Si è concluso ieri sera a Firenze il Film Middle East Now

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Si è chiusa ieri, alla presenza del Console iracheno in Italia, la terza edizione del Film Middle East Now. Sua eccellenza Ali Ahem ha dichiarato: "Ringrazio vivamente il Middle East Now per il lavoro che svolge per alimentare il confronto con il mondo mediorientale. Il mio paese ha anticipato di nove anni la Primavera Araba e desidera tornare a far parte della comunità internazionale e sono convinto che il Cinema è il mezzo più efficace per dipingere i cambiamenti in corso nel mio paese e in tutta l'area mediorientale."

Molto sentiti i ringraziamenti al pubblico da parte dei due organizzatori, Lisa Chiari e Roberto Ruta dell'associazione Map of Creation. "E' stata un'edizione bellissima e intensa: vedere un pubblico così numeroso alle proiezioni, agli incontri e all'inaugurazione delle due mostre, ci dà tanta energia. Cercheremo di far crescere ancora di più il festival, e farlo diventare una piattaforma sempre più internazionale, un ponte che attraverso il cinema, la fotografia e l'arte contemporanea faccia incontrare il pubblico italiano col Medio Oriente".

Protagonista della chiusura il volto severo di Hiam Abbas, straordinaria attrice israeliana, protagonista del cortometraggio Habibti di Nour Wazzi, da una storia del regista premio Oscar per Valzer con Bashir, Ari Folman. Film ufficiale di chiusura del festival è stato invece In My Mother's Arms di Atia e Mohamed Al Daradji, straordinario ritratto di Usham, un uomo pronto ad ogni sacrifico pur di evitare a 32 giovani ragazzi di tornare nell'inferno degli orfanotrofi statali.

È stata davvero un'ottima terza edizione per il Film Middle East Now. Ben trentadue le opere, tra corti, lungometraggi e opere d'animazione, presentate al pubblico fiorentino, tra cui hanno spiccato: il film d'apertura The Reluctant Revolutionary di Sean McAllister, 5 Broken Cameras del bravo Guy Davidi e il commovente In My Mother's Arms di Atia e Mohamed Al Daradji. Non dimentichiamo nemmeno l'animazione con i divertentissimi corti del collettivo Wikisham o il bell'omaggio al cartoonist Edgar Aho. Tra i cortometraggi sono piaciuti molto agli spettatori l'ironico Blue Line di Alain Souma, che ha mostrato anche gli aspetti grotteschi e assurdi della tensione militare tra Libano ed Israele; e il toccante Bahiya & Mahmoud di Zaid Abuhamadan, sull'amore tra due anziani libanesi.