Tasse, ricavi e Tartarughe Ninja: causa in corso in casa Viacom

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In una causa intentata a New York presso il tribunale federale, la ex dirigente Nataki Williams sostiene di essere stata licenziata ingiustamente dopo essersi opposta ad un potenziale regime di evasione fiscale. Secondo Williams, Viacom cercò di occultare le entrate del franchise Tartarughe Ninja tramite filiali nei Paesi Bassi.

Williams ha lavorato alla Viacom per sette anni come vice presidente per la pianificazione e l’analisi finanziaria, ricevendo due Presidential Award. Nel processo si dichiara persona informata dei fatti e sostiene di agire in conformità del Sarbanes-Oxley Act e del famoso Dodd-Frank Act (controversa legge approvata dall’amministrazione Obama a favore della trasparenza verso investitori e risparmiatori delle società quotate, ndr). Williams ritiene di essere stata ingiustamente licenziata come rappresaglia, nonostante la compagnia replichi che il rapporto di lavoro si è interrotto quando la dirigente ha preteso benefit ai quali non aveva diritto. Nella querela, Williams attacca la compagnia in merito al franchise Tartarughe Ninja, i cui ricavi sarebbero stati dichiarati attraverso appositi meccanismi volti ad eludere il fisco americano. Secondo la denuncia, "Nel mese di aprile del 2010, poco dopo essere stata promossa a vice presidente, Williams è venuta a conoscenza di come Viacom stesse preparando un piano per imputare le entrate del franchise Teenage Mutant Ninja Turtles ai Paesi Bassi. “L’unico scopo di trasferire i diritti a società olandesi era quello di evitare l'onere fiscale verso gli Stati Uniti" si legge nella motivazioni dell’accusa. "La convinzione di Williams dell’illegittimità di tale regime è stata ulteriormente confermata dopo che la dirigente apprese di come, per far apparire le transazioni legittimamente condotte nei Paesi Bassi, la compagnia avesse tramato per avere alle proprie dipendenze personale ubicato in Olanda”. L'azione legale riporta inoltre che nel 2010, quando il valore del franchise era più basso, Viacom accantonò momentaneamente il suo piano olandese riassegnando nuovamente i diritti alle proprie società controllate negli Stati Uniti, pagando tasse relativamente basse sulla quantità modesta di ricavi che il franchise generava prima del lancio del film del 2014. Williams afferma anche di aver appreso nel 2013 di come Viacom fosse in procinto di ripristinare il piano olandese con l’idea di estenderlo a prodotti come SpongeBob. "Ha sentito i suoi superiori ammettere come il piano avrebbe fatto risparmiare a Viacom milioni di dollari" si legge nella querela. Soldi, si sostiene, non effettivamente risparmiati ma di fatto sottratti al fisco americano. Viacom, in risposta, presenta la sua difesa e attacca la procedura inoltrata da Williams bollandola come un tentativo fraudolento di ottenere ulteriori benefit. Il portavoce della compagnia aggiunge: "Le sue rivendicazioni sono completamente prive di fondamento, e siamo pronti a difenderci da tutte le accuse nelle sedi competenti." La causa legale, ovviamente, è ancora in corso quindi nessuna delle parti coinvolte ha visto accolte le proprie rimostranze ed ancora non è stata promulgata alcuna sentenza.