Tom Hardy: l'imprevedibile fascino di un attore ruvido dall'animo gentile

Un passato fra teatro e dipendenze, poi l'esordio in tv e il grande salto nel cinema americano. Ecco il percorso dell'attore protagonista di Dunkirk.

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Non c'è niente da fare. Quando un appassionato di cinema pensa a Tom Hardy, la mente gli associa subito tre elementi: il fisico, la voce, la maschera. Iniziamo dal primo, un corpo "fisarmonica" modellato negli anni che non conosce tregua, dai muscoli scolpiti del boxer interpretato in Warrior alle spalle gonfie del criminale Bane nel Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan; in realtà però ricoperto di numerosi tatuaggi che sono i racconti della sua vita, come ha raccontato lui stesso, "Dicono dove sono stato, chi ho conosciuto, cosa ho passato e cosa ho imparato". Figlio unico di genitori artisti (Anne, la mamma pittrice, e Edward "Chip", il papà commediografo), nasce in un quartiere di Londra chiamato Hammersmith, cresce nel privilegio ed entra al rinomato Drama Centre dove hanno studiato Paul Bettany, Colin Firth, Michael Fassbender ed Emilia Clarke; perché il teatro, il rigore del palcoscenico, il pathos della tragedia, placavano un'ira profonda radicata nell'intimità, qualcosa di non visibile sotto la corazza ruvida da mastino. Uno dei tanti motivi per i quali Tom Hardy, oggi splendido trentanovenne (i quaranta li compirà il 15 settembre), è la star di hollywood che più amiamo e amiamo scoprire, personaggio dopo personaggio, sfida dopo sfida, ogni volta diverso e inequivocabilmente decisivo. Ed ecco che interviene il secondo elemento, la voce, strumento fondamentale del suo approccio al lavoro declinato in forme di mutismo assoluto (ricordate il taciturno Bob Saginowski di The Drop o l'eroe polveroso di Mad Max: Fury Road) o plurilinguismo (in Locke parlava uno strano accento mezzo inglese e mezzo polacco). Infine la maschera, quella indossata per nascondere al pubblico un'anima fragile e tormentata che ai registi piace mettergli addosso (il pazzo Bronson nel film di Nicolas Winding Refn o i gemelli gangster di Legend).

Pazzo criminale, pugile e violento mercenario: una carriera di ruoli estremi

La recitazione è stata la sua salvezza. Trascinato a fondo dall'alcool e dal crack, ha lentamente ritrovato la via di fuga da un destino meno interessante della carriera costruita finora: nel 2001 esordisce sul piccolo schermo nella serie Band of Brothers prodotta da Steven Spielberg ed è di nuovo soldato nello stesso anno in Black Hawk Down di Ridley Scott; poi, sotto la benedizione di Sofia Coppola, ottiene una piccola parte in Marie Antoinette dove, ufficiale gentiluomo a tavola con la delfina di Francia, sfoggia ancora il fascino della divisa. La notorietà però arriva nel 2008, quando il danese Nicolas Winding Refn lo sceglie come protagonista della pellicola semi-biografica Bronson dedicata al feroce criminale Michael Gordon Peterson detto "Charles Salvador": gonfiato all'inverosimile, Hardy si dimena in cella grondando sangue e alternando momenti comici a parentesi schizofreniche. Un'interpretazione impossibile da dimenticare e difficile da ripetere. Successivamente è Bob "Il bello" in Rock'n'rolla di Guy Ritchie, il pugile Tommy Conlon in Warrior di Gavin O'Connor e spalla di Leonardo DiCaprio in Inception di Christopher Nolan, regista prediletto con il quale ha stretto forse il sodalizio più importante. Per il visionario autore britannico è Bane, mercenario dal respiro trafelato con tanto di maschera inquietante e cranio rasato ne Il cavaliere oscuro - Il ritorno e Farrier, aviatore inglese in Dunkirk, ultima fatica di Nolan ormai nelle nostre sale.

Da Locke a Dunkirk, sempre in cerca di nuove sfide

Sono altri però i ruoli chiave di una già immensa filmografia, magari meno eclatanti e più dimessi, e ci teniamo a ricordare la bellissima prova in The Drop al fianco di James Gandolfini, oppure lo straordinario monologo nel dramma da camera - o meglio, da automobile - di Steven Knight Locke, in cui Hardy ha a disposizione se stesso, uno spazio ristretto e la voce di chi gli tiene compagnia al telefono in una lunga notte sulla strada. Immenso. E che dire invece dei due gemelli Ronald e Reginald Kray di Legend, volto unico (quello dell'attore) ma opposti caratteri e fisionomie in una strana e divertente gangster story dal sapore nostalgico, o dell'eroe distopico e sempre più vicino al nostro presente di Mad Max: Fury Road, il ritorno del grande cinema d'azione firmato George Miller, che descrive Tom Hardy come "Estremamente attraente, pericoloso e imprevedibile, tosto e vulnerabile. L'essenza di una star di hollywood". Eppure quest'omone dal volto gentile non sembra amare troppo i riflettori. "Di solito evito i festival, mi sento di non appartenere a quel mondo di persone", ha confessato. Forse all'ombra della vita scintillante ha scoperto la vera luce, la luce dei suoi personaggi fuori dagli schemi, animali in gabbia impazienti di liberarsi dalle catene della convenzione. Tom Hardy è tutto questo, e molto di più. E noi lo amiamo immensamente.

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