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Thor: il supereroe “divino” della Marvel, tra fumetto e cinema

Da cinque anni il dio del tuono è uno degli eroi più popolari al cinema, grazie al Marvel Cinematic Universe. Ecco qualche informazione fondamentale.

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C'ha provato Sam Raimi nei primi anni Novanta, con l'approvazione di Stan Lee in persona. Successivamente sono stati presi in considerazione, con approcci più o meno tangibili, David S. Goyer, Matthew Vaughn e Guillermo del Toro. Tutti attratti dall'idea di portare al cinema Thor, la divinità nordica trasformata in supereroe dalla Marvel Comics. Un processo lungo e faticoso di transizione dalla carta allo schermo (si parlò anche di un adattamento televisivo, con protagonista Tyler Mane, già interprete di Sabretooth nel primo X-Men), finalmente portato a termine nel 2011 con l'uscita del suo primo lungometraggio personale, diretto da Kenneth Branagh. Una sfida vinta da un cineasta capace di capire i punti di forza di un personaggio non facile da utilizzare, soprattutto in un contesto come quello del Marvel Cinematic Universe, dove l'eroe divino deve interagire con personaggi più "terra terra" come Iron Man e Captain America. Ma chi è questo guerriero nordico che da oltre cinquant'anni è un caposaldo del mondo Marvel? Proviamo a conoscerlo un po' meglio.

Viaggio nel mistero

Thor ha debuttato nell'estate del 1962 nel numero 83 del mensile Journey into Mystery, firmato da Stan Lee e Jack Kirby. Per insegnargli un po' d'umiltà, suo padre Odino lo esilia sulla Terra, senza ricordi della sua natura divina, nel corpo di un medico zoppo di nome Donald Blake (assente nei film, salvo una menzione come ex di Jane Foster). Successivamente riacquista la memoria e si trova coinvolto in conflitti su due fronti: da un lato, come membro dei Vendicatori, deve vedersela con avversari quali i Kree e gli Skrull; dall'altro, in quanto erede al trono di Asgard, deve affrontare non solo diversi avversari di Odino come Surtur e Malekith, ma anche i complotti del fratellastro Loki. Questo rapporto complicato tra i due fratelli è spesso l'anima morale e filosofica della testata, così come i frequenti disaccordi tra Thor e il padre, che durante la gestione di Dan Jurgens (autore de La morte di Superman) priva il figlio dell'immortalità e lo lascia in fin di vita, indispettito dalla propensione di Thor a preferire la sua vita terrestre ai doveri asgardiani. Nel corso degli anni le avventure del dio del tuono, che nel 1966 è diventato il protagonista assoluto di Journey into Mystery, ribattezzato appunto Thor, sono state gestite da alcune delle firme maggiori del fumetto statunitense: John Buscema, Len Wein, Gerry Conway, Roy Thomas, Walt Simonson (il cui ciclo è considerato quello definitivo da molti critici e lettori) e, dal 2007 al 2009, J. Michael Straczynski, che ha anche partecipato al soggetto del film di Branagh.

Un eroe cosmico

Come abbiamo detto in apertura, portare sullo schermo il mondo di Thor non è stata un'impresa facile, anche a causa di una certa indecisione sul contenuto nelle prime fasi della produzione: pare che la stessa Marvel - o la proprietaria Disney - preferisse un lungometraggio ambientato durante il Medioevo (e l'approccio di Vaughn fu descritto dallo stesso cineasta come "Il gladiatore in salsa asgardiana"), mentre Branagh, fan della prima ora del personaggio, insistette affinché la maggior parte del primo film si svolgesse sul nostro pianeta, poiché una percentuale non indifferente del carisma del personaggio è legato alle sue interazioni con gli umani (un aspetto che l'interprete Chris Hemsworth incarna alla perfezione). Il regista, sfruttando la propria lunga esperienza con i testi del Bardo, ha anche saputo rendere con il giusto mix di solennità e pathos la connotazione shakespeariana dei rapporti di potere su Asgard, trasformando Loki (Tom Hiddleston) in un ottimo villain tragico e accantonando quello che rischiava di rendere ridicolo il progetto, in particolare la parlata "all'antica" delle divinità scandinave, che nei fumetti si esprimono con termini a dir poco desueti (e vengono regolarmente presi in giro per quel motivo). Anche se chiamarle "divinità" nel contesto cinematografico è errato: per far coesistere in modo più credibile Thor e gli altri Avengers, gli asgardiani sono considerati una razza aliena talmente evoluta che, in occasione del primo contatto con la Terra, furono ritenuti divini. In mano a Branagh questo equilibrio tra umano e "divino" genera risultati discreti, ponendo le basi per una una buona integrazione del personaggio nella dinamica di gruppo di The Avengers.

Tutti insieme violentemente

Costretto a rimanere su Asgard dopo la distruzione del Bifrost (il ponte che lega il mondo "nordico" agli altri otto regni), Thor non torna sulla Terra per un anno. A farlo scendere nuovamente in campo, complice un metodo alternativo usato da Odino, è il ritorno in scena di Loki, impossessatosi del Tesseract, un oggetto cosmico con cui intende conquistare il nostro mondo. La collaborazione con gli altri eroi non va inizialmente per il verso giusto, a causa dell'arroganza di Thor e della sua scarsa dimestichezza con i comportamenti umani, ma alla fine la squadra funziona mediamente bene. Questo equilibrio viene poi sconvolto in Avengers: Age of Ultron, dove influenze esterne mettono alla prova l'amicizia fra i vari membri del gruppo. In questa occasione Thor scopre anche che diverse Gemme dell'Infinito sono state trovate in rapida successione, e decide di tornare su Asgard a lungo termine per indagare su questo. In teoria è qui che lo ritroveremo in Thor: Ragnarok, dove verrà chiusa anche un'altra storyline molto importante per il Marvel Cinematic Universe.

Fratello, dove sei?

Tra le due avventure di gruppo il nostro eroe è tornato a casa per assicurare Loki alla giustizia. I due fratelli sono però costretti ad accantonare le loro divergenze per difendere Asgard - e l'universo intero - dall'assalto di Malekith, antagonista di Thor: The Dark World. Il film di Alan Taylor è generalmente considerato uno dei più deboli dell'universo Marvel, per il villain poco interessante e l'uso eccessivo di una comicità parzialmente fuori luogo. Tra i pregi c'è l'esplorazione più approfondita - con la partecipazione di Joss Whedon in sede di scrittura - del rapporto fraterno fra Thor e Loki, destinato a generare complicazioni in Ragnarok poiché l'ingannatore, dopo aver finto la propria morte, ha preso il posto di Odino. Il terzo film, in uscita a fine ottobre, conterrà anche l'evoluzione di un altro rapporto non sempre roseo, quello fra Thor e... Hulk, costretto ad affrontarlo in stile gladiatoriale su un pianeta sconosciuto. E a giudicare dal primo trailer possiamo aspettarci una rimpatriata a base di botte e risate.

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