Speciale Tim Burton - L'exposition

Il resoconto della nostra visita alla mostra parigina dedicata al grande Tim Burton

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Se pensate di essere veri esperti del mondo di Tim Burton, di quelli che conoscono ogni minimo dettaglio della sua produzione artistica, fino al 5 agosto avete tempo per ricredervi. E, fidatevi, è un bel ricredersi. Noi di Movieye abbiamo accettato la sfida saltando su un aereo per Parigi, per poter assistere all’esposizione dedicata al celebre maestro del fantastico dalla Cinémathèque Française, che ha visto tra l’altro ospite il regista di Burbank in apertura, per una lectio magistralis sul cinema che ha entusiasmato tutti i presenti. Giunti nella Ville Lumière, ci rendiamo conto che l’interesse per l’evento non è affatto scemato, a distanza di quasi due mesi dall’inaugurazione. I biglietti in prevendita sono merce rara e riusciamo a fatica ad accaparrarci il nostro.
Giunti sul posto, situato in un bel parco nel suggestivo quartiere periferico di Bèrcy, ci rallegriamo però di avere acquistato l’ingresso in anticipo. La fila per chi non ha il biglietto, nonostante il maltempo, è lunghissima e scorre molto lentamente, perché la Cinémathèque è piccolina e non può ospitare troppe persone tutte insieme. Noi invece riusciamo a sgattaiolare dentro in un paio di minuti. Quanto alla pioggia, non ci facciamo troppo caso. E’ un aprile freddo anche per Parigi, ma in fondo tutto ciò non fa che accrescere il senso di atmosfera dark che da sempre accompagna il cinema del nostro beniamino. Fingiamo dunque di essere a Sleepy Hollow, ed entriamo, accolti dal come sempre precisissimo personale francese e da un pannello sulle porte dell’ascensore che riproduce il volto di Sally, l’orribile/amorevole bambolotta di Nightmare before Christmas.

TIM BURTON - L’EXPOSITION (PARIGI, 7 MARZO - 5 AGOSTO)

Va subito chiarito che la mostra, già ospitata al MOMA di New York, intensa, di dimensioni contenute (ci abbiamo impiegato circa un’ora e mezza per visitarla, prendendocela molto comoda) ma ricca di materiale sfizioso, è più adatta agli studiosi e ai curiosi che ai feticisti del memorabilia. Ci sono, sì, oggetti tratti dai film - ne parleremo - ma non si tratta affatto di un ‘museo Burton’. Siamo più dalle parti del ‘dietro le quinte’, dello schizzo preparatorio, dello storyboard e del progetto.
La prima cosa che vediamo, in un corridoio stretto e molto affollato - tirata d’orecchie per l’organizzazione - sono delle Polaroid realizzate dal regista su elementi che poi avrebbe usato nelle sue storie, ma anche a tema libero. Gli stili sono variabili, in alcuni casi si tratta di montaggi e sovrapposizioni (un cagnolino con corna da cervo, ad esempio), in altri sono oggetti e sculture realizzate da Burton e poi immortalate con la fotocamera (un cactus pieno di occhi), in altre ancora sembra esserci un lavoro di ritocco con pittura. Si possono riconoscere alcuni personaggi cari ai fan di Tim, primo fra tutti Jack Skellington, ma subito capiamo una cosa: non è il Burton regista il protagonista della prima parte del nostro percorso, bensì il ‘Burton alternativo’, l’artista completo che si esprime con ogni mezzo a sua disposizione. Proseguiamo con dipinti su vetro, retroilluminati, e con sculture bizzarre e intriganti, ma siamo solo all’inizio.

Burton Begins

Il secondo ambiente è illuminato e ci introduce a una vastissima collezione di schizzi, disegni, pitture realizzate da Burton, non solo per i suoi progetti cinematografici, ma anche semplicemente per il gusto di farli. Ci sono frasi tratte da sue interviste: “A un certo punto - dice - non mi interessava più domandarmi se i miei disegni piacessero agli altri, o se riuscissi davvero a rappresentare delle forme umane. Mi interessava solo il piacere di realizzarli”. E si vede. Alcuni sono pregevoli, il tratto è molto discontinuo e anche le tecniche usate sono le più varie, dall’acquerello - quello che rende meglio, secondo noi - ai colori a olio. In alcuni casi il nostro si prodiga in veri e propri giochi umoristici di parole e immagini. In questa porzione possiamo anche ammirare alcuni estratti dalla serie animata Stainboy, realizzata da Burton nel 2000 sulla base di alcune sue poesie, con tanto di modellini e schizzi preparatori. Altra chicca sono il videoclip realizzato per un pezzo dei The Killers, Bones, molto ispirato al film Gli Argonauti, e un paio di spot pubblicitari basati su Biancaneve e Matrix, in cui l’autorialità di Burton emerge fortemente nonostante l’intento commerciale del prodotto, così come un brevissimo short d’animazione a passo uno realizzato a soli sedici anni, per un’esercitazione al liceo.

Origins

Infine, giungiamo alla sezione che colpirà di più i ‘sentimentali’, quella che, se stessimo parlando di un film di supereroi, sarebbe la ‘storie delle origini’. Chi era Tim Burton prima di diventare Tim Burton? Chi era il ragazzo che cresceva a Burbank sognando di diventare animatore? Forse sarà solo una nota di colore sapere che aveva partecipato con successo a molti concorsi scolastici di grafica e fotografia, realizzando manifesti per la lotta ecologista o per eventi legati alla banda locale dei vigili del fuoco, ma certo non si può restare indifferenti di fronte al primo vero e proprio film d’animazione mai realizzato dal regista, usando action-figures di cavernicoli e dinosauri di gomma, nella giungla preistorica del...giardino di casa. E ancora, il primo libro illustrato inviato alla Disney per proporre la pubblicazione - e parliamo delle tavole originali, realizzate a colpi di pennarello - con tanto di lettera scritta a mano in cui il ‘piccolo Tim’, con tono umile ma entusiasta, chiedeva attenzioni per il suo lavoro. La risposta sarà negativa, ma incoraggiante.

IT’S A LONG WAY TO THE TOP (If you wanna rock n’ roll)

Il tutto ci permette davvero di comprendere cosa c’è dietro a un grande regista e, in generale, a un grande artista. Il genio, certo, che nel caso di Burton è innegabile. Ma anche tanta tenacia, pazienza, capacità di incassare i rifiuti e prendere porte in faccia senza mai mollare il proprio obiettivo, la voglia di sognare e far sognare. Qualche anno dopo troviamo Burton finalmente integrato nel sistema, alle prese con master di animazione frequentati proprio in casa Disney, dove lavorerà a molti progetti sia come cartoonist che come artista di concetto, tra cui Taron e la Pentola Magica, anche se poi i suoi spunti non verranno usati per la versione finale. Lo stile di disegno si è affinato ora ed è più riconoscibile, standardizzato e professionale, anche se certo molto meno personale. Tuttavia, oltre al cortometraggio in stop motion Vincent, tutto sommato conosciuto, in questa sezione la bizzarrìa da tenere d’occhio è un filmato televisivo ispirato alla fiaba di Hansel & Gretel, rarissimo in quando andato in onda una sola volta, di cui Burton ha seguito tutta la lavorazione, dagli storyboard - presenti - fino alla regia. La storia è narrata da Vincent Price - che poi avrebbe interpretato poi il creatore di Edward Mani di Forbice - e gli attori, calati in uno scenario che sembra una casa giocattolo, hanno tutti i tratti orientali. Nel frattempo possiamo ammirare anche i modelli in stop motion usati per La sposa cadavere, ottimamente esposti in vetrina.

The future is now

Ed eccoci giunti al ‘presente’, al Burton regista affermato e realizzato. Una serie di schizzi inediti per i due Batman - tra cui spiccano i concept del Joker, graficamente potenti e coloratissimi - ci introducono alla parte ‘reliquie’, aperta proprio dall’uomo pipistrello e da varie versioni della sua maschera. Riconosciamo poi il golfino d’angora da Ed Wood, le lame e il costume di Edward mani di forbice (e pensiamo che, se Johnny Depp è entrato in quel piccolissimo modello, dev’essere veramente un tipo magro e minuto), la testa decapitata di Jack Nicholson da Mars Attacks!, qualche bambolotto da La fabbrica di Cioccolato, il ‘fantasma zucca’ da Sleepy Hollow. A chiudere, quello che dovrebbe essere l’evento assoluto della mostra, le tavole preparatorie per Dark Shadows, in uscita l’11 maggio, si rivela un po’ deludente. Sono solo un paio di schizzi che ritraggono il personaggio del vampiro Barnabas Collins, interpretato proprio da Depp, attore feticcio del regista. Ma poco importa: il percorso nel mondo visionario ed eccentrico di Burton è stato ampiamente soddisfacente, e l’acquolina in bocca per questo nuovo film, tratto da una celebre serie tv, ce l’abbiamo comunque.

Conclusioni

Se vogliamo sottolineare una mancanza, si parla poco di Frankenweenie, mediometraggio del 1984 che avrà a breve un remake animato, in 3D e in bianco e nero. Ma nessuno è perfetto e poi la perfezione non si addice a Burton, che è invece da sempre attento proprio ai diversi, agli imperfetti e agli anormali. L’uscita, naturalmente, passa per il negozio di souvenir, dove si può ammirare ed eventualmente acquistare l’appetitoso libro-catalogo The Art of Tim Burton, sia in edizione normale (circa 70 euro) che in edizione limitata e firmata, con litografia (intorno ai 200).

Una mostra non lunghissima, ma ricca e intensa, con un percorso coerente che lascia davvero intravvedere, oltre al genio poliedrico di Burton -che tutti conosciamo- anche la sua tenacia e la sua determinazione. Le chicche non mancano, e i veri fan del regista di Burbank dovrebbero proprio fare un salto a Parigi per conoscere aspetti inediti della sua arte. Ma attenzione, le memorabilia dai film sono poche, e il tutto si basa più sul Burton pittore/realizzatore che sul filmmaker, quindi preparatevi a un’interessante esperienza di analisi più che a una ‘fan session’ da museo.