Anteprima Funny games

Haneke turba di nuovo la quiete borghese.

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Funny?

Sono iniziate le vacanze.
Anna e Georg, insieme al figlioletto Shorschi, partono alla volta della loro splendida casa in riva al lago: una tipica situazione da patinato spot pubblicitario in cui una famiglia ricca e felice si gode il meritato riposo. Il quadretto è completato dagli incantevoli e immancabili vicini, Fred ed Eva che, come da copione, invitano Anna e Georg ad una partita a golf.
Tutto sembra andare per il meglio, ma, mentre Anna prepara la cena, succede qualcosa di inaspettato: Peter, un giovanotto vestito di bianco e dai modi impeccabili, chiede alla donna se ha delle uova da prestargli. La padrona di casa sta per accontentarlo, ma le sorge un dubbio: come ha fatto il ragazzo a penetrare nella loro proprietà? Il giovane senza fare una piega, le mostra il varco nel recinto, che conosce perché glielo ha mostrato Fred...
Correva l’anno 1997 ed al festival di Cannes veniva “Funny Games”, un thriller psicologico che si rivelò una vera e propria bomba. L’estrema chiarezza della messa in scena di concetti complicati come l’Entfremdung (alienazione di se), l’Emotionale Vergletscherung (glaciazione emozionale) e l’Entwirklichung (perdita del senso della realtà), unita ad una pesantissima violenza mentale, sconvolsero la giuria (si parlò addirittura di un moderno Arancia meccanica).
A poco più di dieci anni, il regista austriaco Micheal Haneke, ha rigirato il film con un cast di star internazionali ( Naomi Watts e Tim Roth) con l’evidente scopo di far uscire il suo capolavoro dalla cerchia dei film d’autore e diffondendolo alla massa. Se, da un lato, questa scelta si dimostra affascinante e di nobili propositi, dall'altro risulta leggermente contraddittoria, in quanto Haneke ha sempre criticato più o meno velatamente il cinema mainstream. Dichiarazioni passate come “Non odio il cinema mainstream. E’ sicuramente piacevole. Ci sono tante persone che hanno bisogno di fuggire dalla realtà perché si trovano in situazioni molto difficili. Questo tipo di cinema però non ha nulla a che fare con l’arte. L’arte è obbligata a confrontarsi con la realtà e a trovare una piccola porzione di essa” , suonano ora più come una sorta di compromesso che una nobile dichiarazione d’intenti.
Tuttavia Haneke ha sempre regalato parecchie sorprese, indi per cui è sempre meglio lasciar perdere i moralismi ed aspettare il corso degli eventi che, come al solito, chiariranno ogni dubbio al riguardo.

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