Venezia 74 volge al termine: bilanci e pronostici di un'edizione sottotono

Tra spaccature profonde e film poco significativi è il momento di tirare le prime conclusioni e azzardare qualche pronostico su Venezia 74.

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Mattia Bianchini Mattia Bianchini Per un aspirante regista i film sono un libro di testo più potente di qualsiasi scuola. Aggiungeteci quell'amore che rende la passione un'ossessione e il passo per diventare un divoratore famelico di cinema è breve. Non chiedetegli di scegliere un periodo, una categoria o un genere cinematografico e nemmeno di porre un freno alla fantasia e all'immaginazione. Mettersi in gioco nel confronto e nella condivisione rimane un' esperienze imprescindibile nell'arte, il vero modo per continuare a crescere senza limiti di tempo e di età.

Ci avviamo verso la conclusione di questa settantaquattresima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Questa mattina presentati gli ultimi due film in concorso, Jusqu'a la garde di Xavier Legrand e Hannah di Andrea Pallaoro. L'esordio francese è certamente un'opera interessante, magari non originalissima, ma con buone idee di regia che persegue fino in fondo in modo coerente e compiuto. L'opera italiana è invece una pellicola piena di un'autorialità inutile e pretenziosa davvero difficile da sostenere. Un'altra delusione cocente per il nostro cinema che ha visto soltanto nella follia e nell'intraprendenza dei Manetti Bros l'unica nota di originalità e colore. Chiusi i giochi del concorso principale quindi, è giunto il momento di tracciare i primi bilanci ed azzardare qualche pronostico.

Madri folli e amori adolescenziali

In linea generale è stato comunque un festival positivo, fatto per la maggior parte dei casi di film mediamente buoni, anche se rimane la sensazione che siano mancati gli acuti che avevano caratterizzato l'edizione festivaliera dello scorso anno per esempio. Nel mare abbastanza piatto di pellicole discrete ma non troppo esaltanti, si levano comunque alcuni titoli che hanno creato profonde spaccature tra consensi fragorosi e stroncature nette. È il caso di Madre! di Darren Aronofsky, First Reformed di Paul Schrader e Mektoub, My Love: Canto Uno di Adbellatif Kechiche. Questi dunque potrebbero essere potenziali titoli caldi per qualche premio importante, anche se il film di Kechiche sembra l'unico in grado di poter portare sulle proprie spalle l'onere o l'onore del massimo riconoscimento, per la sua capacità di arrivare al cuore con un autentico fiume in piena di emozioni capace di creare una sorta di flusso di coscienza in immagini di cinema puro. Non vederlo premiato sarebbe un vero peccato.


La forza degli outsider

Impossibile poi non menzionare alcuni outsider papabilissimi per qualche posto di rilievo nel palmares come The Shape of Water di Guillermo del Toro, Foxtrot di Samuel Maoz e Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh. Il primo per il suo straordinario potere visionario, il secondo per l'impressionante struttura registica che riesce a costruire e l'ultimo per la sua dirompente forza grottesca. Molto ovviamente dipenderà dalla linea che la giuria deciderà di seguire, magari si potrebbe assistere a qualche scelta sorprendente ed inaspettata oppure si potrebbe optare per un riconoscimento che andrà a premiare un'opera più convenzionale e piatta, ma in grado di mettere tutti d'accordo, e a quel punto i giochi sarebbero apertissimi e potremmo aspettarci di tutto.