First look Percy Jackson & gli Dei dell'Olimpo: il Mare dei Mostri

Direttamente dal Giffoni 2013, una prima occhiata al nuovo episodio della saga dedicata al semidio figlio di Poseidone

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La parabola discendente dell’eroe Percy Jackson inizia con il secondo capitolo della saga. Quando sei arrivato a toccare la cima più alta e non esiste popolarità maggiore di quella che già possiedi non resta altro da fare che scendere e rimettersi alla prova. A meno che, ovviamente, non si preferisca restare lì seduti a godersi il panorama.
Da questa premessa prende vita Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: Il mare dei mostri (in sala dal 12 settembre per 20th Century Fox, ispirato al romanzo di Rick Riordan edito da Mondadori). I piccoli giurati del 43° Giffoni Film Festival hanno visto in anteprima circa trenta minuti del film alla presenza di Logan Lerman (Percy) e Alexandra Daddario (Annabeth), battendo di qualche giorno gli spettatori americani (negli USA uscirà il 7 agosto). La visione della parte iniziale della pellicola permette già una prima, seppur sommaria, valutazione dello stile e degli intenti di questa nuova avventura fantasy in salsa adolescenziale. I toni epici del primo capitolo ritornano in pompa magna... e d’altronde non ci si potrebbe aspettare altro da una storia ispirata alla mitologia greca e volta a narrare il coraggio dei figli delle proprie divinità, anche se nati da relazioni con umani e quindi trasferiti nel Campo Mezzosangue, meta estiva di ragazzi dalle capacità straordinarie ma comunque ancora acerbi. In questo microcosmo la fama del rampollo di Poseidone, Percy, è cresciuta a dismisura dopo la vittoria nella missione che ha salvato l’Olimpo. Eppure la gloria è effimera e ben presto il ragazzo sperimenta la frustrazione delle piccole e grandi sconfitte quotidiane. A che serve essere figli di un dio se poi tu gli parli e lui ti ignora?

Epico ma non troppo

La nuova impresa consiste nella conquista del Vello d’Oro, unico oggetto in grado di salvare l’albero che protegge il Campo e in cui è stata trasformata sette anni prima Talia, la figlia di Zeus, prima di morire per salvare Luke (il Jake Abel di The Host), Grove (Brandon T. Jackson) e Annabeth prima di varcare i cancelli. Questa volta, però, Percy la vuole perseguire anche se il direttore, il Signor D (il dio Dioniso, aka Stanley Tucci), l’ha affidata a Clarice (Leven Rambin, già “tributo” in Hunger Games), figlia di Ares e nuovo idolo del Campo.
Rispetto alla versione letteraria l’adattamento cinematografico sembrerebbe semplificare, come già avvenuto in passato, i vari retroscena della storia, compresi i momenti scolastici di Percy tra gli umani. Il montaggio presentato in anteprima per l’Italia, infatti, lascerebbe intendere che l’azione inizi direttamente durante i giochi e le sfide nel Campo e si focalizzi sui dissidi interiori del protagonista piuttosto che sulla doppia vita che conduce da quando ha scoperto la sua vera identità.

Un piccolo Harry Potter?

La scelta ricalca in parte quella attuata nel franchise di Harry Potter a cui spesso - ma non sempre con criterio - Percy è stato paragonato, soprattutto perché Chris Columbus ha diretto le pellicole di incipit di entrambe le saghe.
A Hogwarts durante il Torneo Tre Maghi la popolarità di Harry inizia ad incrinarsi perché ritenuto un imbroglione, come quando è stato tacciato di esibizionismo e arroganza nel rivelare il ritorno di Voldemort. Al semidio figlio di Poseidone accade qualcosa di molto simile: i compagni diffidano delle sue capacità e sembra che neppure gli “adulti” nutrano poi tante speranze in lui. Ecco allora che i toni epici del racconto, un 3D aggiunto in post-produzione e lo spiegamento massiccio di effetti speciali trovano un bilanciamento nella visione intimista dell’eroe tormentato.
Il risultato, a giudicare dalle prime immagini, ricalca fedelmente lo stile del primo film, con una discreta resa visiva e un equilibrato mix di momenti brillanti e situazioni drammatiche. Ancora una volta, come spesso accade nelle trasposizioni di romanzi young adult, la scelta di affidare i ruoli secondari ad una rosa di interpreti della A-list hollywoodiana paga perché supplisce alle performance talvolta ancora acerbe degli attori più giovani.

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