Speciale The equalizer e i vendicatori del grande schermo

In occasione dell'uscita in Home Video del bel film di Antoine Fuqua diamo una spolverata a un genere che sta tornando in auge

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Qualcuno ricorda la serie televisiva The equalizer, che, con protagonista, tra il 1985 e il 1989, Edward Woodward, venne trasmessa in Italia con il titolo Un giustiziere a New York?
Regista, tra gli altri, dell’avvincente Attacco al potere - Olympus has fallen (2013) e di Training day (2001), Antoine Fuqua ne propone con The equalizer - Il vendicatore (2014) non solo una trasposizione cinematografica, ma anche e soprattutto una variante di colore utilizzando, al posto di Woodward, il Denzel Washington che conquistò il premio Oscar proprio grazie al secondo dei suoi film citati.
Un Denzel Washington che veste, quindi, i panni di Robert McCall, il quale, proprio quando crede di essersi lasciato alle spalle trascorsi torbidi per condurre una vita tranquilla, incontra Teri alias Chloë Grace Moretz, ragazza minacciata da una banda di feroci malavitosi russi che l’uomo, forte delle sue abilità da sempre messe al servizio di chi cerca riscatto e contro chi brutalizza gli indifesi, non intende certo lasciare continuare ad esercitare le proprie malefatte.

Denzel l'implacabile

Fornendo soltanto l’incipit di uno spettacolo che, una volta superata la presentazione dei diversi personaggi, si sbizzarrisce in un liberatorio massacro di cattivi a base di cavatappi, trapani e sparachiodi, riconfermando, come di consueto, la tendenza dell’autore di Shooter (2007) a non lasciare affatto a desiderare per quanto riguarda la ferocia delle uccisioni.
Man mano che i veterani Bill Pullman e Melissa Leo fanno la loro entrata in scena nei ruoli di Brian e Susan Plummer, nel corso di oltre centotrenta minuti di visione che Sony Pictures provvede a lanciare in home video, fornendo l’ottima occasione per poter rispolverare sul piccolo schermo casalingo il sentimento giustizialista post-11 Settembre, ma che, in realtà, sembra aver quasi sempre rappresentato uno degli ingredienti vincenti della Settima arte d’intrattenimento.

I cittadini si ribellano

Del resto, sebbene già il cinema western (soprattutto quello made in USA) avesse provveduto, quasi da sempre, ad affrontare la tematica, è impossibile negare che sia stato soprattutto in seguito al successo ottenuto da Il giustiziere della notte (1974) di Michael Winner che la celluloide ha cominciato a popolarsi di individui interessati a fare piazza pulita di esponenti della criminalità.
Il giustiziere della notte che, tratto da un romanzo di Brian Garfield e seguìto da quattro continuazioni realizzate tra il 1982 e il 1995 (soltanto le prime due dirette da Winner, mentre le ultime due rispettivamente firmate da Jack Lee Thompson e Allan A. Goldstein), ha trasformato Charles Bronson nel volto più noto tra gli ammazza-malviventi fai da te del cinema, impegnato di volta in volta a prendere la pistola (e non solo) per eliminare gli stupratori e uccisori delle mogli, delle figlie e figliastre e degli amici, oltre a spacciatori di droga e aggressori assortiti.
Un autentico classico contemporaneo sia alle prime “avventure di piombo” dell’eastwoodiano ispettore Callaghan che al simile Il cittadino si ribella (1974) di Enzo G. Castellari che, interpretato da Franco Nero, rientra marginalmente - come pure L’uomo della strada fa giustizia (1975) di Umberto Lenzi - nel filone del poliziottesco nostrano che regalò notorietà, tra gli altri, al Maurizio Merli di Roma violenta (1975) di Franco Martinelli (pseudonimo di Marino Girolami) e che venne generato da La polizia ringrazia (1972) di Steno, con Enrico Maria Salerno a caccia di una oscura associazione punisci-banditi.
Filone reazionario di cui fa parte anche il poco conosciuto No alla violenza (1977) di Tano Cimarosa e dal quale prende le distanze, invece, Un borghese piccolo piccolo (1977) di Mario Monicelli, pur concentrandosi su un Alberto Sordi intendo a vendicare la morte del figlio, avvenuta durante una rapina.
E, rimanendo in tema di giustizieri all’italiana, potremmo citare anche il Nino Manfredi de Il giocattolo (1979), diretto da Giuliano Montaldo; ma, approdando a tempi più recenti, non possiamo dimenticare Rabbia in pugno (2013) di Stefano Calvagna, con poliziotto campione di kickboxing alle prese con coloro che hanno causato la morte della compagna.

Giustizia a tutti i costi

Tornando ai successori del capostipite di Winner, ricordiamo La giustizia privata di un cittadino onesto (1974) di John Trent e Il giustiziere (1975) di Edward Dmytryk; il primo con l’indimenticabile Ernest Borgnine nella parte di un contadino che imprigiona e uccide nella sua fattoria tre delinquenti, il secondo riguardante un tecnico dei computer (George Kennedy) alla ricerca dei terroristi che gli hanno massacrato la famiglia a Napoli.
Anche America violenta (1973) di Daniel Vance si svolge in una fattoria, dove un soldato alcolizzato rientrato dal Vietnam fronteggia una fastidiosissima gang di biker; anticipando altre pellicole riguardanti reduci di guerra con il pallino delle maniere forti per “ripulire” il mondo, da Kobra force - Squadra giustizieri (1976) di Joe Tornatore a La guerra di Stryker (1987) di Josh Becker (1987), comprendente Sam”Spider-man”Raimi nel cast, passando per Exterminator (1980) di James Glickenhaus e il suo sequel Dominator (1984) di Mark Butzman.
Quest’ultimo rientrante nella sfilza di titoli che, soprattutto grazie alla presenza di forzuti big men del calibro di Sylvester Stallone ed Arnold Schwarzenegger, fecero parte del cosiddetto machismo reaganiano, tutt’altro che contrario alla politica del pugno duro.
Ma, senza dilungarci troppo, del periodo anni Ottanta menzioniamo soltanto Vigilante (1983) di William Lustig, con Robert Forster ex poliziotto unitosi ad una banda di individui propensi a risolvere a modo loro dove la legge non riesce, e Il vendicatore (1989) di Mark Goldblatt, ovvero la trasposizione - interpretata da Dolph Lundgren - del fumetto Marvel The punisher.
Fumetto da cui sono stati tratti anche The punisher (2004) di Jonathan Hensleigh e Punisher - Zona di guerra (2008) di Lexi Alexander; ormai rientranti nell’epoca che ci ha regalato il Vin Diesel de Il risolutore (2003) di F. Gary Gray, il Kevin Bacon di Death sentence (2007) di James Wan, lo Sean Bean di Outlaw (2007) di Nick Love e, soprattutto, il Liam Neeson di Io vi troverò (2008) e dei suoi due sequel.
E, per chi i giustizieri li preferisce con il volto di donna, segnaliamo L’angelo della vendetta (1981) di Abel Ferrara, Coraggio... fatti ammazzare (1983) di Clint Eastwood, L’angelo con la pistola (1992) di Damiano Damiani, Dirty weekend, sporco weekend (1993) del succitato Winner, il rozzissimo Charlie’s death wish (2005) di Jeff Leroy, Il buio nell’anima (2007) di Neil Jordan e Angel of vengeance (1987) di Ted V. Mikels... ma stiamo già sconfinando nel territorio del rape & revenge.

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