Speciale The B-Movieye-Dagli zombi subacquei alla follia di Klaus Kinski

Zombi, omicidi ed esperimenti folli

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Proprio nel corso della precedente puntata di questo nostro spazio dedicato alla mitica produzione cinematografica spesso ingiustamente definita di serie B, grazie a Il sangue delle vergini di Emilio Vieyra e Le mani dell'altro di Edmond T. Gréville c'era stato modo di parlare di Sinister Film, etichetta distribuita da CG Home Video particolarmente interessata a diffondere su supporto digitale noir, fantafilm e lungometraggi dell'orrore realizzati per lo più nei decenni che precedettero gli anni Settanta.
Considerando il suo vasto catalogo digitale in continua espansione, sempre più ricco di vecchi vampiri, morti viventi e psicopatici assortiti, non potevamo fare a meno di tornare a occuparcene di nuovo; approfittando di dare anche una sbirciata alle recenti uscite targate CineKult, il cui principale interesse consiste nel recuperare cult, classici e, in ogni caso, lavori fino a oggi rari del cinema bis nostrano.
Ricordiamo che si tratta di un'altra distribuzione CG Home Video di cui abbiamo precedentemente parlato all'interno di questa rubrica (fu in occasione di Nelle pieghe della carne di Sergio Bergonzelli e Occhi dalle stelle di Mario Gariazzo) e che a curarla è la rivista Nocturno, specializzata in cinema di genere (e non solo).

Una jena in cassaforte

Altro interessante titolo recuperato dal dimenticatoio da CineKult è Una jena in cassaforte, diretto nel 1968 con innovativo e atipico gusto pop dal milanese Cesare Canevari.
Trattasi di un gioco al massacro ambientato all’interno di una villa in cui, mesi dopo una rapina in una banca, si riuniscono gli autori del colpo, ognuno in possesso di una chiave della cassaforte contenente i diamanti, per spartirsi il bottino.
Con sezione extra rappresentata da trailer, galleria fotografica e, soprattutto, un’intervista di 49 minuti al regista, la giornalista Adriana Morlacchi, l’organizzatore Ninì Della Misericordia, il giornalista e critico cinematografico Diego Pisati e Sandro Pizzochero, che interpretò il film sotto lo pseudonimo di Alex Morrison.

Il segreto di Mora Tau

Cominciamo con questa autentica rarità targata Sinister Film che, risalente al 1957, porta la firma di quel genio sottovalutato della Settima arte che corrisponde al nome di Edward L. Cahn, capace di anticipare sia le pellicole alla Alien che i living dead di George A. Romero con lavori quali Il mostro dell'astronave e Assalto dallo spazio.
Anche in questo caso, infatti, con un gruppo di americani che, sbarcati nella località africana del titolo, tentano di recuperare i diamanti che affondarono insieme alla nave Susan B, alla cui guardia si trova l'equipaggio trasformato in zombi da una maledizione, ci troviamo dinanzi a uno spettacolo di celluloide - splendidamente girato in bianco e nero - che arriva molti anni prima rispetto ai moderni morti viventi cinematografici lanciati dal citato autore di Zombi.
Ma, ancor prima dei suoi cadaveri a passeggio, a essere anticipati sono quelli di Lucio Fulci, in quanto Cahn introduce affascinanti zombi subacquei dai quali è evidentemente derivato il ritornante che in Zombi 2, ventidue anni dopo, si scontrò con uno squalo.
Senza contare il fatto che non si può fare a meno di pensare che a essere influenzati da questo gioiello, in fin dei conti pellicola avventurosa con tematica fanta-horror annessa (molto suggestivi momenti come quelli che vedono i mostri uscire dalle casse o emergere dall'acqua), siano stati anche il John Carpenter di Fog e il Ken Wiederhorn de L'occhio nel triangolo.
Con trailer e presentazione di Luigi Cozzi a rappresentarne i contenuti speciali.

Gli orrori del museo nero

Trailer cinematografico e introduzione di Luigi Cozzi - che parla soprattutto del produttore e sceneggiatore Herman Cohen - anche nel disco di questo thriller in salsa horror firmato nel 1959 da Arthur Crabtree.
Il compianto Michael Gough, ovvero l'Alfred dei quattro Batman diretti da Tim Burton e Joel Schumacher, veste i panni di un noto scrittore di romanzi dell'orrore e caustico pubblicista che accusa un ispettore di Scotland Yard di essere incapace di venire a capo della lunga serie di morti che da tempo getta Londra nel terrore; senza far sospettare a nessuno che sia egli stesso a istigare gli omicidi. Infatti, li fa commettere al suo assistente, occasionalmente ridotto a pseudo-zombi al suo servizio.
Quindi, immersa in una splendida fotografia atta a valorizzare la ricca varietà cromatica di scenografie e costumi, una vicenda che, puntando in particolar modo sull'ottima prova del protagonista, si costruisce in un certo senso nel modo in cui, quasi due decenni dopo, avrebbero fatto i numerosi titoli appartenenti al filone slasher, basato su una sequela di violente uccisioni ai danni di un gruppo di persone in uno spazio più o meno chiuso.
Anche se, in fin dei conti, siamo più dalle parti di una rilettura del mito stevensoniano de Il dottor Jekyll e Mr. Hyde.

Le amanti del mostro

Ma, ancor più vicino al citato mito stevensoniano è il brillante medico interpretato da Klaus Kinski in questo Le amanti del mostro, firmato nel 1974 dal Sergio Garrone che, fratello del noto attore Riccardo (il San Pietro degli spot pubblicitari della Lavazza, per intenderci), troviamo anche intervistato - per ben diciannove minuti - nella sezione extra del dvd distribuito da CineKult.
Brillante medico impossibilitato a consumare il matrimonio perché affetto da impotenza e che, rinvenuti casualmente gli appunti di uno scienziato riguardanti una procedura volta a svelare i segreti della vita e della morte, decide di attuare l'esperimento, ritrovandosi trasformato, però, in una sorta di mostro omicida.
E, come c'era da aspettarsi, è sulla prova del mai disprezzabile, folle protagonista di Nosferatu-Principe della notte di Werner Herzog che si regge principalmente l'intera operazione; accompagnata da una gradevole colonna sonora a firma di Stefano Liberati ed Elio Maestosi praticamente identica a quella realizzata da Paolo Buonvino per il mucciniano L'ultimo bacio, uscito ventisette anni dopo.
Con immancabili nudi femminili e qualche accenno di rozzo splatter.

La mano che nutre la morte

Chi conosce bene Sergio Garrone, però, sa benissimo che la sua particolarità, al fine di fare di necessità virtù, è soprattutto quella di concepire contemporaneamente due film, con stesso cast e stesse ambientazioni.
Quindi, in questa pellicola girata insieme a Le amanti del mostro, abbiamo di nuovo in scena Klaus Kinski, ora nei panni di scienziato interessato a restituire la bellezza alla moglie, rimasta sfigurata in un incendio, tramite il trapianto della pelle di giovani donne.
Un soggetto sicuramente debitore sia nei confronti di quello su cui, nel 1960, venne costruito il capolavoro d'oltralpe Occhi senza volto di Georges Franju, sia di quello alla base di tanti lavori firmati dal trasher spagnolo Jess Franco (citiamo solo Il diabolico dottor Satana).
Mentre, rispetto a Le amanti del mostro, non solo la narrazione è decisamente più lenta, ma ad essere privilegiati sono i momenti sanguinolenti, rappresentati dalle cruente operazioni chirurgiche realizzate da Carlo Rambaldi.
Anche se Garrone, intervistato pure negli extra del dvd CineKult insieme al nocturniano Roger A. Fratter, si mostra capace di concretizzare una atmosfera rarefatta e decadente destinata ad avvolgere perfino le sequenze di sesso saffico (ingrediente quasi mai assente nell'exploitation nostrana degli anni Settanta).