Anteprima Hollywoodland

Il frutto più bello a volte è il più marcio

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L'altra faccia della medaglia

Il mondo di Hollywood, così sfavillante e ricco di star, è dai più identificarlo come una sorta di isola felice, in cui tutti sorridono e vivono alla grande. Tuttavia, sotto la realtà patinata, se ne nasconde un'altra, ben più sporca e scabrosa.
Hollywoodland è un’indagine avvincente sul tema della fama e dell’identità, ispirata da uno dei misteri più noti della vita di Hollywood. Il film segna il debutto alla regia di Allen Coulter (candidato agli Emmy e al DGA Award per The Sopranos e Sex and the City).

La morte di Superman

16 giugno 1959: il fascino di Tinseltown è finito per George Reeves, eroico “uomo d’acciaio” della serie televisiva Adventures of Superman. L’attore muore nella sua casa di Hollywood Hills ucciso da un colpo di arma da fuoco. Reeves (interpretato in Hollywoodland dal premiatissimo Ben Affleck) lascia una fidanzata, l’aspirante stella del cinema Leonore Lemmon (Robin Tunney) e milioni di ammiratori scioccati dalla sua scomparsa. Ma è la madre affranta Helen Bessolo (Lois Smith) che non intende lasciare irrisolte le dubbie circostanze del drammatico evento. Helen chiede giustizia, o almeno qualche risposta. Il dipartimento di polizia di Los Angeles chiude le indagini, ma lei ingaggia per 50 dollari al giorno l’investigatore privato Louis Simo (Adrien Brody, anche lui premiato con la statuetta). Simo scoprirà molto presto che la chiave del mistero potrebbe nascondersi nell’appassionata relazione tra Reeves e Toni Mannix (la candidata all’Oscar® Diane Lane), moglie del dirigente MGM Eddie Mannix (Bob Hoskins, anch’egli candidato all’Academy Award).

Ma a Hollywood verità e giustizia sono merce rara. Simo, che persegue con ostinazione indizi e individui pericolosi ed elusivi nei quartieri alti e nei bassifondi, rischia di rimanere bruciato. Nel corso delle indagini il caso diventa sempre più personale e il detective scopre, oltre a collegamenti insospettabili con la propria esistenza, nuovi aspetti dello stesso Reeves: dietro l’icona c’è un uomo complesso che ha dato la vita per Hollywood.

La strada per Hollywoodland

La morte avvenuta nel 1959 di George Reeves, autentica icona di Superman per milioni di persone, è uno dei misteri di Hollywood che continua a suscitare interesse dopo quasi cinquanta anni. Anche se notoriamente irrisolto, il caso è talmente documentato che lo sceneggiatore di Hollywoodland Paul Bernbaum ha costruito il suo lavoro dividendosi equamente tra ricerche dei fatti e ispirazione.
Bernbaum ricorda con chiarezza il periodo affermando : “Posso dire che da ragazzo ho letteralmente vissuto sulle gesta di Superman. Leggevo i fumetti, vedevo i cartoni ma Reeves per me aveva qualcosa di speciale: sapevo che era un attore che faceva la sua parte in un programma televisivo, ma sapevo anche che se Superman fosse realmente esistito sarebbe stato esattamente come lui. Riusciva a comunicare con me e con tutti i ragazzi che lo guardavano. Da adulto, pensando all’affetto e all’attaccamento che ancora provo per il programma e che mi hanno spinto tra l’altro a comprare all’asta uno dei suoi costumi originali; sono sempre più convinto che ci fosse in lui qualcosa di speciale. Per anni ho pensato di scrivere una sceneggiatura su di lui. La vita di Reeves è stata piena di colori, avvincente e alla fine decisamente tragica. Ma io volevo dire anche altro, volevo rappresentare il disagio che provava a vestire i panni di Superman mentre il personaggio aveva sui suoi fan un’influenza sempre crescente. Come attore voleva essere una stella ed era diventato una stella di prima grandezza, ancor più grande di quanto avrebbe immaginato, ma solo per i ragazzi. Tuttavia, pur dovendo convivere con il dispetto e il rancore di sapere che Superman avrebbe bloccato per sempre la carriera cui legittimamente aspirava, apprezzò sempre il posto che occupava nei cuori di milioni di bambini. Non li abbandonò mai, per loro era Superman e questo a mio parere fa di lui un autentico eroe”.
Anche il produttore Williamson è piacevolmente interessato alla vicenda , affermando che “l’aspetto originale del lavoro di Paul sta nell’avere costruito il copione intorno alla figura del detective Louis Simo. Ciò gli ha permesso di scrivere una storia di George Reeves molto onesta e autentica. Ci sono sia il mistero sulla celebrità sia una vicenda molto umana leggibile a più livelli”.
“C’erano ruoli che qualunque attore avrebbe voluto svolgere, la storia toccava un tema avvincente e universale: tutti ci fissiamo facilmente su ciò che non abbiamo e tendiamo a non vedere ciò che abbiamo. Dal punto di vista storico la morte di George Reeves ha rappresentato la perdita dell’innocenza per un’intera generazione. Ha inciso su milioni di persone. I titoli dei giornali recitavano quasi tutti così: ‘È morto Superman’ oppure ‘Superman della TV è morto’, quasi nessuno diceva ‘È morto George Reeves’. Un attore aveva interpretato il ruolo di un personaggio invincibile la cui mortalità veniva continuamente negata. Noi abbiamo voluto mostrare chi fosse per riflettere su chi siamo”.
È interessante come sia emersa la volontà di valorizzare la figura di un attore che, intrappolato in un ruolo, abbia comunque maturato una sorta di “affezione” nei confronti della sua “icona”, che all’epoca rappresentava un modello per tutti i ragazzi americani.
Sulla figura di Reeves infatti, i commenti dei produttori sono sempre velati da una punta di malinconia
“Reeves ha sofferto perché capiva che non avrebbe mai esplorato in pieno le sue capacità di attore. Era tormentato dalla percezione che aveva di sé, di non essere un attore serio ma ‘solo quello che faceva Superman’. Speriamo di essere riusciti a fare piena luce sulla sua vita e sul suo ruolo nella storia di Hollywood. Tutti abbiamo un progetto di vita finché un bel giorno la vita stessa lo modifica e lo stravolge. I piani di Reeves furono stravolti dalla seconda guerra mondiale. Aveva avuto un inizio fortunato girando come primo film addirittura ‘Via col vento’ (Gone with the Wind), ma quando tornò dal fronte non riuscì a reinserirsi nel mondo di Hollywood e nel suo sistema. A trent’anni si sentiva già un po’ vecchio per Hollywood. Ebbe un gran successo in televisione, ma non gliene importava granché e certo non guadagnava i milioni di dollari dei colleghi che oggi vestono i panni dei supereroi sullo schermo”.
Milioni di ragazzi guardavano a lui, che nella vita reale non aveva figli, come a una figura paterna forte e onnisciente. La piccola strizzata d’occhi che aggiungeva al personaggio era un segnale, i ragazzini pensavano che stesse ammiccando a loro. A quell’età è difficile distinguere tra attore e personaggio”.

Hollywoodland Hollywoodland si presenta come una pellicola che intende mostrare la "faccia sporca" di Hollywood, raccontandone uno degli omicidi irrisolti più famosi. Le premesse per un buon film ci sono tutte, indi per cui non resta che aspettare l'uscita per valutare il film in tutta la sua completezza.

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