Ca' Foscari Short Film Festival: terza giornata e programma della quarta

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INFORMAZIONI FILM

Un Auditorium Santa Margherita gremito di studenti e appassionati di fotografia e immagini ha accolto calorosamente il fotografo Elliot Erwitt, che in questi giorni inaugura a Venezia una mostra personale alla Casa dei Tre Oci intitolata "Fotografie come racconti", a cura di Denis Curtis... 

Prima di proseguire col resoconto, di seguito il programma di domani sabato 31 marzo, giornata di chiusura del festival:ore 15.00 Concorso Internazionale- Jelly Jeff- Shtormovoje preduprezhdeniye- Ainult meie kolm- Made Up- Sonor ore 19.30 Cerimonia di chiusuracon gli eventi:Washout Project Live SetThe Professor di Charlie Chaplin con sonorizzazione dal vivo di Elettrofoscari  
Torniamo alla terza giornata. Dopo l'introduzione del prorettore alle attività culturali, prof.ssa Silvia Burini, l'evento è entrato nel vivo con l'introduzione di Curtis che ha sottolineato come l'attività di Erwitt sia costante e estremamente vasta, oscillando tra la fotografia professionale e quella amatoriale. La sua attività all'agenzia Magnum, a contatto con altri documentaristi storici come Robert Capa o Henri Cartier-Bresson, è caratterizzata da un'ironia forte, concisa, in grado di coniugare il sorriso alla riflessione sui fatti rappresentati: il "Woody Allen della fotografia" come lo ha definito il grande fotografo Ferdinando Scianna. E questa ironia emerge anche dai racconti dell'anziano fotografo, il quale descrivendo le sue opere è emerso come un narratore per immagini capace di risolvere una storia con una foto. Il fotografo, secondo la concezione di Erwitt, non è solo mero testimone di eventi, ma in quello che fa determina e dichiara il suo punto di vista, come testimonianza consapevole, come racconto soggettivo, come documento interpretato in maniera assolutamente non universale. Si considera un "fotografo professionale con un grande hobby, la fotografia". Scorrendo le foto e commentandole in maniera sarcastica, Erwitt ha condotto il pubblico in un viaggio da un capo all'altro del mondo, mostrando scene quotidiane così come eventi storici in immagini che sono ormai entrate nell'immaginario collettivo come "signature pictures" del fotografo. Concludendo il suo incontro, Erwitt ha rimarcato la necessità di una fotografia vera, fedele al reale, non ritoccata. La manipolazione fotografica va a intaccare il genere, trasformandolo in qualcos'altro.
A seguire si è aperto il workshop ViralTraces-Viral Competition. Prima del programma vero e proprio Roberta Novielli e Alide Cagidemetrio hanno presentato la Harvard Summer School, che quest'anno offrirà anche un workshop sul Ca' Foscari Short Film Festival. La coordinatrice del workshop Valentina Re ha poi introdotto Paolo Davanzo e Lisa Marr - fondatori di Echo Park Film Center - e Daniele Lunghini, illustratore ed autore di cortometraggi animati premiati a livello internazionale.
La prima parte del programma si è svolta in un intenso dialogo tra Davanzo e la Marr,  per i quali lo spirito è quello secondo cui il virale deve essere un modo per scambiare informazioni non ristretto ad un computer o alle proprie mura domestiche. Accettando internet e i media come un grande sistema di diffusione, bisogna impegnarsi a creare una comunità che sia reale e che si estrinsechi in rapporti personali, comunitari. Quasi come se si riportasse il cinema ai suoi primissimi anni, quando era uno spettacolo da fiera nel senso migliore del termine; una occasione di incontro collettivo. Per Daniele Lunghini, "Il virale è lanciare qualcosa senza sapere dove andrà a finire. La diffusione, all'inizio basata sull'oralità, si è evoluta fino a diventare un rapidissimo scambio di immagini, video, ribloggati eternamente attraverso i social network". Conclude Lisa Marr auspicando una riscoperta della comunità che vada oltre quella del web; non in opposizione, ma in sinergia e complementarietà.
A seguire sono stati proiettati i 10 video selezionati per la Viral Competition; suggestioni e nuove tecnologie applicate a tracce di 30 secondi e senza dialoghi, nei quali ogni regista ha dato la sua particolare interpretazione di un tema a scelta tra: "rifiuti come tutto ciò che buttiamo,  dimentichiamo, accantoniamo", "il nudo degli oggetti" e " reinventare le immagini". Dalla scelta di mostrare un uomo che mangia una mela come esempio di un oggetto che rendiamo nudo con un morso, ad una visione più sociale del rifiuto nella quale vediamo un uomo rifiutare curriculum e gettarli via, accostandolo all'idea di persona come rifiuto, come non necessaria. Il pubblico del Festival ha decretato il vincitore con una grande maggioranza di voti; si tratta della traccia Old Habits of my friend junky di Francesco Del Zotto e Michelangelo Zoppini, che diventerà quindi la base di partenza per questo esperimento virale.
Largo spazio ai cortometraggi del Concorso internazionale, ben undici quelli proiettati quest'oggi, tra cui l'atteso esordio italiano Quell'estate al mare di Anita Rivaroli e Irene Tommasi, allieve del Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano. La storia è ambientata nella Riviera Adriatica nell'estate del 1964, in una colonia di bambini rigidamente accuditi dalle suore. Tutto ruota intorno al furto di un portafoglio e alle fantasie e ai ricordi che ad esso si legano attraverso il destino incrociato di uno di questi bambini e dell'uomo che è stato derubato. Le registe, che credono in un'idea di cinema basata sulla forza della semplicità e del realismo, riescono a tratteggiare incisivamente gli stati emotivi dei due personaggi principali partendo da una piccola dinamica e attraverso di essa far emergere un legame che, seppur fugace, diviene senza dubbio significativo per entrambi.
Historia muerta dello spagnolo Fran Mateau dall'Universidad de Alicante, è un'originale incursione in atmosfere gotiche e horror. Ambientato addirittura in due epoche diverse è incentrato sulla storia di Samuel, un vampiro alla ricerca della sua prossima vittima. Figura centrale però è quella di Isabella, essere sovrannaturale dalla bellezza diafana che cambierà la vita di Samuel irrimediabilmente. Per essere un cortometraggio che il regista definisce "senza budget", è notevole l'atmosfera cupa che riesce a creare, così come la riflessione su quello che chiama il "rapido dinamismo morale" del nostro secolo contrapposto al Romanticismo e ai suoi amori impossibili.
La tedesca Claudia Hendel, dalla University of Film and Television di Monaco, ha girato il suo Lucky Seven in Irlanda del Nord e guardando all'estetica estremamente essenziale e realistica del suo lavoro non è difficile capire il perché della scelta. Nella storia di questi tre giovani della periferia irlandese, chiari sono infatti gli echi di Sweet Sixteen di Ken Loach. Il vagabondare senza meta e senza alcun proposito di questi "dolci sedicenni", l'abbandonarsi ad atti di violenza gratuita, sono il riflesso di una gioventù abbrutita e abbandonata a se stessa che vive alla giornata, senza alcuna speranza nel futuro.
Be Natural è l'unico corto in concorso provenienti dalla Svizzera. Il duo di registi Lukas Tiberio Klopfenstein e Giovanni Occhiuzzi dalla Scuola Universitaria professionale della Svizzera italiana di Lugano, imbastiscono una favola surreale sulla dipendenza dell'uomo dalle tecnologie e forniscono una possibile risposta alla crisi economica mondiale con una città che piomba improvvisamente al buio e un uomo in fuga verso qualcosa.
La regista indiana Arati Kadav del Whistling Woods International Institute, ha portato al Festival il suo cortometraggio Gulmohar, una delicata storia di amore giovanile, ideale e sincero. Un timido lattaio, durante il suo giro giornaliero, vede una nuova cliente in una locanda e se ne innamora. Troppo impacciato per rivolgerle la parola comincia a portare sul balcone della ragazza un fiore di un rosso accesso, il fiore di Gulmohar per esprimere il suo amore, ma come tutte le infatuazioni giovanili è destinata a sfiorire presto.
Awful wedded wife è la prima regia di Brendan Sweeney della Sydney Film School. Il corto vede il rapimento di una giovane donna il giorno del suo matrimonio da parte di uno strano personaggio vestito da cow-boy. Lei, scoprendo che si tratta di un ragazzo col quale aveva passato parte della sua infanzia, ricordando quei gioiosi momenti e la tenerezza dell'amore tra bambini, prenderà una decisione importante. Nel girarlo il regista era interessato soprattutto agli aspetti da commedia della sceneggiatura ed è riuscito a tirarne fuori quello che definisce come un corto "dolce, carino....e un po' pazzo".
Ancora Israele al Ca' Foscari Short Film Festival con il lavoro di Eliyahu Zigdon dal Beit Berl Film School: Lavyan shel Ahava - Satellite of Love; un accattivante "mockumentary" sull'ascesa e caduta di una pop star locale. La tensione tra vita pubblica e vita privata diventa sempre più acuta tanto da portare la carriera della "It girl" sull'orlo del baratro. Quando però le viene proposto di fare un film sulla sua vita privata la musica riparte, in un modo o nell'altro. Il regista rappresenta l'ambiente della pop music israeliana da profondo conoscitore, esamina la strada della popolarità, della creazione istantanea di un mito, giocando con il carattere effimero della gloria di stelle create a tavolino dal business.
Un altro degli italiani "emigranti" del Festival è Federico Del Monte che ha presentato oggi il suo Samudra proveniente dall'indiana Satyajit Ray Film and Television Institute. Tra leggenda popolare e cruda realtà narra la storia di un bambino e di suo padre. Quando il secondo non torna da una delle sue uscite in mare, il bambino decide di seguirne le orme. Il regista definisce il suo un corto "post-neorealista", ringraziando esplicitamente le novelle di Verga ed è chiara la forte impronta sociale del suo lavoro, atto a denunciare, in forma lirica, una delle tante morti "dimenticate" dell'India contemporanea.
Apele tac (Silent River) della rumena Anca Miruna Lazarescu e prodotto dalla tedesca University of Film and Television di Monaco è un potente racconto di amicizia e speranza sullo sfondo della Romania di Ceaucescu. Gregor e Vali vorrebbero fuggire dal paese e organizzano un piano pur non fidandosi ciecamente l'uno dell'altro. Gli ostacoli che incontrano durante il loro percorso non fanno altro che acuire questa tensione, mentre lo spettatore è sempre più coinvolto in una narrazione che culmina in un tragico finale. Oltre alla ricostruzione d'epoca e alla fotografia professionale sorprende la capacità della regista di delineare personaggi a tutto tondo e i rapporti tra di essi. Valore aggiunto è il Danubio stesso, che nella notte decisiva diventa un'informe macchia scura in grado di fagocitare uomini e speranze.
Di nuovo l'India è stata protagonista di questa giornata di Festival con la proiezione di Beauty, prima regia di Torsha Banerjee. Beauty è una giovane che vive in un bordello con la madre. Mentre quest'ultima svolge il suo lavoro la ragazza è costretta a passare le sue notti in bagno. Quando nel bordello si presenta un giovane che presentato a Beauty, sembra possa nascere qualcosa di più di una iniziazione sessuale per entrambi. Il ragazzo torna più volte fin quando tra i due si instaura un dolce rapporto di confidenza, ma una notte fatale cambierà le loro vite. Delicato ritratto della gioventù "nascosta" indiana, Beauty è anche un cortometraggio sull'incomunicabilità e le barriere che la società frappone fra gli individui.
La programma di oggi del Concorso Internazionale si è concluso con la proiezione di Ordinary Compulsions del francese Vincent Ciciliato da Le Fresnoy. Al limite della video-arte, il cortometraggio  vede comparire progressivamente su uno sfondo nero personaggi che eseguono in maniera compulsiva sempre lo stesso tipo di azione interagendo con un oggetto: una porta, un lavandino, una sedia.... Nessun dialogo, solo i rumori ripetitivi che emettono i personaggi interagendo con i loro oggetti e un suono teso, stridente, che aiuta a far entrare lo spettatore in una dimensione dominata dall'ansia. Il tempo in questo corto scorre prima lento, poi veloce, poi a scatti, ma sempre ossessivo. La scena è estremamente controllata, a fare da contrappeso ad una situazione nella quale cinque persone hanno perso il controllo.
A chiudere la terza giornata del Ca' Foscari Short Film Festival è stato l'atteso programma speciale dedicato alla scuola losangelina sui generis Echo Park Film Center, fondata dall'italianissimo Paolo Davanzo e da Lisa Marr, entrambi presenti al Festival, che hanno definito la loro scuola come una "anti-Hollywood". Hanno costruito un pulmino, il Cinebus, con  materiali riciclati e carburante ecocompatibile, allo scopo di girare l'America e diffondere cortometraggi sperimentali, proiettati gratuitamente. Organizzazione no profit attiva dal 1992, l'Echo Park ha fornito libero accesso alle risorse audiovisive concentrandosi in particolare a sensibilizzare la fascia dei giovani "a rischio" ma non solo, al fine di creare uno spazio di condivisione creativo tra registi e amanti del cinema.  I due fondatori hanno presentato all'Auditorium tre lavori provenienti dalla loro scuola: The Sound We See: A Los Angeles Synphony, Edendale Follies e The Here &  Now Around the World.