Anteprima Australia

Uno sguardo all'ammaliante Australia di Luhrmann.

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Il sogno di un grande kolossal

Sette anni dopo Moulin Rouge, Buz Luhrmann torna sui grandi schermi cercando di catturare ed affascinare fino all’inverosimile spettatori di tutte le generazioni attraverso un progetto colossale e pretenzioso: Australia.

Ci sono voluti due anni di effettiva lavorazione ed un budget che sfiora i 140 milioni di dollari per trasformare il sogno di una vita in qualcosa di visivamente perfetto. Un desiderio appartenente non solo al registra australiano, ma anche ad una nazione spesso lontana dai riflettori, eppure vogliosa di venire allo scoperto, come peraltro è successo spesso grazie a cineasti australiani di chiara fama come George Miller o Scott Hicks. Da una parte abbiamo Luhrmann che, rimesse le proprie radici nella terra natìa, ha dato ali alla propria infantile voglia di dipingere un grande kolossal dal sapore antico, dall’altra abbiamo un continente a tratti decisamente inesplorato che, tramite le attenzioni del regista, vuole rivalutare se stesso e dimostrare che oltre a panorami sconfinati e mozzafiato possiede anche un passato ed una propria storia.

Tra amore, guerra e sogno

La vicenda di fondo è delle più classiche: Lady Sarah Ashley parte, con un seguito degno di una regina, dall’ Inghilterra per raggiungere un Paese straniero come l’Australia, alla ricerca di suo marito. Obiettivo primario è salvare un matrimonio dilaniato dall’ impossibilità di avere dei bambini, ma presto la nobildonna interpretata da Nicole Kidman si ritroverà coinvolta in una impensabile avventura. Improvvisamente vedova, in un mondo agli antipodi del suo e con una mandria di 1500 capi di bestiame da portare in città, Lady Ashley dovrà combattere per mantenere il possesso della proprietà, aiutata solo da un magico bambino meticcio e da uno scontroso e affascinante mandriano, Hugh Jackman,che la trascinerà nelle lande dell’amore.

Di amore Luhrmann sa parlare benissimo, con una maestria degna di un grande artista. Romeo+Juliet prima e Moulin Rouge dopo, ci hanno già mostrato questa capacità espressionistica ed un po’ astratta attraverso la quale il regista australiano riesce a dipingere le emozioni su una tela di pellicola. I suoi amori sono impetuosi, puri, senza compromessi e soprattutto sono tutti contraddistinti dal sapiente uso di una fotografia fin troppo contraffatta, dai tratti decisamente pop, che si imprime nella mente dello spettatore e rende assimilabili sensazioni che solo l’impatto cromatico riesce ad esprimere. Le emozioni, pennellata dopo pennellata, vengono fuori da una tavolozza di rossi passionali e accecanti gialli che si perdono in scenografie straripanti di elettricità e stravaganze. La stessa tecnica è stata usata per trasformare gli ammalianti grandangoli australiani in tele artistiche alla Lurhmann con risultati che però si alternano tra il seducente ed il discutibile. Il voler trovare sempre il colore perfetto, quasi pastello nel suo romantico bagliore passionale, finisce quasi per rovinare i magnifici sfondi una volta passati in post-produzione.

Ma Australia non parla solo d’amore: il dramma, l’avventura, la guerra, il mito del west, il tema del razzismo. Il voler affrontare una molteplicità di temi differenti tra loro, cercando di amalgamarli in una storia unitaria, ha portato molti a definire il film troppo freddo e dispersivo, eccessivo nelle pretese ed inconcludente in alcuni passaggi. Insomma decisamente al di sotto delle grandi aspettative che in esso si riponevano.

A far discutere è stata anche la scelta di una famosa canzone come Over the Raindow, tratta da Il mago di Oz, come tema centrale del film. Molti hanno visto questa scelta come un uso improprio, come un furto e ritenuto quindi decisamente fuori luogo. Il regista si è difeso affermando che la scelta era insita nel cuore del personaggio di Lady Ashley. ”Come Dorothy, anche Lady Sarah fa un lungo viaggio in una terra lontana e piena di misteri, incontra personaggi bizzarri, si rende protagonista di un grande cambiamento, affronta tante difficoltà e numerosi ostacoli per lei fino a quel momento impensabili, fino ad arrivare a scoprire sentimenti ed emozioni che in realtà aveva sempre avuto nel cuore. E poi è una canzone che fa sognare: questa musica, insieme all'elemento umano in essa racchiuso, è l'anello di congiungimento tra la mitologia occidentale e la cultura aborigena.” Sarà quindi una musicalità con chiari riferimenti al mondo dei sogni e dei desideri che accompagnerà lo spettatore di Australia fino ad un finale tra le macerie e l’acre fumo della guerra, che potrebbe strappare qualche lacrima a più di uno. A proposito di questo il regista ha confessato di aver girato ben tre diversi finali della pellicola, dopo averne scritti sei, smentendo in questo modo le voci che parlavano di un obbligo arrivatogli dalla Fox di dover cambiare l’epilogo della storia.

Australia Australia è già in programmazione in diversi Paesi e raggiungerà l’ Italia sono a metà Gennaio 2009. I primi a godere di questo spettacolo sono stati, ovviamente, i critici australiani, che lo hanno accolto in maniera piuttosto tiepida, valutando le numerose pecche, ma apprezzandone anche i pregi, definendolo si sdolcinato, ma anche straordinario ed importante, tanto per il regista che per il paese che esso "sponsorizza". A noi non rimane che indossare le famose scarpette rosse di Dorothy in attesa di poterci immergere in questi luoghi misteriosi al limite dell’immaginario arcobaleno del tema musicale del film. Attenderemo alla fine dell'arcobaleno.

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