Speciale Viva la libertà - Conferenza stampa

Conferenza stampa di Viva la libertà con Tony Servillo e Valerio Mastandrea

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In una sala Deluxe gremita di giornalisti presso la Casa del Cinema di Roma è stato presentato alla stampa Viva la libertà, scritto e diretto da Roberto Andò. Ispirato al romanzo Il trono vuoto dello stesso Andò, il film (che uscirà in circa 100 copie il prossimo 14 febbraio con 01 Distribution) è un'interessante quanto originale riflessione sullo stato di crisi politica che sta attraversando (da tempo oramai immemore) il nostro paese. Un'opera fresca che vanta un cast di prim'ordine che include tra gli altri Tony Servillo, Valerio Mastandrea, Valeria Bruni Tedeschi e Michela Cescon. Ma sentiamo dalle parole degli attori e del regista quali sono stati la genesi e lo sviluppo di questo interessante progetto.

D: Come è nato questo film?
Roberto Andò: Questo film corrisponde al desiderio di immaginare qualcosa che attualmente non esiste sulla scena italiana, un'intuizione che non si sia già vista, che non sia già stata declinata. C'era, nella genesi di questo lavoro, la voglia di una storia che portasse quel vento di cambiamento che desideriamo tutti. In questo senso il personaggio di Ernani (uno dei due gemelli protagonisti interpretati da Tony Servillo n.d.r) mi è letteralmente venuto incontro, un individuo riconducibile a quelle figure di ‘clandestini' dell'attualità che quando arrivano in scena si portano dietro un pensiero in grado di dare rifrazione. Una costruzione che si è quasi autoimposta a partire dall'idea dello scambio, del doppio, una vecchia idea della letteratura che ha dato vita a grandi capolavori. L'altro elemento che ha contraddistinto fortemente l'intero lavoro è stato poi la speciale leggerezza che possedeva il libro e che doveva trovare un suo naturale volto d'espressione anche nel film. È stato così che mi è venuto subito in mente Tony. Siamo amici di lunga data e da tempo nutrivo il desiderio di realizzare un progetto insieme a lui, e questo film non poteva esistere se non con la sua partecipazione. Tony Servillo possiede un volto ‘ipotetico', è un attore che proietta non solo quello che ha ma anche quel qualcosa che non c'è. Proietta anche un pensiero. Quando eravamo impegnati nel lavoro di sceneggiatura il suo nome si è dunque subito imposto, così come si sono imposti subito dopo i nomi di Valerio Mastandrea per Andrea Bottini, quello di Valeria Bruni Tedeschi per Danielle e quello di Michela Cescon per Anna. Insomma si è trattato di un film che mi ha dato una gioia liberatoria e spero che questo arrivi anche al pubblico.

Tony Servillo: Per un attore militante nel teatro (quale io sono) è naturale attingere a un serbatoio affascinante di doppi letterari. Personalmente, a teatro, non mi era mai capitato di interpretare un personaggio doppio, un gemello, e dunque questa occasione è stata per me sin da subito molto ghiotta, perché si tratta senza dubbio di una costruzione drammaturgica particolare. È come se in questo film volessimo raccontare la necessità che la politica ritrovi il suo riferimento alla cultura, intesa anche (e soprattutto) come slancio morale. Ritrovare dunque il senso di una politica non astratta ma legata alla vita. Ed è proprio attraverso il meccanismo del doppio che si sviluppa tramite la depressione e una sorta di lucida follia, a portare il protagonista a entrare in contatto con gli ‘inciampi' della vita. Abbiamo lavorato costruendo prima il personaggio di Ernani e poi, per sottrazione, quello di Oliveri. Un intarsio drammaturgico interessante che poi si apre a una soluzione finale ambigua.

Valerio Mastandrea: Ho visto il film solo pochi giorni fa e sono rimasto sorpreso da quanto il mio personaggio mi sia alla fine piaciuto, risultato di un lavoro senza dubbio sottile. Io e Tony non avevamo mai lavorato insieme e devo dire che l'esperienza è stata affascinante, lui conosce tutto del film di sé stesso e anche di te, è un po' come lavorare con la digos creativa. Poi ho amato particolarmente il mio ruolo perché ho una particolare predilezione per quei secondi, personaggi più piccoli cui però ci si appassiona facilmente. Il fascino di quei secondi ruoli che aspirano all'oro del primo posto ma possono contare sulla deresponsabilizzazione dell'argento.

Michela Cescon: Io ho amato molto il film e sono contenta di esserci stata, anche perché la mia collaborazione con Roberto è di vecchia data e questo è un po' un percorso che si sta consolidando. Inoltre, trovo che in questo film i due personaggi femminili siano delle belle presenze. Sono due donne che vivono le stesse emozioni in momenti della loro vita diversi. Anche lì si tratta comunque di una sorta di legame doppio molto ben scritto e sviluppato. Poi sono stata, ovviamente, felicissima di avere questi compagni di viaggio.

Valeria Bruni Tedeschi: Ho preso parte senza esitazioni a questo progetto perché da molto tempo avevo il desiderio di lavorare con Tony Servillo, e poi il cuore di questo film mi ha subito appassionata. Non si tratta, a mio avviso, solo di un film politico, ma anche di un film sulle identità. Tutti noi, in effetti, abbiamo un doppio di cui non sempre siamo totalmente consapevoli. C'è sempre una parte più capace di adattarsi al mondo circostante e un'altra più folle, connessa con il proprio subconscio, quella che rifiuta di essere controllata e che per questo può permettersi di essere più libera.

D: Il film è ricco di citazioni cinematografiche ma, soprattutto, è interessante ciò che fate dire alla politica, ovvero la speranza che il ‘pazzo' riesce a dare agli elettori. Che relazione ha questo ritratto con l'attualità?
Andò: Il clima politico è rimasto invariato da anni. Ci sono (come sempre accade) tante persone di buona volontà. A me (come è facile intuire) sta a cuore la sinistra e questo film mette in scena proprio l'anima della sinistra che io credo possa e debba esistere. Il personaggio di Ernani non ha riferimenti specifici alla realtà di oggi ma è chiaro che riunisce elementi e volti di personaggi transitati nella politica durante l'ultimo ventennio. Spesso la politica è romanzesca: molte volte triviale, altre volte shakespeariana, più interessante. Oggi lo scenario non è cambiato ma c'è una stanchezza e la percezione è quella che la speranza sia soffocata dai condizionamenti, visto e considerato che il nostro Paese è ancora luogo di predatori. E infatti spesso ti chiedi se le cose che accadono qui potrebbero accadere nel resto dell'Europa. Resta comunque il fatto che quando la speranza non c'è bisogna per forza di cose inventarla.

D: Servillo spesso negli ultimi anni l'abbiamo vista avvicendarsi in ruoli ‘politici', cosa può dirci in proposito?
Servillo: Diciamo che spero prima o poi di prendermi una pausa da questi ruoli ‘politici' e interpretare un bel conte settecentesco innamorato, tipo Valmont. Comunque si può dire che ho accontentato un po' tutti visto che ho interpretato politici di ogni schieramento. Si tratta di film totalmente diversi tra di loro che hanno in comune esclusivamente il luogo (ovvero l'Italia) entro il quale i personaggi e le situazioni si muovono.

D: L'idea del politico che abdica per inadeguatezza, un po' come veniva rappresentato anche in Habemus Papam di Moretti ha qualche riferimento politico preciso?
Servillo: Se rispondo a questa domanda rischio di entrare in una spirale, quindi preferisco non farlo. Ma già il fatto che vi poniate queste domande secondo me rappresenta la vittoria del film. Noi siamo attori, utilizziamo dei trucchi, falsifichiamo la realtà. Questo film parla di necessità e il suo obiettivo è quello di fare luce sugli ‘inciampi' della vita. In poche parole abbiamo un primo uomo che va in cerca di ‘bastonate' e il secondo che gli si sostituisce facendo molto meglio. Entrambi si rincorrono ma ognuno fa il suo percorso e, attraverso la frustrazione e la depressione, mettono in moto una spinta che li aiuta ad allontanarsi dall'astrazione.

D: Berlinguer sembra l'unico riferimento preciso a una tradizione politica in questo film. Come mai è stato inserito?
Andò: Ho inserito Berlinguer perché credo che sia uno di quelli che ha saputo meglio proiettare il romanzesco della politica. È stato un uomo amato per il suo volto scavato, profondo, serio, attraversato da un sorriso sincero. Ma è stato anche un politico che si è trovato a fronteggiare momenti molto difficili e che poi è finito isolato dal suo stesso gruppo. In parallelo potremmo fare riferimento a Moro, l'uomo del ‘pessimismo meridionale', ovvero il fatto di credere che le illusioni conducano alla morte. Si tratta di due uomini che in un certo senso rappresentano una rottura. Comunque, per quanto mi riguarda, io scommetto positivamente sul futuro e, dal momento che stiamo attraversando un momento difficile, per me la figura di Berlinguer rappresenta una sorta di talismano.

D: È un caso che questo film esca proprio in piena campagna elettorale e a soli dieci giorni dalle prossime elezioni?
Andò: Questo film è stato costruito tempo addietro con Angelo Barbagallo e il nostro obiettivo era che il film avesse un'anima, ma anche che fosse semplice. Ci sembrava giusto che il film uscisse ora ma perché credo che sia un film che non fa cronaca politica e che, soprattutto, si sottrae a qualcunque possibilità di strumentalizzazione. Su questo punto, sinceramente, mi sento abbastanza tranquillo.

D: Oltre che un film sulla politica sembra un film d'amore in senso lato. Berlinguer e Fellini figurano un po' come due padri nobili in effetti.
Servillo: La figura di Fellini rimette al centro qualcosa di importante, l'incazzatura per un diritto di cui ci sentiamo espropriati, e ristabilisce l'importanza dell'opera d‘arte. Molti ragazzi vedendo il film non sanno che Ernani usa le parole di Brecht, ovvero che si tratta di un travestimento drammaturgico. Tutto questo mette al centro un meccanismo di travestimento, la stessa cosa che accade con il personaggio del grande regista orientale Mung, un regista che raccoglie le dichiarazioni di Fellini per farle sue nell'arte. Così la semplicità della vita e l'arte si combinano, e i segnali vengono travestiti in maniera abile, non sono auto flagellanti, né auto esaltanti. Tutto rimette in scena qualcosa che è stato rimosso, e Mung in questo senso è stato un personaggio molto importante per costruire il doppio dei due fratelli.

Andò: Ho inserito Fellini perché credo che la politica debba ripartire dalla cultura, intesa come lo slancio per ritrovare i propri dei. In questo Fellini rappresenta la ricchezza di un linguaggio che si presta alla cultura e alla politica, diventando una sorta di testimone.

Angelo Barabagallo (produttore): Il soggetto del film mi è piaciuto sin da subito, perché mi sembrava un'operazione un po' folle. A me piace sperimentare, però la prerogativa era che ci fosse Servillo nella parte del doppio protagonista. In ogni caso ci siamo ripromessi di fare un film aperto perché, sinceramente, per quanto mi riguarda sono stufo di fare film senza speranza. Io, in fondo, sono convinto che ce la possiamo fare.
D: Il ruolo dei media in questo film è un po' quello di mero registratore che si limita a riportare senza fare quel ruolo di ‘guardia' che invece dovrebbe.
Andò: La politica ormai è spesso in TV, spesso sottoforma di vaniloquio altre volte sottoforma di parole più armoniose amplificate dal mezzo televisivo. Il fatto che il discorso politico transiti per la TV rende anche il ruolo della carta stampata più arduo, con la conseguenza che a volte i giornali riescono a porre un filtro ma tante altre volte no, e si limitano a riportare ciò che ‘vedono'.

Angelo Pasquini (co-sceneggiatore): In questo film esistono almeno due sentimenti forti: la passione (il buon auspicio, quel sentimento che dovrebbe avere la politica) e la leggerezza (nel senso che volevamo che il film non si portasse dietro la pesantezza della politica ma piuttosto una leggera chiave sdrammatizzante). Il nostro intento era quello di fare una commedia che possedesse un'intelligenza critica.

D: Servillo nel realizzare Ernani si è ispirato a Bersani o a Renzi?
Servillo: No le dico subito francamente che non ho pensato né all'uno né all'altro. Sinceramente e senza offesa, sarebbe stato un orizzonte un po' limitato. Un attore in questi casi si appoggia a riferimenti molto più ampi. Ernani non è semplicemente un pazzo, è un uomo lucido che non ha a che fare con la politica, e per questo motivo nell'interpretarlo mi sono lasciato ispirare da altre figure eccentriche che non hanno a che fare con la politica ma con il mondo della cultura in generale. La cosa positiva di questo film è che al suo interno circola dell'aria, e rimane leggero, pur rimanendo rispettoso e serio nei confronti dei temi trattati. Fare un film del genere a volte vuol dire gettare un sasso in acque che sembrano stagnanti ma che, al contatto con il sasso, possono smuovere qualcosa. Noi volevamo sganciare il film da alcuni schemi per rileggere la politica con una chiave insolita.

D: Questa speranza nell'elettorato non rappresenta forse un po' un'utopia?
Andò: L'alleanza con la coscienza della gente, quello che si dice nel film, è il momento che dobbiamo cercare e che stiamo vivendo. Noi abbiamo fatto un film che crede nella speranza e lo consegniamo a un Paese che ha speranza e che sta smuovendo le sue energie migliori. Io, personalmente, mi auguro che vinca la sinistra ma questo non significa che gli altri non possano trovare una propria identità (e speranza) in quel secondo gemello di cui tutti abbiamo bisogno.

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