Netflix

Il gioco di Gerald: Mike Flanagan spiega l'importanza del finale del film

di
Mentre IT di Andy Muschietti è in dirittura d'arrivo, spinto da buone recensioni oltreoceano e da un incasso nel mondo già di per sé portentoso, Il gioco di Gerald di Mike Flanagan ha già debuttato su Netflix, dimostrandosi una delle migliori trasposizioni di sempre di un romanzo di Stephen King.

Le reazioni di critica e pubblico sono state molto positive nei confronti del thriller psicologico diretto con sorprendente maestria dal regista di Oculus, ma c'è un elemento del film che ha destato qualche perplessità per molti, ed esattamente la scelta del finale.

[ATTENZIONE SPOILER]

Nel corso del film, la protagonista interpretata dalla brava Carla Cugino, Jessie, inizia una sorta di viaggio mentale nei ricordi d'infanzia, con annesse quelle che lei crede essere delle allucinazioni. Nel buio della stanza della quale è prigioniera vede quindi un paio di volte una figura che viene chiamata The Moonlight Man, ma liberatasi dalle manette e tornata alla civilità scoprirà che in realtà l'uomo esisteva veramente. Si tratta infatti di un killer spietato e deforme che Jessie deciderà di affrontare faccia a faccia proprio nel finale, e parlando con Bloody Disgusting il regista ha spiegato le ragioni di quella scena.

Queste le sue parole: "Era un qualcosa che quando ho letto il libro ho davvero amato. So che avrebbe polarizzato i fan del libro, infatti chi ha odiato quell'epilogo nel libro lo ha odiato nel film. Mi aspetto che quella scena colpisca il pubblico come un fulmine, portandoli a pensare 'oh, ero così preso e poi questo finale'. Ma è così che accadeva anche nel libro. Quel finale doveva esserci, nel bene e nel male".

E voi, avete già visto Il gioco di Gerald su Netflix? Se la risposta è non vi consigliamo di correre a recuperarlo.