Giffoni Experience: prosegue la kermesse, grande accoglienza per Mark Ruffalo e Martin Freeman

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Il Giffoni Experience prosegue e le emozioni non mancano mai, tra i tanti talent internazionali presenti e le esclusive anteprime.

La proiezione speciale di Inside Out -il nuovo film d’animazione Disney•Pixar che arriverà nelle sale italiane il 16 settembre- è stata accolta con grande entusiasmo e sul blu carpet del Festival, prima della proiezione, hanno sfilato Lodovica Comello e Tess Masazza, due dei cinque coach del Web Talent Show, il grande concorso ispirato ai divertenti personaggi del film.

La straordinaria storia di una bambina sorda e cieca salvata da una suora è raccontata in Marie's Story, il film che apre il concorso della 45esima edizione del Giffoni Film Festival nella sezione riservata ai ragazzi che hanno più di 13 anni. Il film, diretto dal francese Jean-Pierre Améris (già regista di Emotivi Anonimi del 2010), è ispirato ad una storia vera accaduta nel tardo Ottocento e segue le vicende di un umile artigiano e di sua moglie che, nel disperato tentativo di trovare una forma di contatto con la figlia nata sorda e cieca e incapace di comunicare con il mondo intorno a lei, decidono di non dar retta ai medici che considerano la piccola una ritardata e, invece di chiuderla in un manicomio, la affidano all'istituto Larnay, nel centro della Francia, dove un ordine di suore cattoliche gestisce una scuola per ragazze non udenti. E sarà proprio una giovane suora, Sorella Marguerite, a prendere la ragazza sotto la sua ala protettrice e a cercare in ogni modo di tirarla fuori dall'oscurità in cui vive. "Il film -spiega il regista- è nato dal mio interesse per la storia di Helen Keller, scrittrice, insegnante sordocieca dalla nascita. Nella mia ricerca mi sono imbattuto nella storia meno nota di Marie Heurtin, la bambina al centro del film. Ancora oggi quella storia è considerata un miracolo e le tecniche inventate da Sorella Marguerite sono tuttora utilizzate".

Spazio anche alle grandi anteprime con la proiezione del film d’animazione Quando c’era Marnie, l’ultimo lungometraggio dello Studio Ghibli e distribuito dalla Lucky Red, che a Giffoni presenta anche i teaser preview de Il Piccolo Principe di Mark Osborne, Un Bacio di Ivan Cotroneo, Breaking Dance di John Swetnam e Game Therapy di Ryan Travis.
Ma al Giffoni arrivano anche i superospiti: Lillo & Greg, Serena Rossi, Ivan Cotroneo con tutto il cast del suo ultimo film Un bacio e ancora due masterclass con Favij, Federico Clapis, Leonardo Decarli e Zoda del cast di Game Therapy e Claudio Di Biagio, Francesco Nardella e Valerio Berghesio per la presentazione di RAY, progetto Rai per il web. Le due star con il maggior seguito, finora, sono state Mark Ruffalo, che ha ricordato le sue origini italiane, e Martin Freeman, protagonista della saga de Lo Hobbit, amatissimo in Sherlock e prossimamente in Captain America: Civil War, oltre alla commedia nera Fun House e il dramma Funny Cow. Ospite della manifestazione per ricevere il Grifone Experience Award e incontrare i giovani giurati, Freeman arriva in Italia per passare anche qualche giorno in costiera amalfitana insieme alla moglie Amanda Abbington, sua compagna dal 2000 (i due hanno lavorato insieme in svariate produzioni, tra cui Sherlock) e ai due figli Joe (nato nel 2006) e Grace (nata nel 2008). Apprezzato per il personaggio di Bilbo Baggins nei tre adattamenti de Lo Hobbit (serie che verrà celebrata anche da Sky Cinema con un nuovo canale interamente dedicato alla saga fantasy più celebre di sempre con i 6 capitoli de Il Signore degli anelli e Lo Hobbit per la prima volta tutti insieme su un unico canale da venerdì 4 a domenica 13 settembre), Freeman è stato pluripremiato anche per le sue interpretazioni in Fargo e Sherlock, conquistando nel 2010 l'Emmy Award e il Premio BAFTA come ‘miglior attore non protagonista’ (per Sherlock) e le nomination ai Golden Globes 2015 e agli Emmy Awards 2014 come ‘miglior attore non protagonista in una miniserie o film per la televisione’ (per Fargo). Il 43enne interprete inglese ha parlato della carriera di attore, dei progetti futuri e dei sogni da inseguire. A proposito de Lo Hobbit ha rivelato: "La saga doveva essere inizialmente composta solo da due film -spiega- poi abbiamo saputo che c'era un terzo capitolo e inizialmente pensavamo fosse una questione economica ma vi assicuro che Peter Jackson (il regista della saga, ndr) ha bisogno di soldi come io ho bisogno di un buco in testa... la decisione di farne tre è stata presa perchè c'era davvero tanto tanto materiale". "Le persone che non mi amano dicono che faccio sempre lo stesso personaggio -ammette Freeman- Io penso che se vuoi fare l'attore non devi mai scappare da te stesso, altrimenti è proprio il mestiere sbagliato. Devi conoscere le tue parti peggiori e giocare con loro, trovarci una via d'uscita. Fare l'attore è divertimento, usare accenti non tuoi, indossare orecchie e piedi grandi ma nessun attore, neanche De Niro, riesce a fare un grande ruolo senza metterci una piccola parte di se stesso. Anche se interpreti Barack Obama devi metterci una piccola parte di te". "Da piccolo -racconta- sognavo di far parte di una band e poi di diventare un calciatore ma sarebbe stata una rovina. Ero spesso malato, i miei genitori erano divorziati, non pensavo davvero di riuscire, non potevo neanche fare il bullo e picchiare i miei compagni... poi ho scoperto che sapevo essere divertente, riuscivo a far ridere. Ed è stata la mia salvezza. A 16 anni ho scelto di fare l'attore, una carriera difficile e avventurosa, in cui si rischia l'insuccesso e la povertà. Rischi che qualcuno pensi sempre che tu sia un idiota a inseguire questo sogno". Alla fine, invece, è diventato famoso: "Il potere può cambiare in bene e in male. Quando diventi famoso può accadere di cambiare atteggiamento verso gli amici e i parenti ma ci sono abbastanza bastardi nella vita, è inutile aggiungerne un altro", dice. Poi parla dei suoi prossimi impegni, a cominciare da Fun house, commedia nera diretta da Glenn Ficarra e John Requa con Tina Fey e Bolly Bob Thornton sul racconto delle giornate della reporter in Afghanistan e Pakistan. "Il film non parla di guerra -spiega- ma di vita quotidiana tra persone che provengono dall'Occidente, come interagiscono tra loro". Poi parteciperà al terzo capitolo della saga Captain America: Civil War: "E' una parte piuttosto piccola -spiega- è un personaggio ambiguo che lavora per il Governo americano". Altre voci riguardano Il Grande Gigante Gentile, tratto dal racconto di Road Dahl, che dovrebbe essere diretto da Steven Spielberg: "Anche io sono d'accordo sul fatto che dovrei lavorare con Spielberg -scherza- e magari per un film tratto da un racconto di Dahl. Ma per ora sono solo voci, speriamo in un futuro". Quanto a Fargo, in cui interpreta il quieto e spietato Lester Nygaard, spiega che "una delle cose più difficili è stata fare l'accento del Minnesota, io che sono inglese. Nygaard è un personaggio con cui mi trovo bene, anche se non ho ancora ucciso mia moglie, mi sento molto Nygaard". Del cinema italiano, racconta di conoscere e amare "i film italiani degli anni cinquanta, era bellissima l'atmosfera, la Vespa, adoro quel periodo". Sul Carpe Diem, il tema del Giffoni Experience di quest'anno, dice che non riesce "a vivere questa filosofia fino in fondo, non faccio sempre le cose che vorrei fare ma il mio consiglio è di portare sempre avanti i propri sogni senza che nessuno li condizioni. Ci sono stati molti momenti in cui mi sono posto la domanda se fossi davvero in grado di fare questo lavoro. Quando vi vengono questi dubbi dovete resistere ed essere determinati finchè tutto non è chiaro".