Speciale Visita allo Skywalker Ranch di G. Lucas

La nostra visita in prima persona al mitico Skywalker Ranch!

Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Testi a cura di Matteo Moriconi

Per gli appassionati di cinema ci sono luoghi, sparsi per il mondo, tanto importanti da essere quasi mistici. Uno di questi è senza dubbio lo Skywalker Ranch: la mitica hacienda di George Lucas, il quartier generale da cui Lucasfilm, l’Industrial Light & Magic e la LucasArts partoriscono tutti i loro capolavori.
Dopo il grande successo di Star Wars, George Lucas decise di farsi costruire un posto isolato e immerso nella natura, in cui raccogliersi con tutti i suoi collaboratori per lavorare, o meglio, dar vita alle sue magiche creature. Ho avuto l’onore, insieme ad altri pochi eletti, di partecipare ad un incontro per la stampa internazionale che si è tenuto allo Skywalker Ranch lo scorso agosto (il 15 e il 16 per essere precisi) in occasione della release del cofanetto Indiana Jones: La collezione completa, che riunisce gli episodi della quadrilogia in edizione restaurata (per quanto riguarda I Predatori dell’Arca perduta) e rimasterizzata.

Situato a 50 km da San Francisco (a Marin County), questo luogo magico pare sia costato a Lucas 100 milioni di dollari: tra 2600 acri di terreno, Lucas lavora in un vero e proprio paradiso terrestre, dotato di tutti i comfort ma rimanendo a stretto contatto con la terra (il ranch è dotato anche di un vigneto le cui uve vengono spedite a Francis Ford Coppola per imbottigliare il suo vino “Skywalker”). In questo luogo tutto è perfetto e tutto ha la sua ragion d’essere: neanche a farlo apposta, per giungere a destinazione si deve passare per una strada di campagna chiamata “Lucas Valley Road”. Si, avete capito bene, la strada porta lo stesso nome del regista ma la cosa non è assolutamente dipesa da lui.
Arrivando sul posto una delle cose che mi ha colpito di più è stato realizzare quanto il Ranch sia perfettamente integrato nella natura circostante; l’intero spazio comunica pace e tranquillità, umanità, e pensare che all’interno di quelle case siano custodite le tecnologie e software più avanzati, lascia a dir poco sbalorditi.
Questa esperienza non poteva iniziare in modo migliore; una volta arrivati, abbiamo avuto il piacere di assistere alla proiezione di Indiana Jones - I Predatori dell’Arca perduta, in un’edizione restaurata da far venire i brividi. Grazie all’Imax, gli anni per Indy sembrano non essere mai passati... La qualita’ visiva e sonora è fantastica, il film sembra essere stato girato ieri. Questo è solo merito di Lucas e dei suoi collaboratori, che all’epoca del primo film pensarono di girare il film in stereo (che certamente non era così sviluppato) credendo, giustamente, che sarebbe servito in futuro per migliorare qualitativamente il loro lavoro. E così è stato, se oggi Indy appare più splendente che mai con l’Imax, lo dobbiamo alle menti creative e geniali di uomini che già nell’84 erano proiettati verso il futuro. Decisamente dei pionieri.
Dal foto-diario che segue, spero che riuscirete a carpire l’emozione che ho provato in quel posto, che definirei senza pensarci troppo: la Mecca dei cinefili!

Come potete ben vedere, non scherzavo riguardo al nome della strada... E’ proprio il caso di dirlo, quando ci sono certe premesse, il risultato positivo è assicurato!
Percorrendo la Lucas Valley Road, tra vigne, stradine di campagna e campi coltivati, quello che ha subito catturato la mia attenzione è stato un macigno. Voi direte... “e allora”? Una grande pietra ti ha emozionato? Beh, direi proprio di si. Quella che vedete in foto non è una semplice pietra. È partendo da questa roccia che i tecnici del suono di George Lucas, sono riusciti a registrare i suoni per girare una delle scene memorabili del primo film di Indiana Jones, I Predatori dell’Arca perduta, in cui Indy rischiava di essere travolto da una grande pietra rotolante. A bordo di un Honda Civic Station Wagon, scorrazzando tra le colline intorno alla roccia, tutta la troupe riuscì a catturare i suoni necessari per le riprese.

Questa che vedete qui sopra è la bellissima Main House, una casa in stile Vittoriano circondata dal vigneto al cui interno si trova la famosa Library, un archivio cinematografico che tutti noi sogniamo di avere, contenente i tesori più preziosi del cinema sotto forma di materiale cartaceo.

L’Archivio nasconde altrettanti tesori accumulati negli anni, film dopo film, capolavoro dopo capolavoro. Costumi di scena, modellini, pupazzi, sceneggiature, poster, vecchie fotografie...è stato come realizzare un sogno. Non è possibile descrivere a parole quello che ho provato stando davanti ai materiali originali usati per Guerre Stellari, Indiana Jones...mi sono sentito un uomo a dir poco realizzato.

L’Archivio è un luogo magico dove le cose sono preservate in un’atmosfera senza tempo. Si tratta, per farvi capire, di una capsula climatizzata, senza finestre, con una luce particolare, in cui i tesori di Lucas vengono protetti per evitare danni causati dal passare del tempo.
Per capire l’importanza che lo stesso Lucas attribuisce alla memoria storica e ai suoi archivi, vi basterà sapere che esiste un’equipe di guardiani appositamente per questo inestimabile tesoro!

Durante la conferenza stampa, ho trovato interessantissime le parole proferite da Ben Burtt (il mitico Sound Director dello Skywalker Ranch), che ho anche avuto modo di intervistare, il quale ci ha raccontato diversi aneddoti riguardo alle difficoltà incontrate sui set di tutti i film di Indiana Jones. Registrare il sound e portare a casa il lavoro era molto difficile date le particolari locations dei film. Una delle scene più difficili è stata ad esempio quella di Indiana Jones e il tempio maledetto all’interno della miniera: gli spazi erano ridottissimi, quindi Lucas dovette girare in stop motion con una Nikon. Se non è genialità pura questa, non so cosa possa esserlo!
Indimenticabile l’incontro con Dennis Muren, Creative DIrector di Indiana Jones e uno dei piu’ importanti professionisti di Special Effects. Responsabile non solo per Indiana Jones ma anche di film come Star Wars, E.T., Super 8 e Jurassic Park. Su Indiana Jones - La Collezione Completa in Blu-ray, Muren ha detto “Dal punto di vista degli effetti speciali, credo proprio che la parte più difficile sia stata far sembrare il lavoro come fosse un tutt’uno, senza cuciture, in modo che non si vedessero gli effetti speciali ma che fluisse come un filmato d’azione: i migliori, più divertenti e più veloci film d’azione mai visti. Se un momento prima agli attori capitava qualcosa di pericoloso, il momento dopo giravano un’altra scena. Io dovevo mostrare loro quale effetto speciale avrebbe seguito, dire 'qui ci sarà un’enorme esplosione, ogni cosa verrà spazzata via', come se fosse un’altra parte della pericolosa quotidianità di Indy. Questa era la parte più difficile, prendere le distanze e non rendere il film drammatico. Penso che abbiamo fatto un buon lavoro, il Blu-ray è da vedere.”
E per concludere, deliziando le vostre pupille, alcune foto scattate all’interno degli Archivi dello Skywalker Ranch, attualmente non ancora aperto al pubblico. Speriamo vivamente che in futuro tutta l’umanità possa avere il privilegio di vedere dal vivo le meraviglie dell’universo di George Lucas.

Un’ultima cosa. Durante la mia visita, ho avuto il piacere di conoscere, oltre ai guardiani dell’archivio, anche i curatori dell esposizione Indiana Jones - The Adventure of Archeology che ha appena lasciato Valencia e che si sposterà a Los Angeles alla fine del prossimo Aprile. Si tratta di una mostra affascinate il cui punto forte, oltre ai tanti cimeli, è un percorso interattivo molto particolare. Il mio desiderio, che sono sicuro coinciderà con quello di tutti gli appassionati e fan di Lucas, è che un giorno questa esposizione possa arrivare anche nel nostro Paese.

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