Speciale The B-Movieye - CGHV dalla B alla B!

Il giovane Stallone, Montagnani e mostruosità assortite in dvd

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A quasi un anno dall'inaugurazione di questa rubrica incentrata sulla tanto vasta quanto bizzarra giugla dei b-movie che affollano il mercato dell'home video digitale italiano, è giunto forse il momento di gettare uno sguardo su quanto trattato, per capire quali prodotti bisognerà ancora trattare.
Abbiamo parlato degli animali giganti della Asylum, dei kaiju eiga, ovvero i film di mostri giapponesi, dei poliziotteschi e horror nostrani, della fantascienza in tutte le salse e, addirittura, degli omnibus targati Amicus.
Un anno che, tra le varie label, ha visto spesso protagonista il ricchissimo catalogo CGHV, il quale, grazie alle sue diverse etichette spazianti da Pulp Video a CineKult, passando per Sinister Film, ci ha consentito di poter godere di vecchie mostruosità in bianco e nero che credevamo perdute, di storie sexy finite da troppo tempo nel dimenticatoio e, addirittura, delle prime performance di un giovanissimo Sylvester Stallone pre-Rocky.
Tutti argomenti che torniamo ad affrontare in questa nuova puntata che, in un certo senso celebrativa nei confronti del citato marchio, abbiamo realizzato proprio selezionando titoli da riscoprire all'interno di ognuna delle sue etichette.

La rivolta di Frankenstein

Pulp Video recupera anche il terzo capitolo della saga Hammer riguardante il mostro di Frankenstein, che, diretto nel 1964 da Freddie Francis, va ad inserirsi narrativamente e cronologicamente tra La vendetta di Frankenstein e La maledizione dei Frankenstein, entrambi di Terence Fisher.
A partire dal look della creatura, un capitolo che guarda molto alla vecchia tradizione Universal del Frankenstein karloffiano, con il barone incarnato dal grandissimo Peter Cushing che, tornato insieme a un assistente al castello di famiglia a Karlstaad, viene condotto da una ragazza sordomuta in una caverna dove, conservato nel ghiaccio, giace il mostro.
Ovviamente, tra atmosfere cupe ed abbondanza di ombre e contrasti, ne consegue prima la sua resurrezione per mano del dottore, poi una serie di assassinii che compie sotto la spinta di un ipnotizzatore.
Trailer, manifesti e still gallery quali extra del disco.

Happy days - La banda dei fiori di pesco

E partiamo proprio da un altro dei primi lavori rientranti nella filmografia del John Rambo del grande schermo.
Diretto nel 1972 da Martin Davidson e Stephen Verona, ma approdato nelle sale cinematografiche soltanto due anni dopo, trattasi di circa ottanta minuti di visione (non novantuno come riportato sulla fascetta del dvd) incentrati sulla banda di quattro sfrontati ribelli nella Brooklyn degli anni Cinquanta: Stanley, ovvero Stallone, Chico, interpretato dal Perry King in seguito divenuto noto con il telefilm d'azione Riptide, Wimpy, con il volto del compianto Paul Mace e Fonzie, con quello di Henry Winkler.
Del resto, sia il titolo italiano del film (che in originale è The lord's of Flatbush) che il nome attribuito al personaggio di quest'ultimo (nella versione originale chiamato Butchey), altro non sono che trovate della distribuzione nostrana per far credere che la pellicola avesse un legame con la famosissima serie televisiva che vide nel cast lo stesso Winkler e un giovane Ron Howard.
Invece, nient'altro che una vicenda a base di risse, avventure amorose e responsabilità da prendere che, soprattutto per quanto riguarda il look del quartetto con giubbotti di pelle e capelli ingelatinati, sembra anticipare sotto certi aspetti successivi lungometraggi come Grease-Brillantina di Randal Kleiser e The wanderers-I nuovi guerrieri di Philip Kaufman, rispettivamente datati 1978 e 1979.

Il mostro dei cieli

Ma, se parliamo di anni Cinquanta, non possiamo fare a meno di affrontare uno dei filoni maggiormente significativi per la produzione di serie b americana del periodo: la fantascienza riguardante i mostri giganti, spesso metaforica incarnazione del "pericolo" comunista.
E lo facciamo con quest'operina lanciata su disco da Sinister che, girata in bianco e nero, nel 1957, dal Fred F. Sears responsabile l'anno precedente del licantropico Il mostro della California, presenta tutte le carte in regola per poter essere annoverata tra le sicure anticipatrici dei prodotti sfornati dalla succitata Asylum circa cinque decenni dopo.
Infatti, i risibili effetti speciali relativi alla creatura protagonista, variante alata di King Kong e Godzilla immune alle armi dell'esercito grazie a una sorta di schermo antimateria che la circonda, fanno sì che i circa settantacinque minuti visione rientrino nella categoria del "brutto ma divertente". Ovvero di quel trash su celluloide che, paradossalmente, anziché spingere lo spettatore ad abbandonare la fruizione, lo convince a rimanere seduto attraverso uno spettacolo talmente ridicolo da risultare piacevole in fatto di intrattenimento.
Con immancabile introduzione di Luigi Cozzi nella sezione extra, insieme a galleria fotografica e trailer originale.

L'incredibile viaggio nel continente perduto

E rimaniamo sempre in ambito di mostruosità dalle non indifferenti dimensioni con Pulp Video, che riscopre questa trasposizione di produzione spagnola di Viaggio al centro della Terra risalente al 1978.
Ne è protagonista il professor Lindenbrook, il quale, con le fattezze di Kenneth More, segue le tracce di un esploratore scomparso e si cala all'interno di un cratere e attraverso un labirinto di grotte e cunicoli, raggiungendo un'immensa cavità illuminata dall'energia che il centro della Terra sprigiona.
Quindi, in mezzo ad animali preistorici e meraviglie assortite, abbiamo, tra l'altro, tartarughe giganti e un grosso scimmione proto-King Kong; mentre la regia appare piuttosto classica, in fin dei conti non troppo distante da quella che, diciannove anni prima, caratterizzò l'arcinoto Viaggio al centro della Terra firmato da Henry Levin.
Dimostrazione di come, al di là degli evidenti effetti speciali economici, il qui regista Juan Piquer Simón, in seguito autore anche di splatter del calibro di Pieces e Slugs-Vortice d'orrore, fosse uno di quegli artigiani capaci di confezionare dignitosi lungometraggi con budget ristretti. Artigiani che non ci sono più... lui compreso, scomparso nel 2011.

Scusi lei è normale?

Ci spostiamo, infine, in zona CineKult con una commedia nostrana firmata nel 1979 da Umberto Lenzi, noto soprattutto nell'ambito dell'horror e del poliziottesco (non per nulla, la sua lunga filmografia include Roma a mano armata e Incubo sulla città contaminata).
Con un plot che sembra guardare molto al sordiano Il moralista e in parte a La pretora, interpretato tre anni prima da Edwige Fenech, abbiamo Renzo Montagnani nei panni di un pretore di Spoleto che, censore severissimo di tutto ciò che ha a che fare con il sesso, ignora che suo nipote, incarnato da Ray Lovelock, non solo conviva insieme a un travestito Enzo Cerusico, ma pare abbia preso una sbandata proprio per l'attrice di fotoromanzi sexy che lui sta cercando in tutti i modi di far arrestare.
Ed è Anna Maria Rizzoli a concedere anima e, soprattutto, corpo a quest'ultima, ovviamente destinata a fornire buona parte delle nudità richieste dal filone in voga ai tempi dell'uscita in sala della pellicola, comprendente nel cast anche Aldo Maccione nel ruolo di un commissario.
Con trailer, galleria fotografica e intervista di sedici minuti a Lovelock quali contenuti speciali, quindi, quasi un'ora e mezza di visione che sembra strizzare l'occhio anche a Il vizietto, mentre Montagnani provvede a regalarci l'ennesimo esempio di divertente personaggio ipocrita abitante nello stivale del globo.