che io cerco di lanciare attraverso i miei film sono dei messaggi vecchi e sani, la rappresentazione di realtà di tolleranza che non si potranno ottenere finché il pregiudizio e la paura dell'altro non saranno sconfitti. E in realtà quello che mi interessa trasmettere (anche con questo film) è che abbiamo molte più cose in comune di quanto pensiamo.

Pensi che il cibo sia un mezzo di comunicazione universale? Ti ritieni una buona forchetta?

Il cibo è un'esperienza senza pregiudizi che si connette direttamente con i nostri sensi quindi è senza dubbio un modo molto diretto di comunicare. Inoltre, il cibo è qualcosa che ti permette di condividere gli stessi sapori con gli altri.
Per quanto riguarda la seconda domanda posso dire che non sono un grande mangiatore perché sono diventato vegano e dunque al momento sto coltivando il mio interesse per le verdure. Ho fatto questo cambiamento perché voglio vivere una lunga vita e voglio mangiare sano. La scienza mi dice che mangiare la carne non è una buona cosa, e io ho deciso di fidarmi di ciò che dice la scienza.

Nel film c'è una certa mescolanza del modo occidentale e del modo indiano di realizzare un film. Questa è una cosa a cui hai pensato durante la realizzazione di Amore, Cucina e Curry?

Quello che sempre mi interessa nella realizzazione dei miei film è che i personaggi siano veri e che riescano a trasmettere delle emozioni quindi di solito cerco di evitare gli stereotipi quanto più mi è possibile. Voglio realizzare qualcosa che sia affascinante e dunque inseguo una certa spontaneità, ma oltre a questo aspetto non credo di utilizzare altri metodi specifici per raggiungere il mio pubblico. Inoltre, il modo di fare film indiano è molto particolare, stilizzato, la loro è una cultura molto peculiare.

Quanta importanza dai al fatto di girare in vere location piuttosto che all'interno di studi di produzione?

Non credo in realtà ci sia grande differenza anche se ci sono delle differenze magari nella gestione delle attrezzature. In questo film ad esempio la cucina francese è un set, tutto il resto sono vere location. In ogni caso non credo che oggi come oggi faccia molta differenza in termini di risultato.

Cibo e memoria

Il cibo è una componente essenziale in questo film, puoi dirci cosa rappresenta per te?
Il cibo è effettivamente memoria, in quanto non credo che ci sia un modo più diretto per ricollegarsi al passato, alle vecchie memorie e sensazioni. Se assaggi oppure odori qualcosa del tuo passato, quella sensazione ti porta davvero indietro nel tempo, come ci ha ampiamente raccontato (Marcel) Proust.

È difficile trovare storie realistiche da raccontare? Qual è il tuo obiettivo principale nella realizzazione di un film?

Non riesco a fare film che siano troppo plumbei. I film sono edificanti e credo in effetti di avere una grande predilezione per il sentimentalismo, perché mi piacciono le opere che hanno forti sentimenti. Mi piace andare in quella direzione e quello che io cerco di fare in ogni film è riuscire a trasmettere un'emozione forte, autentica. Alcuni critici americani mi accusano di fare film troppo sentimentali ma la verità è che non sono tanto attratto da ciò che è dolce, carino, però mi piace che i film riescano a risollevare l'animo attraverso un'emozione. Ma si tratta di un terreno pericoloso in quanto è al confine estremo con il sentimentalismo.

Puoi dirci secondo te qual è la differenza tra classico ed etnico?

Beh diciamo che io ho ‘pregiudizi' in questo senso perché sono nato e cresciuto in Svezia quindi penso che sia classico ciò che appartiene alla mia cultura. Persone cresciute in altri contesti però avranno sicuramente delle prospettive - in questo senso - diverse dalle mie, ma è importante che ognuno abbia i suoi punti di partenza. Noi abbiamo i nostri compositori classici così come le altre culture hanno i loro classici, quindi credo sia più che altro una questione di percezione personale. Se però vogliamo parlare di radici della cucina, ritengo in effetti che la cucina indiana sia un po' alla base della cucina francese.

In questo film l'elemento comune è la passione per il cibo ma c'è anche poi uno svilupparsi di sentimenti incrociati tra le varie culture. Pensi che la passione comune e l'amore possano di fatto aiutare le persone e superare le differenze, e la percezione dell'altro inteso come un pericolo?

Sì certamente, l'amore attraverso i confini ci aiuterà a comprendere e superare queste paure: la paura di essere privati del nostro cibo, delle nostre opportunità lavorative. Dobbiamo imparare a tollerare ciò che viene dall'esterno dei nostri confini e rispettare ciò che riguarda le persone e le altre culture. Non ci sarà un lieto fine se l'intolleranza si diffonderà a livello sociale e politico. In Svezia ad esempio c'è un proliferare di movimenti filo-fascisti e questo mi fa onestamente paura.

Stai lavorando già a un nuovo progetto?

Ho scritto la sceneggiatura basata su un romanzo che si intitola Boy 21 e che sarà ambientato a Philadelphia. Spero che questo sia il mio prossimo lavoro.

Come hanno contribuito Oprah Winfrey e Steven Spielberg al film?

Oprah Winfrey ha contribuito alla fase produttiva ma non direttamente alla realizzazione artistica mentre Spielberg avrebbe voluto girare egli stesso il film ma poi si è spostato su un altro progetto. Mi ha dato comunque molti consigli ed è stato davvero di grande sostegno lungo tutta l'intera fase di realizzazione del film.

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